Regionali, Attacchè ovvero il binomio che trasformò la mediazione politica in una matassa

agosto 26, 2017

D.S.

Gianfranco Miccichè è un abile negoziatore e non ha fatto mai mistero di questa sua grande capacità manageriale acquisita dai tempi in cui, lui figlio di un alto dirigente del Banco di Sicilia, vendeva contratti per conto delle aziende di Berlusconi dove ricopriva posizioni di vertice. Ha trasferito questa sua abilità in politica ed è riuscito a capitalizzarla fino a scalare importanti posizioni sia nelle istituzioni (in Assemblea Regionale Siciliana) e nei governi nazionali dove è stato ministro e sottosegretario) sia all’interno del partito-azienda dell’ex Cavaliere, diventandone il luogotenente in Sicilia. Tocca sempre a lui l’ultima parola in materia di liste e candidature. Fin qui nulla di male, nulla di strano. A parte qualche stonatura temperamentale del carattere di Gianfranco Miccichè, non si può mettere in discussione il fatto che ci sia un’autorità legittima da rispettare all’interno dei partiti. Anzi, sotto questo aspetto Miccichè ha persino più stoffa di Angelo Attaguile, ex presidente del Catania Calcio, figlio di un ex ministro democristiano, che del movimento Noi con Salvini è addirittura segretario nazionale e, a cascata, principale referente in Sicilia. Mizzichè, sarebbe il caso di esclamare!
Entrambi, Miccichè e Attaguile, si sono improvvisamente ritrovati alleati nella strategia cosiddetta anti-Musumeci, frenando gli entusiasmi di una candidatura unitaria del leader di Diventerà Bellissima a governatore della Sicilia. Sanno bene entrambi, Miccichè e Attaguile, che Nello Musumeci è forte ed è credibile ed è realmente l’unico politico di mestiere in Sicilia che, gradito alla gente, può contraltare l’avanzata del Movimento Cinque Stelle nell’isola. Però stanno facendo di tutto per far arenare la candidatura di Musumeci. Sulla carta rimproverano che l’ex presidente della Provincia di Catania non sia grado di aggregare intorno a sé tutto il centrodestra; loro due, però, i Miccichè e gli Attaguile, non hanno smosso un dito per favorire questa possibile aggregazione, voluta persino da pezzi dissidenti di Forza Italia, da buona parte dei salviniani e ovviamente da tutta la formazione politica di Giorgia Meloni, nata dalle ceneri di Alleanza Nazionale.
E’ facile affermare che Musumeci non genera unitarietà. Ma, conoscendo il passato del leader di Diventerà Bellissima e il carisma del personaggio, pensano seriamente che l’ex presidente della Provincia di Catania, oggi un uomo di 62 anni, sarebbe stato disposto ad imbarcarsi nel progetto politico autentici trasformisti della politica come Alfano e Castiglione, che infatti hanno immediatamente chiuso l’accordo nazionale con Renzi rimanendo al traino del centrosinistra? Oppure sono veramente convinti i Miccichè e gli Attaguile che, forte della propria leadership e della naturale simpatia che suscita in moltissimi Siciliani, Nello Musumeci sarebbe stato disposto a fare da vice a Gaetano Armao che, a parte qualche amicizia di riguardo nei palazzi palermitani e romani e un breve trascorso da assessore nel governo Pd-Autonomisti di Raffaele Lombardo è sconosciuto alla stragrande maggioranza degli isolani?
Così, in un gioco a scaricabarile, la colpa è adesso di Musumeci. Sconta la colpa di essere un ex fascista, mentre loro Miccichè e soprattutto Attaguile non avrebbero nessuna macchia (basta però leggere i loro curricula per rendersi conto che non sono proprio immacolati). Sconta la colpa Nello Musumeci di risultare simpatico e credibile a molti Siciliani, al punto che potrebbe essere veramente lui l’unico politico di mestiere al quale gli isolani si sentirebbero di affidare la Regione per evitare di lasciarla agli inesperti seguaci del Movimento Cinque Stelle che, dopo la disastrosa parentesi di Crocetta, hanno davanti a loro un’autostrada di infiniti consensi.
Scavando si capisce invece che le ragioni sono altre. Stanno provando fino alla fine sia Miccichè che Attaguile a negoziare spazi politici e incarichi in un prossimo governo regionale di centrodestra, se il leader di Diventerà Bellissima diventerà presidente della Regione. Così facendo, giorno dopo giorno, provano ad indebolire la forza politica di Nello Musumeci che, sarà magari diventato col tempo un solitario della politica e dunque meno incline ad inciuci di ogni genere, ma non ha mai perso lo smalto di essere un politico di razza che piace alla gente e che è giudicato capace e credibile.
Per questo l’ex presidente della Provincia ha deciso di non mollare e sta intensificando la sua campagna elettorale. Va avanti anche da solo, lui la faccia ha deciso di mettercela da tempi non sospetti, lo aveva già fatto cinque anni fa quando tutti si erano alleati per far vincere il più incapace ma chiacchierone presidente della Regione che la Sicilia abbia mai avuto nella sua storia, e in questi giorni sta discutendo con tantissimi Siciliani in giro per l’isola. Come del resto stanno facendo quelli del Movimento Cinque Stelle che, giorno dopo giorno, accrescono i loro consensi. Tutti gli altri politici, invece, rimangono chiusi nelle stanze palermitane o in quelle più comode romane e sentenziano a destra e a manca.
Senza aver capito, o forse l’hanno capito da tempo ma glissano il problema, che alla gente interessa essere ascoltata e provare a tessere insieme a chi governerà la Sicilia una trama di fiducia e di nuova speranza.

Silvio Berlusconi (D) con Gianfranco Miccichè durante il suo intervento al teatro Politeama di Palermo, 19 Marzo 2016. ANSA/MIKE PALAZZOTTO

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