Più manager nelle organizzazioni e la Sicilia diventerà digitale e connessa

luglio 15, 2017

 

|Saro Faraci|

Molta carne al fuoco, a dispetto di chi è vegano, sia per opportunità che per necessità. Nutrito il menu con ricette nuove di piatti rigorosamente a base di carne, a rischio di elevare i livelli di “colesterolo intellettuale” nel sangue, in un caldo pomeriggio di metà estate. Ma chissenefrega per una volta tanto! Nessun contorno, perché quando ci sono proteine di origine animale in tavola non c’è tempo per distrarsi con altro. Ed alla fine il digestivo, cioè la foto di gruppo (riportata nell’immagine di copertina gentilmente fornita dalla giornalista Simonetta Zappalà) che, a conclusione del convegno, ritrae tutti sorridenti e soddisfatti perché finalmente, senza fronzoli, si è parlato concretamente di sviluppo economico e di rilancio della Sicilia. Questa la sintesi, rappresentata con la metafora culinaria dei piatti di carne, del convegno su Industria 4.0: digitalizzazione e connessione del sistema industriale siciliano organizzato ieri pomeriggio all’Hotel Parco degli Aragonesi dall’ingegnere Giuseppe Guglielmino e dai suoi colleghi di Federmanager Sicilia Orientale, alla presenza del vice presidente nazionale Eros Andronico e con la benedizione a distanza del presidente nazionale Stefano Cuzzilla intervenuto con un video-messaggio.

Procediamo con ordine.

Intanto ci sono loro, i manager. Quadri e dirigenti delle aziende manifatturiere in Sicilia. Di realtà produttive del genere se ne contano quasi 30.000 nell’isola; l’industria è il quarto settore per numerosità delle imprese, ma ha registrato nel periodo 2015-2016 una flessione dello 0,5% nel tasso di crescita (nello stesso periodo in Italia, la contrazione è stata del -0,9%). Ovviamente date le ridotte dimensioni e considerato l’assetto padronale della proprietà aziendale, la presenza dei manager nelle posizioni chiave di queste imprese è di poco inferiore all’1%. Sono quasi 500 i dirigenti e i quadri iscritti alla Federmanager della Sicilia: alcuni pensionati, altri tuttora in attività, altri in stand by per via della crisi che ha colpito le imprese per cui lavoravano. Sono una forza, non tanto sindacalmente parlando (tutte le sigle poi confluiscono in CIDA, la Confederazione dei Dirigenti d’Azienda, ieri pomeriggio rappresentata dal presidente nazionale Giorgio Ambrogioni), quanto perché, in una Sicilia che difetta di competenze manageriali a tutti i livelli  – nelle grandi aziende, nella pubblica amministrazione, nei consorzi fra le piccole e piccolissime imprese -, i dirigenti d’azienda potrebbero dare seriamente una mano d’aiuto sul versante della pianificazione e del controllo dei processi interni di molte organizzazioni.

Poi c’è il tema del giorno, cioè Industria 4.0, un tema caldo – affrontato con competenza da Guelfo Tagliavini di Federmanager – perché, col cosiddetto Piano Calenda, il Governo italiano sta provando a pigiare il piede sull’acceleratore della crescita del sistema industriale del Paese. C’è tempo fino a settembre per fruire di questa opportunità.

Da un lato, c’è il pacchetto di provvedimenti con annessi incentivi alle imprese, per favorirne la modernizzazione dei processi e un uso più intenso delle nuove tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, in totale nove tecnologie abilitanti che, se fossero impiegate in modo massivo, farebbero fare un salto di qualità al nostro Paese. In Italia, il contributo al PIL della cosiddetta economia digitale è stimato intorno al 3%, ha denunciato Giuseppe Guglielmino di Federmanager Sicilia Orientale.  In Germania e in Inghilterra, l’apporto è rispettivamente dell’8 e del 12 per cento. C’è ancora parecchia da strada da fare e questo spiega pure perché il Governo ha fatto ricorso a Diego Piacentini affidandogli l’Agenzia per l’Italia Digitale anche in una prospettiva di modernizzazione dei servizi della pubblica amministrazione.

