La Buona scuola e la Scuola dei furbi

agosto 25, 2017

 

 

C’era una volta, nel paese di “Italiandia”, un giovane che era il più buono di tutti, il più bravo di tutti, anche se non il più bello . Il suo sogno era sostituire gli anziani del consiglio per poter finalmente governare la nazione, allontanando la corruzione, il malaffare, il clientelismo. Riuscì nell’intento di sostituirsi agli anziani ma non s’introdusse nel palazzo del governo dalla porta principale, come è giusto che accada, acclamato dal popolo, lui entrò dall’ingresso secondario, quello di servizio .
Da quel momento in poi, fu un periodo di grandi trasformazioni per il paese. Egli riformò il lavoro, la sanità e la scuola pubblica. Volle riformare la Costituzione ma questa gli fu fatale e così a metà del suo mandato, fu costretto ad abdicare in favore dell’amico “gentile”. Il suo regno fu breve, ma nonostante tutto, riuscì a dare un’impronta indelebile del suo passaggio, all’intero paese. Tutti si ricordano ancora di lui …
Rubava ai ricchi per dare ai poveri, assumeva precari ventennali e con le sue pillole di saggezza infondeva coraggio e ottimismo nei sudditi , inoltre, faceva crescere il PIL e non solo quello …
Se siete persone che credono alle fiabe, penso che questa versione vi possa soddisfare, se invece, come me, avete smesso , da tempo , di credere al principe azzurro che in sella al suo cavallo bianco uccide il drago e libera la principessa chiusa nella torre del castello, allora vi consiglio di leggere ancora, poiché adesso vi racconto le cose come stanno veramente.
Nella Repubblica delle Banane la realtà è ben diversa.
Qui le persone continuano a fare salti mortali per arrivare a fine mese e c’è gente che non può nemmeno confidare in uno stipendio perché un lavoro non ce l’ha. Intanto continuano a chiederci di fare sacrifici e stringere la cinghia mentre loro continuano a spartirsi quel poco che è rimasto da spartire.
Nella Repubblica delle Banane, “il più buono e bravo di tutti” si fa promotore di una riforma della scuola che con un bel po’ di faccia tosta definisce “Buona“ come a dire che fino a prima del suo intervento, era mediocre, come se la scuola aspettasse lui per risolvere i problemi che oggettivamente vive da sempre, come per esempio quello dell’arruolamento e della stabilizzazione dei precari storici, che con tutte le storture del caso, mandano avanti la scuola italiana da decenni.
“Il più bello e bravo di tutti” ha un’idea geniale, una delle sue, una sorta di grande operazione di marketing, per evitare una mega multa dalla Corte Europea che ha ritenuto illegittimo l’uso reiterato dei contratti a tempo determinato per i precari della scuola, ha pensato bene di annunciare l’assunzione di più di 150 mila insegnanti che , in realtà dovevano essere molti di più e che di fatto sono stati molti di meno dei 150 mila propagandati all’inizio.
Solo che “il più bello e bravo di tutti”, seguito fedelmente dalla sua corte di mestieranti politici discutibili, commette una serie di errori di sottovalutazione del problema :
– Non si può gestire un’istituzione educativa come fosse un’azienda, i bambini, i ragazzi, i giovani, non sono numeri . Non ci sono perdite e profitti, nell’educazione si parla d’investimenti, poiché una società che non investe sulla scuola e sui giovani é destinata a fallire.
– Non si può promuovere una riforma della scuola senza ascoltare i pareri di chi la scuola la vive e la fa ogni giorno, cercando di superare le innumerevoli difficoltà di ordine pratico che la sua gestione comporta.
– Non si può procedere all’arruolamento di migliaia di docenti affidandosi ad una sorta di algoritmo che deciderà , senza chissà quale chiaro criterio, lo smistamento dei nuovi assunti in giro per tutta la penisola ; lasciando, spesso, quelli con punteggio minore praticamente sotto casa e costringendo gli altri, a partire lontano.
– Non si può ricattare chi da anni aspetta di essere assunto a tempo indeterminato, dicendo di fatto: “ Io il lavoro te lo do, ma se lo vuoi, devi essere pronto a fare le valigie e partire“.
– Non si può, soprattutto, quando si è capito di aver fatto una vera stronzata, provare a rimediare, facendo una porcata ancora più grossa e cambiare le regole in corso d’opera.
Infatti, dopo i malcontenti dei neo assunti che montano ad arte la storia che diventa un vero e proprio caso mediatico, giornali e trasmissioni televisive fanno a gara per evidenziare gli innumerevoli problemi ai quali devono andare incontro i poveretti che , a mio avviso impropriamente, si definiscono “deportati” , lasciando pensare ad un altro tipo di deportazione ben più seria.
I soggetti, in questione, infatti, nel pieno delle loro facoltà mentali, nonostante siano a conoscenza del vincolo triennale ben evidenziato nella legge, decidono di aderire liberamente al piano straordinario nazionale delle assunzioni e fanno le valigie ma è solo una messa in scena, poiché “i deportati” finora non sono mai partiti davvero e vi spiego io il perché.
Ai vertici del partito si accorgono che la protesta e il malcontento montano, così, per evitare di perdere ulteriormente, consenso popolare e voti, specie nelle regioni del sud, in testa la Sicilia, sindacati e forze politiche, lavorano sottobanco per “ riportarli a casa “, si esprime in questi termini una dirigente di un famoso sindacato.
Ecco allora che cambiano le regole e l’anno scorso, in tutta fretta, l’Ufficio scolastico regionale della Sicilia (ma non è stata l’unica regione) e le maggiori sigle sindacali nazionali firmano il “CIR”, Contratto Integrativo Regionale che in pratica aggira l’ostacolo del vincolo triennale e dà la possibilità di chiedere l’assegnazione provvisoria ai “deportati” nella propria città usando per questo tutti i posti in deroga, specie per il sostegno. Un patto scellerato che causerà una serie di ingiustizie e nefandezze senza limiti.
A questo punto sorgono delle domande legittime, per esempio: “ Che fine hanno fatto tutti coloro che nel rispetto della legge e delle regole, hanno scelto di non farsi ricattare dal “più buono e bravo di tutti” , non partecipando al piano assunzionale poiché non potevano e non volevano lasciare la propria città e le famiglie ? Alla luce dei nuovi eventi, secondo voi come si sono sentiti? Traditi? Sì ! Presi per il culo ? Anche ! Beffati? Pure!

