Lo strano caso del moralizzatore che fu moralizzato

luglio 15, 2017

 

 

 

 

CATANIA – Nei giorni scorsi si era scagliato contro il gip che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per Adolfo Maria Messina, ex presidente della Pubbliservizi, che avrebbe ottenuto tangenti per le forniture di beni e servizi, tanto da subire un sequestro di beni per 200.000 euro. Un articolo così duro e tagliente, come è lo stile del personaggio, con riferimenti alla Costituzione italiana, perché si sa, nel giornalismo è bene volare alto, tanto che è dovuta scendere in campo la cavalleria, cioè la Giunta distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati per difendere la malcapitata gip. Una strana metamorfosi quella di Ignazio De Luca che, trovata alla soglia dei sessanta anni la vocazione di cronista di giudiziaria  e di moralizzatore, ha visto nella toga di un magistrato non più la rassicurante figura di chi indaga e giudica su malefatte vere o presunte, ma un aguzzino vendicativo e incompetente. Sarò forse un caso che il moralizzatore è stato, alla fine, moralizzato, come riportano le cronache giudiziarie.

La terza sezione penale del tribunale di Catania, infatti, ha condannato a sei anni e tre mesi di reclusione il giornalista Ignazio De Luca, ex funzionario di un Ipab di Catania, arrestato nel 2012 all’interno di un’operazione della Guardia di Finanza che indagava su presunte spese gonfiate e rimborsi. L’accusa, sostenuta dal Pm Alessandra Tasciotti, è di peculato e truffa. De Luca, che si era detto estraneo alle accuse della magistratura, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare. Disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della pena. Il Tribunale ha disposto la confisca di quanto sequestrato dai finanzieri. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

Nei giorni scorsi ci eravamo già occupati di Ignazio De Luca per le sue “strane” domande nel corso della conferenza stampa sull’Operazione “Cerchio magico”:

Pubbliservizi, lo strano caso del giornalista difensore d’ufficio dell’indagato

D.L.P.

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