Pubbliservizi, anche l’immancabile Rolex per Adolfo Maria Messina. Bianco e Ontario: “Precedente gestione con molte zone d’ombra”

luglio 3, 2017

 

 

 

CATANIA –  Una mega festa in una villa di Trecastagni e l’immancabile Rolex in regalo, pare del valore di circa 25.000 euro, per l’allora presidente della Pubbliservizi Adolfo Maria Messina,  finito in manette, con custodia cautelare in carcere,  insieme ad  Alfio Massimo Trombetta (1965), entrambi promotori ed organizzatori del sodalizio criminale, secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza.

Arresti domiciliari per: Raffaello Giovanni Pedi (1974), nella sua qualità di responsabile di una delle quattro  posizioni organizzative  (manutenzione edilizia) in cui si struttura la Pubbliservizi, nonché componente di commissione di alcune gare d’appalto rivelatesi “pilotate”; Rosario Simone Graziano Reitano (19819 e Santo Nicotra (1973), imprenditori e amministratori di fatto della ditta individuale “Rennergy di Reitano Rosario” di San Giovanni la Punta e della società “Light and Power SRLS di San Giovanni la Punta;   e Alfio Giuffrida (1958),amministratore di fatto della società “MA.GI srl”, con sede a Trecastagni. Tra gli indagati anche Salvatore Branchina (1959), dipendente della Pubbliservizi, che ha offerto agli investigatori ampia collaborazione e non è destinatario di nessun provvedimento restrittivo.

Il sindaco della Città Metropolitana: “Avevamo intuito già un anno fa che nell’azienda e nella sua gestione ci fosse qualcosa che non andava per il verso giusto, che ci fossero gravi irregolarità a partire dal bilancio. Lo abbiamo denunciato. Ringraziamo Procura e Guardia di Finanza per il lavoro svolto”. “Un altro cancro che minacciava la vita di questa città è stato estirpato”. Così il sindaco della Città Metropolitana di Catania Enzo Bianco commentando l’azione della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto dei vecchi vertici di Pubbliservizi e di alcuni suoi dipendenti. “Avevamo intuito già un anno fa – ha dichiarato Bianco – quando mi sono insediato come sindaco metropolitano che nell’azienda e nella sua gestione ci fosse qualcosa che non andava per il verso giusto, che ci fossero gravi irregolarità a partire dal bilancio. Lo abbiamo denunciato in maniera chiara fornendo atti e documenti sotto la gestione del professore Muscarà e quella attuale di Silvio Ontario. Abbiamo anche bocciato il bilancio del 2015. Un’azione necessaria, obbligata da numerose irregolarità riscontrate: il parere negativo della società di revisione, il mancato visto dal Collegio sindacale, i gravi rilievi espressi dal “Controllo analogo” che analizza gli atti di Pubbliservizi. Ci siamo mossi per porre rimedio attraverso le nostre specifiche competenze ed abbiamo iniziato un’azione di cambiamento radicale anche per tutelare l’azienda ed i lavoratori. Sono certo che la capillare azione investigativa porterà alla luce ulteriori irregolarità nella gestione dell’organizzazione, per individuare i soggetti coinvolti in malaffare e restituire dignità agli onesti lavoratori. Ringraziamo la Procura della Repubblica e la Guardia di Finanza – ha detto ancora il Sindaco Metropolitano – per l’azione condotta che conferma tutti i dubbi circa una condotta non corretta nel passato, una gestione “familiare” a danno dell’interesso pubblico. I fatti di oggi confermano che abbiamo percorso la strada giusta e continueremo a procedere con ancora più serenità lungo il percorso del cambiamento, del risanamento e del rilancio economico di Pubbliservizi al cui interno sono state estirpate le mele marce per dare possibilità alla stragrande maggioranza dei lavoratori onesti di operare nella massima tranquillità”.
«Illuminate le zone d’ombra in Pubbliservizi» «Quando due mesi e mezzo fa circa ho accettato l’incarico di amministratore unico della Pubbliservizi, ho presto avuto contezza di alcune possibili zone d’ombra, per così dire, riguardanti una precedente gestione. Zone d’ombra che la magistratura ha “illuminato a giorno” con l’operazione di stamattina. Sono qui, su esplicita richiesta del sindaco metropolitano di Catania, Enzo Bianco, per dare una sferzata di trasparenza e legalità all’azienda e imprimere una rotta nuova, modernizzandola e rendendola realmente efficiente, nel contempo riducendo le spese e azzerando i rischi di possibile corruzione. In momenti come questi, al di là delle frasi di rito, non si può che affidarsi in pieno alla magistratura e al suo operato, nella certezza che gli inquirenti chiariranno una pagina triste e per nulla edificante della storia della partecipata. Oltre ai doverosi ringraziamenti alla Procura di Catania e alla guardia di finanza, la mia gratitudine va a Enzo Bianco. Non bisogna infatti dimenticare che è proprio grazie alle sue denunce se il calderone maleodorante di taluni pseudo affari è stato scoperchiato. Bianco ha con forza chiesto chiarezza su di una precedente gestione di Pubbliservizi e oggi la Procura ha dato una risposta inequivocabile. Un sistema di controllo c’è, questo sia da monito per tutti: una azienda pubblica, se rispetta le regole, può portare avanti la sua mission, se non le rispetta rischia il tracollo». Lo ha dichiarato Silvio Ontario, amministratore unico della Pubbliservizi Spa.
“Fedelissimo” del potente di turno, da Raffaele Lombardo che lo nominò consulente alla Regione, a Rosario Crocetta, che gli aveva affidato la presidenza della Pubbliservizi, l’ammiraglia tra le partecipate della Città metropolitana, forse per sdebitarsi per l’impegno profuso a favore del Megafono, in campagna elettorale, Adolfo Maria Messina, di Paternò, ha costruito la sua carriera di aspirante politico muovendosi con disinvoltura da uno schieramento all’altro. Dispensatore di opinioni e di scoop tramite i suoi blog, non testate giornalistiche, aveva cercato, di recente, anche di “agganciare” Enzo Bianco, diventato sindaco metropolitano e, quindi, suo riferimento istituzionale proprio per Pubbliservizi. Corteggiamento maldestro e frettoloso (un paio di articoli ruffiani, dopo aver scritto peste e corna)respinto da Bianco che lo mise subito in difficoltà non approvando il Bilancio della partecipata che lo stesso Messina aveva miracolosamente risanato, a suo dire.
Oggi, le manette per Adolfo Maria Messina, un’altra persona, con lui in carcere, ed altre quattro persone, queste ultime agli arresti domiciliari. Le indagini della Guardia di finanza, avviate da tempo e su almeno due filoni, coordinate dalla procura della Repubblica, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del locale Tribunale,  per appalti pilotati gestiti dallaPubliservizi S.p.a. di Catania, società “in house” della Città Metropolitana di Catania,per fatti accaduti negli anni 2015 e 2016. Sequestrati beni per oltre 200.000,00 euro, pari al profitto corruttivo. Ai destinatari delle misure personali e anche reali è contestata la corruzione continuata con il vincolo associativo. Messina aveva denunciato intimidazioni nei mesi scorsi  ottenendo la solidarietà del presidente Rosario Crocetta e dei sindacati interni.
Per completezza d’informazione, il Rolex al quale si fa riferimento nel titolo aveva un valore di circa 23.000 euro. Dopo averlo ricevuto  per il compleanno, Adolfo Maria Messina lo restituì per cambiarlo  con un regalo più modesto in seguito alle polemiche scaturite tra gli stessi dipendenti della Pubbliservizi che in parte avevano contributi al “cadeau”.

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