Acqua, donna, luna: sculture di poesia

giugno 24, 2017

 

 

PIEDIMONTE ETNEO – Un po’ d’arte siciliana si specchia sulle acque del lago d’Iseo, grazie allo scultore Filippo Andronico, una cui opera è stata selezionata e posizionata sulle sponde del lago lombardo. L’opera dell’artista messinese, stabilitosi a Piedimonte Etneo, collocata recentemente sul lungolago delle Ninfee -Lago d’Iseo e Franciacorta comune di Paratico (BS) è stata realizzata in pietra arenaria delle cave di Paratico nell’ambito della 13a Rassegna Biennale d’arte Internazionale di scultura “Scolpire in Piazza” – Giugno 2016 che aveva per tema ‘Acqua, donna, luna’. La scultura è stata Selezionata da un’apposita commissione tra 50 artisti partecipanti. Questa edizione ha voluto rendere omaggio al lago, che in contemporanea ha visto la realizzazione del progetto ‘The Floating Piers’ dell’artista Christo. Migliaia di visitatori hanno potuto assistere alla realizzazione dell’opera che adesso risiede sul lungolago specchiandosi nelle limpide acque al chiaro di luna. Pittore e scultore, Filippo Andronico, artista messinese di nascita, si è stabilito, per amore, da qualche anno Piedimonte Etneo, dove vive e opera muovendosi però inquieto tra i suoi due regni, lo studio d’arte di Messina e lo studio d’arte di Roccalumera: l’isola felice dell’artista, dove tre sue splendide sculture dominano il lungomare. Fin da ragazzo dimostra una irresistibile attrazione per l’arte e una forte vocazione per la creazione artistica. Nel1976 lascia gli studi universitari e inizia studi di disegno e pittura. Dal 1977, si dedica totalmente alla pittura e alla scultura, in cui impiega pienamente la sua esistenza. Da allora, un’intensa attività artistica lo ha visto presente nelle più importanti città europee: a partire dalla prima personale del 1979 – a Taormina – la sua opera è conosciuta a Parigi (1985), a Stoccarda (1987) e a Milano dove dal 1989 ha vissuto e lavorato fino al ’97, quando – annoiato e stanco dell’estetica metropolitana – si è trasferito a Firenze. Il ’92 è l’anno di due importanti personali nazionali volute dalla Provincia a Messina e dalla Soprintendenza per i beni artistici e storici a Mantova. Il periodo fiorentino è vivace e florido, ma non resiste al richiamo della sua terra e, dopo aver ricevuto il riconoscimento di “artista dell’anno” nell’ambito della prima mostra internazionale d’arte moderna e contemporanea di Taormina nel 1999, decide di rientrare a Messina nel 2000, allacciaando rapporti con Caldwell Snyder Gallery di San Francisco e di New York. Un’intensa attività espositiva lo ha visto presente nelle più importanti città europee: Taormina, Parigi, Stoccarda, Milano, Mantova, Firenze e Messina. Hanno scritto di lui: Lucio Barbera, Giuliano Serafini, Toti Carpentieri, Renzo Margonari, Gilberto Zacchè, Benvenuto Guerra, Maria Teresa Prestigiacomo, Caterina Lo Presti, Maria Rosaria Gallo, Angelo Gaccione ed altri autorevoli critici.
Mario Pafumi

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