Cosa nostra e ‘Ndrangheta per le stragi del ’90. Nuove accuse per Giuseppe Graviano

luglio 26, 2017

Mafia e ‘ndrangheta, un legame di collaborazione per sconfiggere ed eliminare quanti erano ritenuti nemici. È quanto emerso dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia  di Reggio Calabria e stamani la squadra mobile ha eseguito l’ordine di arresto per Giuseppe Graviano, capo mandamento del rione Brancaccio di Palermo (attualmente detenuto in regime di carcere duro. Il nuovo ordine di arresto gli è stato notificato in carcere), e Rocco Santo Filippone, legato alla potente cosca di ‘ndrangheta dei Piromalli di Gioia Tauro. Per entrambi l’accusa è di aver partecipato, dopo le stragi costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti di scorta, all’organizzazione di altri omicidi e tentati omicidi avvenuti in Calabria. In particolare, si contestano tre episodi. Il primo agguato nella notte tra il 1 e il 2 dicembre 1993, quando il commando composto da Giuseppe Calabrò, Consolato Villani (entrambi già condannati) e Mimmo Lo Giudice (deceduto), tentarono di uccidere due carabinieri a Saracinello con un mitra M12, senza riuscirsi e senza neanche ferirli; il secondo, il 18 gennaio 1994, quando con la stessa arma furono ammazzati sulla Salerno-Reggio Calabria, all’altezza di Scilla, gli appuntati Fava e Garofalo; il terzo, l’agguato ai due carabinieri Bartolomeo Musicò e Salvatore Serra, che non morirono ma rimasero gravemente feriti. L’operazione è stata denominata “‘Ndrangheta stragista”. Gli attentati, secondo quanto spiegano gli investigatori, sono da inquadrare nel contesto della strategia stragista che ha insanguinato il Paese nei primi anni ’90 e in particolare nella stagione definita delle “stragi continentali”. Protagonista di quella stagione, secondo quanto emerso dalle indagini, non fu solo Cosa nostra, ma anche la ‘ndrangheta. Gli attentati contro i carabinieri non vanno letti ciascuno in maniera singola e isolata, ma inseriti in un contesto di più ampio respiro e di carattere nazionale nell’ambito di un progetto criminale, “la cui ideazione e realizzazione è maturata non all’interno delle cosche di ‘ndrangheta, ma si è sviluppata attraverso la sinergia, la collaborazione e l’intesa di organizzazioni criminali, che avevano come obiettivo l’attuazione di un piano di destabilizzazione del Paese anche con modalità terroristiche”.

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