Dall’altro lato, ci sta la mano d’aiuto che concretamente Federmanager ha teso al Governo e a Confindustria, assicurando la disponibilità dei propri dirigenti e quadri a supportare l’avvio dei 21 Digital Innovation Center, sparsi in tutta Italia, di cui uno a Catania. Nei territori queste strutture dovrebbero servire da hub per connettere il sistema delle imprese e i grandi colossi dell’informatica e delle telecomunicazioni pronti ad offrire nuovi prodotti, servizi e soluzioni. A dire il vero, però, ci sono anche aziende siciliane all’avanguardia in questi ambiti dell’information and communication technology, come Xenia Progetti e ABS, che ieri pomeriggio hanno illustrato le soluzioni di Industria 4.0 che sono capaci di offrire agli imprenditori siciliani sulla via delle digitalizzazione e della connessione.

Ma non c’è solo il tema del giorno specifico. Perché, quando si è in mezzo ai manager, ogni occasione è buona per parlare di ricette per lo sviluppo economico di un territorio. Ricette sempre a base di carne! La Sicilia, ad esempio, ha specificità tutte sue rispetto al resto del Paese che richiedono, innanzitutto, una seria politica industriale ed una programmazione economica del Governo regionale che fino ad ora non ci sono state, ha fatto presente Silvio Ontario, presidente del comitato regionale Giovani Imprenditori di Confindustria. Il quale però ha precisato pure che bisogna dialogare di più con la politica, anche per indirizzarla ed orientarla. E alle parole di Ontario aggiungeremmo noi che non è certamente con qualche bando assessoriale a favore delle imprese che si può pensare di rilanciare l’economia dell’isola, che rimane indietro rispetto alle altre regioni su tutti i fronti: dalla innovazione tecnologica alla competitività, dalla nuova imprenditorialità alla sostenibilità. Già, il grande tema della sostenibilità difeso a spada tratta dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea e che in Italia sembra passare inosservato sopra la testa di tutti. Occorrono azioni di sistema e i manager si propongono come possibili interlocutori della politica e del Paese in questa attività di pianificazione di interventi massivi ed organici, non isolati e ad hoc come finora è accaduto.

Poi c’è la politica, ieri rappresentata soltanto da Giancarlo Cancelleri, il candidato alla Presidenza della Regione del Movimento Cinque Stelle. Tutti gli altri erano assenti, compreso il sindaco di Catania Enzo Bianco che era atteso fra gli ospiti d’onore per i consueti indirizzi di saluto, ed invece non è venuto. Ovviamente, in queste occasioni, la politica si prodiga a farsi bella di fronte a nuovi possibili target di consensi elettorali, strappando promesse ed applausi. Ma al di là dei soliti clichè, Cancelleri ha detto ieri pomeriggio qualcosa di nuovo che ha incuriosito la platea dei manager siciliani. Vedremo se e come sapranno fare meglio di lui gli altri candidati alla Presidenza, sempre che le coalizioni politiche si decidano ad individuare i candidati Governatori nei prossimi giorni.

Infine, i temi delle emozioni e della generatività, raccontati da chi è stato invitato al convegno di Federmanager per offrire una prospettiva diversa alla trattazione del tema di Industria 4.0. In particolare, la psicologa Silvia Fasciano ha discusso sul benessere del capitale umano e sulla sua importanza anche quando realtà aumentate e virtuali, figlie della rivoluzione 4.0, sembrano prendere il posto dei più tradizionali sistemi di comunicazione e di interazione. Quelli a cui, per intenderci, intere generazioni di manager italiani sono stati fino ad ora abituati. Quando bastava una parola e una stretta di mano per chiudere un accordo e iniziare senza indugio un processo di rinnovamento delle strategie e delle politiche aziendali. Oggi, forse, si procede a colpi di like su Facebook o si mette il cuoricino di assenso su Twitter. O tempora o mores!

 

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