Il Pendolo dell’Innovazione. La Sicilia tra numeri, realtà dei fatti e potenzialità nel digitale

marzo 23, 2017

|Saro Faraci |

Ancora una posizione da fanalino di coda per la Sicilia nelle graduatorie europee sullo stato di salute della sua economia. Ultima per livello di competitività tra le regioni italiane, la Sicilia è terzultima per grado di innovazione, dato che le due posizioni di bassa classifica comunque spettano a Calabria (ultima) e Sardegna (penultima). L’indicatore “innovazione” contenuto nel recentissimo rapporto su Regional Competitiveness esitato dall’Unione Europea assegna alla Sicilia un valore complessivo di 17, contro una media nazionale di 34 ed europea di 44. La Sicilia, dunque, è indietro per tutto ciò che riguarda il numero di domande di brevetto depositate, il numero di pubblicazioni scientifiche, l’ammontare di spese aziendali in ricerca e sviluppo, il numero di brevetti nei campi delle biotecnologie e delle scienze della vita, e così via, andando a scorrere ad uno ad uno i sotto-indicatori dell’innovazione. I dati inchiodano la Sicilia. Tutto ciò che è etichettabile come innovativo vedrebbe la Sicilia agli ultimi posti. Ad esempio, stando ai dati più recenti del MISE, le PMI innovative in Sicilia sono 12, pari al 2,59% del totale in Italia; le start up innovative, sebbene in crescita e con una posizione di leadership di Catania tra le nove province, sono 333 pari al 4,90% del totale nazionale. Trentotto sono nel Paese gli incubatori certificati per le start up, ma in Sicilia non ce n’è nessuno. Quanto agli spin-off, ovvero le nuove iniziative imprenditoriali maturate negli ambienti della ricerca e dell’Università, secondo il Netval (Network per la Valorizzazione della ricerca universitaria) sono 37 in Sicilia, pari al 2,66% della consistenza nazionale. L’Università quindi è un po’ indietro. In sette anni, dal 2008 al 2015, i depositi di invenzioni nel biotech sono stati appena 15 contro uno stock a livello Paese di 2.382; i depositi di invenzioni nel campo delle scienze della vita sono stati 41 contro 5.580 in tutto il Paese. La Troppo poco, onestamente per dire che la Sicilia è un luogo deputato all’innovazione, stando alla fotografia impietosa scattata nello studio dell’Unione Europea.

Ci sono però dati che indicano una inversione di tendenza. Ad esempio, quelli presentati a Catania venerdì 17 marzo da Confindustria ed Ernst Young in occasione dell’evento “Impresa 4.0” registrano un miglioramento del cosiddetto “indice di innovazione digitale”, con particolare riferimento a quello espresso dalle imprese. In termini di brevetti nel campo dell’information technology, del tasso di natalità delle imprese e delle start up, e nella quota di imprese che hanno accesso ad Internet, la Sicilia – secondo quello studio – sarebbe tra le regioni più virtuose in Italia, con valori addirittura superiori alla media nazionale.  L’indicatore di innovazione digitale di Confindustria è stato generando aggregando quattro sotto-indicatori: conoscere (punteggio 0,59), creare (0,62), connettersi (0,78) e crescere (0,67) dove la Sicilia registra valori anche più alti della media nazionale.

Dunque, tra numeri che inchiodano (quelli dell’Unione Europea) e dati che esaltano la Sicilia (quelli di Confindustria), c’è la realtà dei fatti non sempre raccontabile con le cifre. Ad esempio, la nostra regione presenta una certa vivacità in materia di innovazione che, tuttavia, non sempre riesce a concretizzarsi in iniziative a forte impatto sul piano economico. Per dirne una: è confermata la vivacità delle start up innovative, specie nella provincia di Catania, ma trattandosi in generale di micro-realtà imprenditoriali (con qualche ragguardevole eccezione, come Mosaicoon a Palermo) non generano lavoro in quantità sufficiente a compensare la dilagante piaga della disoccupazione giovanile. Dunque, ci sono luci e ombre. C’è pure grande fermento nel mondo universitario nelle iniziative cosiddette di “student entrepreneurship”, cioè quelle dirette a stimolare la cultura delle start up fra studenti, laureandi, laureati e specializzandi nei vari ambiti del sapere accademico. In Sicilia, tutte e quattro le Università (Palermo, Catania, Messina e la Kore di Enna) promuovono annualmente edizioni locali della Start Cup e tutte insieme hanno dato vita alla Start Cup Sicilia. Ma, ancora una volta, si fa presto a dire start up quando molte iniziative si fermano allo stadio del progetto e non riescono ad andare avanti nemmeno con la costituzione formale della società.

Tuttavia, nel campo dell’innovazione digitale qualche passo in avanti si è registrato e, per la prima volta, sono i giovani i veri protagonisti di questo cambiamento. A Catania, ad esempio, nell’ultimo anno e mezzo si deve ai giovani la promozione di importanti eventi che hanno portato nella città etnea colossi informatici mondiali del calibro di Amazon, Google e Facebook, mentre nel febbraio del 2016 proprio a Catania si è tenuta una edizione di Start Europe Week. E’ dunque all’orizzonte che si intravede qualche speranza.

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