Il provvedimento del Tribunale di Milano sul caso La Piana – Fittipaldi

luglio 11, 2017

|Rachele Gerace|

Si dichiara soddisfatto l’arcivescovo emerito di Messina mons. Calogero La Piana, per il contenuto delle motivazioni dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Milano il 15 giugno scorso la quale, sebbene rigetti il ricorso ex art. 700 del Codice di procedura civile, riconosce tuttavia che “pare possa sussistere il fumus della pretesa”. Nel giudizio promosso dal Presule tramite gli avvocati Leozappa e Ioffredi era stato richiesto l’inserimento di alcune note di replica nelle successive ristampe. Questo, al fine di riportare i contenuti della documentazione che smentisce la narrazione del giornalista Emilano Fittipaldi nel libro “Lussuria. Peccati, scandali e tradimenti di una chiesa fatta di uomini”, secondo cui le dimissioni dell’arcivescovo di Messina non sarebbero legate allo stato di salute, bensì all’eredità devolutagli da un medico. Pare dubbio il requisito della pertinenza in merito alla “relazione omosessuale del rapporto tra il testatore e l’odierno ricorrente”. L’ordinanza prosegue specificando che: “Ancor più ingiustificato, appare l’inserimento delle vicende di supposta malversazione dell’eredità ricevuta in un capitolo denominato “La lobby gay”, non risultando alcuna attività lobbistica o in qualche modo associativa imputata a Mons La Piana, sicché la scelta appare dettata più da una volontà scandalistica, priva di pertinenza, che alla denuncia di quello che il giornalista ritiene sia stato un grave caso di appropriazione indebita […] Il testamento, pubblicato dal Notaio, non è stato circondato da una particolare segretezza e comunque doveva essere noto in Curia, in relazione alla carica ricoperta da uno dei testimoni alla sua pubblicazione. Inoltre, l’accettazione e la nomina a esecutore testamentario da parte di La Piana qualche mese dopo l’apertura della successione, è coeva alla sua sostituzione con l’avv. Vermiglio, che in data 6/2/16 ha depositato il conto di gestione. Sui tempi di attribuzione dei fondi ai legatari, quindi, nessuna responsabilità può essere addossata a mons. La Piana, contrariamente a quanto fa intendere Fittipaldi accostando la notizia vera della tempistica a quella della loro coincidenza con il trasferimento del ricorrente, ormai dimissionario, a Roma”. Conclude infine il provvedimento che, sebbene sussista il fumus della pretesa, mancherebbe il requisito del periculum, posto che “la nuova stesura del libro, riveduta ed aggiornata, fosse in corso o quantomeno programmata in tempi certi, mentre nulla di tutto questo è emerso dagli atti o dalla discussione orale”. Ovviamente, “nulla impedisce che la richiesta venga reiterata, ove la situazione di fatto fosse modificata”.

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