Province, Marinella Fiume: “C’era del buono nel passato”

luglio 13, 2017

 

Il d.d.l. riproposto all’Assemblea regionale siciliana per ripristinare l’elezione diretta del sindaco metropolitano, del presidente dei Liberi consorzi di Comuni e dei Consigli  provinciali, il ritorno al passato, insomma, delle vecchie Province regionali, ha riaperto il dibattito politico culturale sull’efficacia e la necessità dell’Ente intermedio. Su questo giornale ospiteremo pareri favorevoli o contrari, purchè seriamente motivati. Iniziamo con Marinella Fiume, sindaco di Fiumefreddo alla fine degli anni ’90 e che, quindi, ha vissuto un periodo di grande attività dell’allora Provincia regionale di Catania. (d.l.p.)

 

Sarà di Destra o di Sinistra parlare di necessità di mantenere le Province e addirittura di ripristinare i CO.RE.CO? Per quanto riguarda le Province, la cosa “storicamente” è andata suppergiù così: a cavallo tra il secondo governo Prodi e l’ultimo di Berlusconi, sia Forza Italia che il Pd di Veltroni volevano abolirle, solo la Lega era contraria, mentre erano d’accordo Fini e Di Pietro. Poi nel 2010 il leader di Forza Italia tornava indietro, giustificandolo col fatto che si sarebbero risparmiati “solo 200 milioni”. Nel 2011, quindi, la Camera bocciava la proposta dell’IdV sulla materia e nel 2013 la Consulta dichiarava incostituzionale il riordino proposto da Monti. Dopo la riforma Delrio, la vittoria del No al referendum costituzionale bloccava tutto, per cui ora si ricomincia daccapo. Intanto le grosse realtà provinciali sono diventate città metropolitane, ancor più dispendiose e talora partigiane delle vecchie Province, e dunque le riforme, come spesso accade nel nostro Paese, producono carrozzoni che sperperano molto di più e provocano mali peggiori di quelli a cui vorrebbero rimediare. Certo, il termine provincia sa di Impero Romano, e l’orecchio vuole la sua parte, magari le ribattezziamo… ma non rappresentavano esse l’articolazione locale dello Stato centrale, la presenza della Repubblica sul territorio, a garanzia di unità nazionale e di sicurezza? In tutta Europa, poi, sono presenti Enti intermedi fra Comuni e Regioni. Sarebbe bene che le province tornassero a ridare ai cittadini servizi per strade e scuole, che nessuno dà, né i comuni perché mediamente troppo piccoli, né le regioni che avrebbero compiti ben più generali e importanti da svolgere. Se con elezioni dirette od indirette, forse, in fondo, è un problema secondario. E anche per quanto riguarda quelle di dimensioni più piccole, sono dell’avviso che piccolo è bello, che da sindaco mi gestivo benissimo e con costi assai contenuti la nettezza urbana e l’approvvigionamento idrico nel mio Comune senza i carrozzoni costosi e inutili delle ATO, istituite per lucrare e garantire poltrone nei Consigli di amministrazione agli amici degli amici. E quando la Provincia regionale preparava il Piano delle Opere pubbliche, andavo personalmente a contrattare con il presidente o l’assessore perché inserissero opere utili al mio Comune. Altri tempi, tempi in cui l’attività dei Comuni era controllata sul piano della legittimità dai famigerati CO.RE.CO che si vollero abolire perché carrozzoni politicizzati, senza che il legislatore sentisse il bisogno di sostituire altro organo per il visto di legittimità sugli atti amministrativi. Quello che nel bene e nel male era stato un sistema che aveva assicurato il buon funzionamento degli Enti locali e l’oculato utilizzo delle risorse pubbliche apparve all’improvviso in contrasto con il sistema costituzionale delle autonomie locali. Ragion per cui, ora, nei Comuni i dirigenti nominati dai sindaci fanno e disfano a loro uso e consumo, mentre i segretari comunali – sulla cui abolizione pure si discute – ormai scelti direttamente dai sindaci, sono acquiescenti per paura d’essere trasferiti… Non sempre il nuovo fa rima con buon senso e bisogna avere il coraggio civile di dire il buono che c’è nel passato!

Marinella Fiume, già sindaco di Fiumefreddo

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