Pubbliservizi, senza capitali freschi del socio pubblico il futuro è sempre più incerto

luglio 22, 2017

|Saro Faraci|

CATANIA – Il lavoro che sta svolgendo Silvio Ontario, attuale amministratore di Pubbliservizi, la partecipata dell’ex Provincia regionale di Catania, è sicuramente apprezzabile. Avendo ereditato dai suoi predecessori una complicatissima situazione sul piano amministrativo e gestionale, il presidente regionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria sta provando a recuperare in pochissimo tempo efficienza e liquidità passando in rassegna ad una ad una le voci del bilancio. L’ultimo che è stato approvato dai suoi predecessori è quello al 31/12/2014 che evidenziava una perdita di esercizio di 263.000 euro, abbastanza fisiologica in sé, ma comunque segnaletica di una situazione complessiva ben più pesante.  Per lungo tempo infatti hanno avuto una forte incidenza i costi del personale, lievitati oltre ogni ragionevole aumento (come hanno dimostrato gli ultimi fatti di cronaca); quelli verso i fornitori, determinati dal frequente ricorso a ditte per esternalizzazione dei servizi che invece la Pubbliservizi avrebbe dovuto svolgere col proprio personale; e via di seguito perché, nelle aziende non gestite bene in precedenza, il rischio di una deriva degli oneri è sempre alle porte con la conseguenza che il bilancio diventa un colabrodo. Inoltre, quando ci sono deficit di liquidità si ricorre alle banche e il costo del denaro preso a prestito si paga a caro prezzo. A naso, possiamo dire, che non si prospettano numeri buoni per i bilanci 2015 e 2016 (da approvare al più presto) e per quello al 2017, quest’ultimo da approvare entro l’anno successivo.

Silvio Ontario sta intervenendo con piglio deciso su queste voci di costo, c’è un buon sostegno da parte dei sindacati e di buona parte dei lavoratori della società, ma ciò che preoccupa è tutto quello che rimane al di fuori della portata dell’attuale amministratore, ad esempio la riduzione dei ricavi che, in base ai bilanci 2012-2014, è stata di 800.000 euro e che, per il futuro, rischia di essere ancora maggiore, dato che Pubbliservizi è una società di scopo, e dunque il suo principale committente è l’ex Provincia regionale di Catania attraverso un contratto di servizio che sta per scadere.  Nel corso degli anni, ovviamente, anche l’ente pubblico intermedio si è trovato, per via della spending review, a tagliare i costi e tutto ciò si è riverberato sui conti della Pubbliservizi, di per sé gravati dall’elevata incidenza dei costi. Quelli per il personale, ad esempio, sono non inferiori all’80% del totale dei costi, appesantiti ulteriormente da oneri di 450.000 euro per l’adeguamento dei salari alla nuova contrattazione collettiva.

Mal comune, mezzo gaudio. Altre società come Pubbliservizi non stanno meglio, specialmente nel Sud Italia, dove queste società di scopo sono state create “illo tempore” per svolgere i servizi prima realizzati “in house” dagli enti pubblici che sono diventati i principali azionisti di queste aziende partecipate. Così Catania Multiservizi (17 milioni di euro di fatturato, con un costo del personale di quasi 14 milioni per pagare i 506 dipendenti) oppure Roma Multiservizi (con ricavi pari a 75 milioni di euro e costi per i 3.500 dipendenti pari a 62 milioni di euro e una perdita di 2 milioni di euro). A queste società, rispettivamente partecipate dai Comuni di Catania e di Roma Capitale, è stato trasferito fin dall’inizio tutto il personale che prima era dipendente pubblico, e inevitabilmente la voce dei costi è cominciata a lievitare per via degli oneri sul personale, mentre i ricavi col tempo si sono assottigliati. Dove c’è stata poi “mala gestio”, i costi sono aumentati anche per via di altri voci, i superminimi, le consulenze, i fornitori, e così via.

Un buon amministratore interviene subito sui costi, anche per incrementare la produttività del fattore lavoro e recuperare la liquidità necessaria per far fronte agli impegni correnti, a cominciare dal pagamento dei salari; ma ha le mani legate per tutto il resto, perché non può inventarsi nuove voci di ricavi dato che le multiservizi sono società di scopo; in ogni caso l’amministratore rimane vincolato alle scelte dell’azionista principale.

Il futuro di queste società pubbliche dunque passa ancora una volta dalle scelte che vorrà fare la politica. Se Pubbliservizi verrà ricapitalizzata, con l’immissione di capitali freschi, la gestione prenderà respiro e si potrà mettere mano finalmente ad un serio piano industriale di rilancio, pensando a come incrementare i ricavi. In caso contrario, i margini di intervento degli amministratori, anche quando sono competenti come Silvio Ontario, saranno sempre ridottissimi. Potranno fare l’impossibile per eliminare spese improprie e tagliare costi inutili, ma non sono attrezzati nè sono stati nominati per compiere i miracoli. E se la politica non ragionerà una volta per tutte con mentalità aziendale, queste società rischiano di prendere la strada della liquidazione. Una via che la Regione Siciliana, cattiva imprenditrice in molti settori, sta largamente sperimentando negli ultimi anni, con lungaggini burocratiche che hanno affossato le aziende partecipate, arrecando grave nocumento all’intera economia isolana.

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