– Inoltre , non si può procedere ad un piano di assunzioni che interessa tutti gli ordini di scuola, dimenticando e discriminando la scuola dell’infanzia, tradendo così , la speranza di molti docenti che aspettavano da decenni la stabilizzazione dopo una carriera all’insegna del precariato. Coloro che stazionano nelle GaE ( graduatorie ad esaurimento ) della scuola dell’ Infanzia continueranno a rimanere parcheggiate per chissà quanto tempo ancora, perché sappiamo tutti che la storia del progetto 0-6 di cui si parla da un bel pezzo, che dovrebbe riunire asili nido e scuole dell’infanzia , è solo l’ennesima scusa per tenerle buone, dato che mancano le strutture e i fondi per realizzare questo programma. Alle precarie della Gae infanzia, non solo non viene concessa la possibilità di partecipare al piano delle assunzioni, per di più, con il CIR , sono costrette a rimanere a casa senza lavoro dopo anni d’incarichi annuali giacché i posti disponibili vengono accantonati per le assegnazioni provvisorie, cioè per far rimanere nella propria provincia, chi aveva scelto liberamente di partire.
L’ingiustizia commessa è ancora più evidente poiché, oltre a lasciare nello sconforto migliaia di famiglie che perdono così il loro sostentamento per vivere , i deportati in questione, che un lavoro ce l’hanno comunque, occupano di fatto, due posti, uno al Nord e uno al Sud. Ecco che accade l’irreparabile e l’inizio dell’anno scolastico 2016/17 si apre con mille problemi da risolvere.
Il Nord è nel caos perché i docenti neo assunti che dovevano ricoprire i posti vacanti , rimangono al Sud in attesa delle assegnazioni provvisorie, i certificati medici fioccano e nelle aule del Nord si raggruppano gli alunni in una o più classi perché lì, le graduatorie sono esaurite proprio come i dirigenti scolastici che non si riescono a trovare supplenti per garantire il normale svolgimento delle lezioni. Come se non bastasse, al Sud, le assegnazioni provvisorie vengono date sui posti in deroga di sostegno e qui accade l’ennesima illegalità, ai neo assunti, probabilmente alla prima esperienza d’insegnamento della loro vita, vengono affidati ragazzi diversamente abili che necessitano di conoscenze specializzate e didattica individualizzata. In un sol colpo la legge 104/92 che tutela il diritto allo studio dei diversamente abili, viene buttata nel cesso. Accade, per esempio, che un insegnante di Spagnolo, per evitare di partire vada a ricoprire un posto di sostegno nella scuola dell’infanzia ( di questi casi se ne sono verificati parecchi ), senza avere la benché minima idea di quali siano i Programmi e della Didattica e cosa ancora più grave , senza nemmeno sapere cosa sia un Profilo Dinamico Funzionale o un Piano Educativo Individualizzato, conoscenze basilari quando si deve stendere una documentazione per un bambino a cui è stato riconosciuto il sostegno , competenze che le precarie storiche della Gae Infanzia hanno acquisito dopo decenni di esperienza sul campo.

Adesso, con l’avvicinarsi dell’inizio del nuovo anno scolastico, i problemi sembrano essere quelli di sempre. La guerra tra poveri è già stata attivata da tempo e le ragioni del malcontento sono rimaste invariate. Niente si è fatto per correggere gli errori commessi in passato senza causare nuove ingiustizie . “ Il più buono e il più bravo di tutti “ pare abbia interiorizzato perfettamente il motto di gattopardiana memoria “ bisogna che tutto cambi affinché nulla cambi“. La rottamazione dei vecchi non ha portato nulla di nuovo, il teatrino della politica porta ancora in scena le sue maschere più conosciute: il deputato regionale di turno che finge di interessarsi ai tuoi problemi e promette di aiutarti perché le elezioni sono alle porte e poi, però, se ne infischia, perorando pubblicamente l’altra causa in evidente conflitto d’interessi , il portaborse in carriera che pur di arrivare in alto, passerebbe sul cadavere della madre, il sindacalista che dovrebbe schierarsi dalla parte dei più deboli e invece sceglie di proteggere i più forti . Tutto fin troppo visto e rivisto, a dimostrazione del fatto , qualora ce ne fosse bisogno, che corruzione, malaffare e clientelismo, abitano ancora qui, nonostante ci sia stato Lui, “ il più buono e il più bravo di tutti” che doveva cambiare il paese e non è riuscito nemmeno a cambiare se stesso.

Onia Nicolosi, docente del Coordinamento GAE Infanzia Sicilia

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