Angelino Alfano rinuncia a tutto, cioè a nulla

dicembre 6, 2017

 

Daniele Lo Porto

CATANIA – Lo hanno definito

un poltronista per tutte le stagioni (politiche)

Ieri cavalier servente di Silvio Berlusconi, bisognoso di legge ad personam, poi fedelissimo di Matteo Renzi, che ha inseguito a sinistra con un paradosso linquistico-politico del partitino per pochi intimi, il Nuovo centro destra, poi trasformatosi, mentre l’emorragia di aderenti era in corso, in Alternativa popolare, un’altra camaleontica denominazione, che poteva andare bene per tutte le occasioni di governo: a Roma con il centrosinistra, a Palermo con il centrodestra. Sì, perché il pendolante Angelino aveva trovato la quadra della sua dimensione politica perennemente in equilibrio stabilmente instabile. Si era proposto nella corsa alla Regione sia a Fabrizio Micari (che se lo ricorda più?) che a Nello Musumeci, non dopo aver offerto un altro uomo buono per tutte le stagioni, quel Giovanni La Via, presentabilissimo candidato firrarelliano da una vita, candidato governatore, a suo dire, ideale per qualsiasi schieramento. C’est la politique…

Ma tanto iperattivismo non ha portato bene agli Angelino Boys

Alternativa popolare non sarà rappresentata a Palazzo dei normanni, nonostante siano scesi in campo per la campagna elettorale ministri, sottosegretari, grand commis, caporali, ominicchi e quaraquà. Non si è superato lo sbarramento del 5%, quota minima di consensi per poter dire di esistere. E, probabilmente, l’ineffabile Angelino, ha immaginato che alle politiche della prossima primavera non si arriverà neanche al 3%, visto che il “si salvi chi può” è già una fuga di massa e la litigiosa direzione nazionale non riesce a decidere, ma solo a rinviare la decisione se correre a sinistra, saltellare a destra (ammesso che il figliol prodigo venga accettato) o zoppicare da soli. ed ecco, quindi, la grande rinuncia a tutto, cioè a niente.

Angelino Alfano non si candiderà alle prossime elezioni

Lo ha detto il ministro degli Esteri, e leader di Alternativa popolare, nel corso di Porta a Porta. “Voglio cosi dimostrare che quanto ho fatto in questo anni è stato dettato da sincera convinzione, e non da convenienza”, ha dichiarato. “Dal 5 marzo, se si voterà il 4 marzo perché la data la stabilisce il presidente della Repubblica, non sarò né ministro né deputato”, ha aggiunto Alfano, sottolineando di aver subito “attacchi ingiusti” da chi lo ha definito legato alle poltrone. Alfano ha aggiunto: “Ho sempre detto che se non ci fossimo stati noi a portare sulle nostre gracili spalle di un partito del 4,4 per cento alle europee la settima potenza del mondo, questa settima potenza non avrebbe conosciuto la crescita e saremmo ancora in recessione. E tutto sarebbe andato il peggio possibile. Oggi è il momento di dirlo con un gesto e di dirlo con grande chiarezza”.  Lasciata da parte la questione della legge sullo Ius soli, che secondo Alfano non ha possibilità di essere approvata perché “non spira un vento favorevole”.

Chi lo seguirà in cotanta generosa decisione (rinunciare a tutto, cioè al nulla del dopo elezioni) tra i suoi “colonnelli” e “caporali” siciliani?

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