Nonostante tutto ci salveremo

settembre 10, 2017

| Salvo Reitano |

Mentre piovaschi nevrotici lucidano, finalmente, le colline etnee e su tutto il paesaggio si dilata una situazione meteo autunnale di chiara parvenza italiana – masse di nubi conflittuali che hanno improvvisamente perduto quota si adagiano sulle fronde degli alberi, spericolate sortite sindacali del sole all’orizzone, il barometro selvaggio, la stagnazione del primo freddo sulle facce di chi vorrebbe essere al mare – incontro a Zafferana Etnea un vecchio amico che passeggia sotto un grande ombrello a cupolone e per ripararmi, dopo averlo cordialmente salutato, mi ci metto sotto. Siamo in piedi tra la vetrina e l’ingresso di un vecchio bar da dove escono effluivi di “siciliane” appena fritte. Intorno la gente che fluttua veloce e fradicia. Le camicie estive con il bavero alzato. Noi e gli altri ci rispecchiamo nella vetrina. Par di vivere il momento eccitato di un film, una di quelle sequenze risolutive, quando cresce il ritmo, gli occhi si sgranano, il cuore accelera e la colonna sonora prende quota in un crescendo rossiniano.
La pioggia batte forte sul cupolone dell’ombrello a coprire tutta la sua larghezza, le gocce scivolano sui lati formando per terra dei piccoli fastidiosi laghetti.
Alzo la voce sul ticchettio per chiedere al mio amico quel che domando da qualche settimana: “Come pensi che finirà in questa Sicilia che si appresta a rinnovare il suo parlamento e a votare il nuovo presidente? E in Italia dove regna sovrana la confusione? E nel mondo dove soffiano venti di guerra? “.
L’amico – un bel signore più avanti di me con gli anni, il dono dell’umanesimo e la ricercata intuizione delle cose ancora in divenire, potrei dire uomo di mondo e di larghe vedute, l’uso facile del punto nave per segnare una rotta dal dove siamo a dove stiamo andando, le informazioni di prima mano, quelle che contano, l’ironia della battuta sempre pronta, bianchissima la camicia sotto il pullover, l’abbronzatura da uomo di mare, un pastore tedesco al guinzaglio anche lui fradicio eppure incurante della pioggia – risponde con certezza: “Ci salveremo, nonostante tutto ci salveremo”. Io resto dubbioso mentre guardo i suoi occhi azzurri volgersi verso il dilagare delle nuvole che si fanno nere e minacciose. Non so perché ma la sua certezza mi conforta.
“Ci salveremo”, insiste e aggiunge, “ noi italiani siamo di gran lunga migliori dell’allegra brigata che ci governa, come lo sono gli americani, i russi, i tedeschi, gli inglesi e pure gli islamici nonostante i terroristi”.
“Però rassegnati – prosegue  – perché non avremo mai un vero Paese, sopravviveremo tra mezze cose evanescenti, partitini che si autoproclamano aghi della bilancia e stentati menage governativi che ora, in spregio alla lingua italiana, chiamano ticket”.
Il mio amico è un fiume in piena, come l’acqua che scende lungo il selciato e che prende forza man mano che lo scroscio aumenta di intensità. “Ci toccheranno in sorte personalità anemiche e autorità cagionevoli, però, sono certo, ci salveremo, la libertà resterà circolante non vedo dittature all’orizzonte e non è cosa da poco”. La pioggia continua a cadere fitta rullando sul cupolone.
Chiedo stupito: “Proprio tu parli così che fino a questa primavera ci davi tutti per naufraghi? Ricordo bene una sera di stelle luminose nel fresco del giardino di casa tua. Seduti attorno a un tavolo di ciliegio sembravamo in un quadrato di poppa, il timone che non governa, la randa a tocchi, le scotte allentate, il trinchetto infartato. Avevi la faccia dell’addio”.
Riprende fiato, mi punta con l’indice della mano destra, e conferma: “Ci salveremo”. Ed esplicita: “Ci salveremo perché non bastano dogmi e ideologie a rendere ineguagliabili e grandi gli uomini. Chi nasce ometto lo resta, le sue azioni parlano per lui”.
“Quali sono, secondo te, le azioni dei nostri politici degne di grandezza? Hanno mancato, possiamo dire negli ultimi trent’anni, le occasioni storiche, quando il Paese li avrebbe sostenuti a maggioranza per fame di giustizia e voglia di futuro, invece si sono inoltrati nella malizia del tirare a campare, a destra e a sinistra non fa differenza. Ogni volta che sono stati vicini al potere, o lo hanno esercitato, hanno disertato platealmente l’occasione. E io che ne ho viste tante so benissimo che ogni lasciata è persa”.
“Il 5 novembre si va al voto per le regionali – continua tenendo forte con la mano l’ombrello che le folate di vento strattonano – hai notato la confusione e gli apparentamenti venuti fuori? Le piramidi umane raramente riescono. E le dilazioni, gli sconti, i rinvii non sono una sovversione strisciante. Sono una frana”.
Il pastore tedesco ha puntato una volpina, i passanti ci spintonano, siano proprio sul passaggio e al venditore di “siciliane” non sta bene che gli ingombriamo le vetrine con l’ombrello a cupolone. Ci salutiamo alla svelta e mentre si allontana nella sonorità di un tuono, il cane eccitato tenuto saldamente al guinzaglio, l’uomo di mare e di mondo leva la voce a ribadire: “Ci salveremo amico mio. Di mediocri, no. Non moriremo”.
Lo vedo sparire tra i passanti e resto lì senza più un ombrello per riparami, il bar delle “siciliane” subito dietro.

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