Il dopo “Ianu” Laudani

agosto 13, 2017

|Katya Maugeri|

CATANIA – Cosa succederà nel clan  dopo la morte del patriarca Sebastiano “Ianu” Laudani, boss dei “mussi ‘i ficurinia” ? Cambieranno gli equilibri interni  con la scomparsa del patriarca e i rapporti con le altre famiglie catanesi di Cosa Nostra? Gli investigatori stanno monitorando l’attività dei personaggi più autorevoli del clan che all’inizio degli anni Novanta è stato tra i protagonisti della strategia stragista, con alcune azioni eclatanti come l’omicidio dell’agente di Polizia penitenziaria Luigi Bodenza, dell’avvocato penalista Serafino Famà, ucciso nonostante le altre cosche non avessero dato il loro assenso e l’attentato alla caserma dei carabinieri di Gravina, con quattro militari feriti, che avrebbe potuto provocare una carneficina. Famiglia originariamente di pastori e macellai, fu Ianu Laudani ad avviare attività illecite sempre più aggressive ed ad accrescere in fama e ferocia la famiglia dei “mussi ‘i ficurinia”, chiamata così per la peluria sul viso che caratterizzava la madre e una zia del patriarca. Negli anni Novanta l’escalation di violenza con la guerra di mafia che vide militarmente contrapposte le cosche catanese si affrontavano per il controllo del territorio e delle attività criminali ad esso collegate.
Un bilancio pesantissimo di oltre 500 morti ammazzati in cinque anni, tra questi il figlio Santo, ucciso dai killer del clan Sciuto-Tigna il 22 agosto 1990, Giuseppe Ferone (detto cammisedda), autore inoltre dell’omicidio di Carmela Minniti, moglie del boss Nitto Santapaola. Uno dei nipoti, Giuseppe, successivamente  collaborò con la magistratura consentendo l’arresto di decine di affiliati definendolo un personaggio pericolosissimo, “folle nel modo più assoluto”. Un uomo che amava la guerra e al quale non interessava nemmeno le sorti dei familiari: “al contrario di quello che dice, mio nonno non conosce neanche il bene che ci può essere tra un figlio e un padre”, dichiarò il nipote che chiaramente venne ripudiato per aver tradito la famiglia. Di lui con ferocia e violenza affermò Sebastiano Laudani: “Vuol dire che il mondo ha voluto in questa maniera, sbirrazzi, miserabili, infami, a questo pezzo di cornuto ogni notte non me lo posso levare dalla testa. Figlio di una buttana iettica consunta. Senza dignità”. Perché il boss si definiva “uomo d’onore, no mafioso”, durante una conversazione in carcere con la nuora Maria Scuderi e la nipote Mara Laudani affermando: “Io ho la mappa di tutta Catania e di tutta la provincia” “Lo so, in testa conosci tutti. Porta per porta”, rassicurava la nipote.
Cosa cambierà dunque dopo la sua morte? Nulla. Il suo clan ben organizzato, ramificato e ben addestrato continuerà a operare nelle zone acesi, in luoghi d’incontro che tutti ben conoscono. Non si chiude un capitolo. Il libro è troppo vasto, troppi codici ancora dovranno essere svelati.

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