El Grinta racconta il dolore più grande

luglio 5, 2017

Non esiste dolore più grande per un genitore, che sopravvivere al proprio figlio, soprattutto quando quest’ultimo sceglie di togliersi la vita. Una vera impresa, quindi, raccontare un’esperienza del genere. A maggior ragione se a farlo è il coraggioso padre che ha deciso di mettere tutto nero su bianco per tirare fuori tutta la sua sofferenza.

S’intitola GIUSEPPE il romanzo che El Grinta, pseudonimo scelto dall’autore, genitore di questo giovane che, ad appena 21 anni, nella notte tra il 24 ed il 25 marzo 2014, ha deciso di lasciare questo mondo tormentato dai tanti dubbi sulla sua identità di genere. Un romanzo toccante che pone tanti riflessioni e regala numerose sollecitazioni su un tema così tanto scottante, giungendo finalmente anche in Sicilia.

Sarà, infatti, presentato alle 17 di sabato 8 luglio all’Homi Country Retreat, in via Madre Teresa di Calcutta 75, a Partinico, nell’ambito di Libriamoci Cult”, cartellone di eventi letterari promossi dall’onlus “Memoria nel cuore”, ideatrice e organizzatrice anche del prestigiosissimo Premio “Piersanti Mattarella”. 

Alla presentazione insieme all’autore, ci saranno, infatti, il presidente e la vicepresidente del Premio Mattarella e dell’onlus “Memoria nel cuore”, Orazio Santagati e Antonietta Greco Giannola. Ci si sposterà, poi, alle 19 a Terrasini, nello Spazio Eventi Agemina, in corso Vittorio Emanuele 254, per un altro incontro con i lettori.

GIUSEPPE è stato pubblicato a maggio 2016, ma ha già ricevuto in tutta Italia sedici riconoscimenti, vincendo vari premi letterari. È stato anche finalista dell’edizione 2016 del prestigioso “Premio Piersanti Mattarella”, nella sezione Narrativa.

El Grinta (originario di Salerno, dove è vissuto fino a laurearsi in Scienze Politiche all’età di ventitré anni e mezzo, per poi emigrare a Milano, dove attualmente vive e lavora come dirigente in una grande azienda pubblica) ha iniziato a girare l’Italia per presentare GIUSEPPE in quei licei che ritengono opportuno ospitare una presentazione a esclusivo uso dei propri studenti e dei loro genitori e docenti, affinché la storia di Giuseppe possa aiutare anche altre famiglie ed educatori, là dove è possibile in qualsiasi modo ciò possa avvenire.

L’idea di fissare per l’eternità, in un libro, il ricordo di Giuseppe, un ragazzo di 21 anni, tormentato, con enormi dubbi sulla sua identità, ha dato a El Grinta, appunto, la grinta necessaria per questo progetto, unito al desiderio d’innalzare a imperitura memoria del figlio una cappella in un Cimitero milanese.

«A prescindere da come saranno i risvolti di GIUSEPPE – spiega l’autore -, raccontare la vera storia di mio figlio, se da un lato mi è servito per andare avanti “drogandomi di morfina”, dall’altro credo possa aiutare, anche fosse una sola persona, ad aprire gli occhi su eventuali disagi e, dove possibile, a prevenire altre tragedie. Noi non siamo sicuri di cosa ci sia dopo la morte ma sappiamo cosa c’è qui, in questa vita, nella nostra società, nelle famiglie, ossia un grande bisogno di comunicare, condividere, sostenerci a vicenda e, in una parola, essere uniti».

«In tutto ciò che è scritto – commenta l’editore – primeggiano emozioni e sentimenti fortissimi, percependosi la sua sincerità in tutto e per tutto, nella sofferenza, nella confusione, nella solitudine e nelle incomprensioni con il resto dei familiari. Ognuno vive a modo proprio il dolore e, purtroppo, anche se questo dovrebbe unire le persone, a volte finisce per allontanarle. La morte (così come altre questioni di cui tratta il romanzo) è ancora oggi vista come un tabù. Invece, per quanto paradossale possa essere, anch’essa fa parte della vita: quando si viene colpiti da un dolore così grande, si pensa a essere giustificati, ad avercela con tutto il mondo, chiedendosi perché sia capitato proprio a noi, che non è giusto e si cerca in tutti i modi di trovare una spiegazione razionale a quello che è successo. La scelta di El Grinta di parlare sinceramente di Giuseppe, nonostante le fortissime rimostranze della moglie e degli altri due figli, è stata una scelta coraggiosa e noi crediamo che ogni iniziativa, per quanto possa sembrare azzardata, è sempre preferibile a una chiusura, quindi va sostenuta e premiata».

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