L’innovazione della moda è “green”, o forse è “Orange”

settembre 26, 2017

|Martina Strano|

MILANO – Orange Fiber è un progetto che ha il sapore della vera innovazione, che sa di creatività, ma soprattutto che ha il sapore e l’odore della nostra Sicilia. Adriana Santanocito e Enrica Arena sono le creatrici di una nuova e strabiliante tecnologia “green”, o meglio “orange”. Una tecnologia che permette la realizzazione di “abiti vitamici” attraverso il riutilizzo delle bucce delle nostre arance per la realizzazione di un tessuto in grado di rilasciare sulla pelle i principi attivi degli agrumi siciliani. Creatività, benessere ed eco sostenibilità in un unico prodotto.

 

Come nasce Orange Fiber? Come arrivate all’idea di utilizzare ciò che resta delle arance dopo la spremitura per realizzare tessuti?

Risponde Enrica Arena

«Orange Fiber nasce dalla voglia di fare qualcosa per la nostra terra, dall’esigenza di trasformare un problema in una risorsa economica e portare l’innovazione e la sostenibilità all’interno del comparto tessile e manifatturiero italiano. Nel 2011, nel corso dei suoi studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano, Adriana Santanocito – ideatrice & Co-Founder – intercetta il trend dei tessuti sostenibili e decide di approfondire l’argomento nella sua tesi. Parallelamente, entrando in contatto con i produttori di agrumi, rimane molto colpita dalla sofferenza del settore – le cui arance faticano ad entrare sul mercato – e ha l’intuizione di poter utilizzare gli agrumi per creare un tessuto innovativo. Dalla teoria, riesce ben presto ad arrivare alla pratica, e dopo aver provato la fattibilità del processo con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, deposita il brevetto italiano, esteso poi in PCT internazionale nel 2014. È durante lo sviluppo del processo che scopre l’altra grave questione che affligge il settore agrumicolo siciliano lo smaltimento dei sottoprodotti della spremitura – ovvero di tutto quello che resta dopo la produzione industriale di succo – che vale circa 1 milione di tonnellate l’anno in Italia – e la cui gestione comporta ingenti costi economici per le industrie di trasformazione e impatta l’ambiente. A quel tempo condividevamo la stessa casa a Milano, città in cui anche io mi ero trasferita per studiare comunicazione e cooperazione internazionale, immaginando un futuro nell’imprenditoria sociale. Mi parlò della sua idea e ne rimasi colpita: la sostenibilità ci ha unite e da quel giorno lavoriamo fianco a fianco ad Orange Fiber».

Quanto spazio e quanta credibilità si dà oggi in Italia ad un progetto eco-friendly?

«Negli ultimi anni l’attenzione verso i temi legati alla sostenibilità ambientale è cresciuta in maniera considerevole nel nostro Paese, aprendo la strada a prodotti eco-friendly e progetti improntati al modello dell’economia circolare che oggi godono di ampio spazio nel mercato e credibilità presso consumatori e istituzioni. La nostra Orange Fiber ne è un esempio. Dal 2014 – anno di fondazione dell’azienda – infatti, il progetto ha suscitato e continua a suscitare molto interesse da parte dei consumatori, dei brand di moda, degli imprenditori e delle istituzioni.  L’ampio spazio dedicatoci dalla stampa nazionale, insieme agli importanti premi ricevuti in questi anni poi – come il Premio Nazionale per l’Innovazione “Premio dei Premi” 2016 conferito dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella su segnalazione di ADI Associazione per il Disegno Industriale – s’inseriscono in questo quadro, testimoniando una sempre più diffusa attenzione all’ambiente e facendo ben sperare per un futuro più green per il nostro Bel Paese».

Quanto è importante che la moda sia “green”?

«È fondamentale. L’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo dopo quella del petrolio. Trovare una soluzione a questo problema e aumentare la consapevolezza dei brand e dei consumatori circa l’impatto sociale e ambientale della moda è indispensabile.  In quest’ottica, iniziative come la Fashion Revolution – il movimento internazionale per un’industria della moda più etica e sostenibile – che supportiamo ormai da anni o come il Copenhagen Fashion Summit – il più importante forum dedicato alla sostenibilità nella moda – cui abbiamo recentemente preso parte, stanno svolgendo un lavoro incredibile, contribuendo in maniera significativa a sensibilizzare e responsabilizzare i consumatori di moda e accelerando il passaggio a processi di produzione e consumo fondati sul modello dell’economia circolare.  Innovazione, creatività e sostenibilità: oggi abbiamo tutti gli strumenti per attuare un cambio di rotta e traghettare la moda – e il nostro pianeta – nel prossimo millennio».

Il vostro tessuto che caratteristiche ha? Può essere utilizzato per ogni capo?

«Orange Fiber è il primo tessuto creato a partire dal sottoprodotto dell’industria di trasformazione agrumicola, un’innovazione di prodotto ma anche di processo, in quanto recuperiamo un materiale esausto, non rivale al consumo alimentare e lo trasformiamo – attraverso processi semi-industriali sostenibili – in un nuovo materiale di altissima qualità capace di rispondere alle esigenze di sostenibilità e innovazione dell’industria della moda. Le varianti di tessuto finora prodotte comprendono un raso e un popeline – ottenuti tessendo il nostro esclusivo filato insieme alla seta comasca e al cotone – e un twill 100% Orange Fiber, impalpabile e leggero, simile alla viscosa. I nostri tessuti sono di colore bianco naturale ed è possibile poi tingerli, stamparli, colorarli e lavarli come i tradizionali tessuti sul mercato.  Grazie all’innovativo processo sviluppato, siamo in grado di produrre varie tipologie di tessuti, dai più strutturati ai più delicati, in modo da soddisfare tutte le esigenze di creazione dei brand di moda, come dimostra la Ferragamo Orange Fiber collection composta da abiti, foulard, pantaloni, gonne e twin set».

Vorremmo infine conoscere i vostri ultimi successi, in particolare vorremmo parlare della collaborazione con Ferragamo. Come si giunge a collaborare con un grande brand?

Risponde Adriana Santanocito

«Siamo state contattate dall’ufficio ricerca e sviluppo della celebre e storica maison fiorentina Salvatore Ferragamo, che ha colto per primo l’essenza e le potenzialità espressive del nostro tessuto da agrumi dando vita alla Ferragamo Orange Fiber Collection, una fresca daily wear collection presentata lo scorso 22 aprile 2017, in occasione della Giornata della Terra.

Nata dall’amore per l’innovazione, il design e la creatività italiana, questa collaborazione rappresenta un importante traguardo per la nostra azienda e il primo grande passo all’interno del mercato della moda internazionale».

Quali sono i vostri obiettivi e se avete progetti futuri da poterci svelare.

«Oggi stiamo lavorando all’ottimizzazione del processo di produzione dei nostri tessuti e allo scale up industriale. Nel medio termine prevediamo di continuare a testare, migliorare e scalare la nostra idea di business, sviluppando ulteriormente il nostro processo sul modello dell’economia circolare e consolidando la nostra presenza nel mercato dei tessuti sostenibili e innovativi. Il nostro sogno è fare di Orange Fiber l’azienda leader italiana nel segmento dei tessuti sostenibili attraverso una produzione “green” di tessili cellulosici da fonti rinnovabili e creare un marchio tessile altamente riconoscibile e differenziato dagli altri per l’impegno nella tutela dell’ambiente e la trasparenza dell’intera catena di produzione».

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