Regionali, ad Armao saltano i nervi e nel centrodestra tutto torna in discussione

agosto 22, 2017

 

 

 

Com’era prevedibile a Gaetano Armao, ex assessore del governo regionale di Raffaele Lombardo, e leader di Siciliani Indignati, sono saltati ieri i nervi. Di fronte all’ennesimo ripensamento di Silvio Berlusconi sul candidato governatore in Sicilia, con nuovi nomi papabili come l’ex ministro Stefania Prestigiacomo o il deputato nazionale Basilio Catanoso, e in attesa di sciogliere il dubbio se ricompattare il centrodestra sul nome di Nello Musumeci, l’avvocato palermitano ha parlato di “teatrino della politica” e ha dichiarato di andare avanti lo stesso. Lo ha detto con toni forti forse in un momento poco opportuno e così potrebbe aver perso definitivamente il sostegno dell’ex premier che in Sicilia vedeva di buon occhio un non politico di professione in corsa per la carica di presidente della Regione.
Berlusconi, insieme a Miccichè, prosegue le trattative con le altre formazioni politiche del centrodestra, nella speranza di trovare compattezza intorno ad un nome che stia bene a tutti. Nello Musumeci è in pole position come sempre, ma sconta diverse antipatie. Quella a pelle che è reciproca con il buon Gianfranco Miccichè, che risale ai tempi della precedente tornata elettorale regionale. E poi l’antipatia di Angelino Alfano, ministro degli Esteri, che abituato, insieme ai suoi adepti, ad uno straordinario trasformismo politico, mal digerisce chi chiede, come Musumeci, un’adesione convinta ad un programma elettorale chiaro e preciso. Ad Alfano ed amici, come è noto, interessa fiutare in anticipo chi sarà il vincitore e saltare sul carro, prima che tutti gli altri alleati politici facciano lo stesso. Chiaramente a Musumeci un discorso del genere non può andar bene.
Intanto, con grande tempismo, ieri il leader di Diventerà Bellissima ed ex presidente della Provincia regionale di Catania, ha avviato riunioni politiche per la formazione delle liste che lo sosterranno in questa campagna elettorale. Musumeci, forte di un gradimento popolare che al momento è superiore a quello di altri papabili candidati, intende andare avanti sulla propria strada. Per il resto, si vedrà.
Sull’altro versante, cioè il centro sinistra, si fa strada il nome di Fabrizio Micari, attuale rettore in carica dell’Università di Palermo, oppure quello di Davide Faraone, attuale sottosegretario alla Sanità del governo Gentiloni. Come per il centro destra, il nodo non è soltanto il nome, ma l’aggregazione delle forze politiche intorno al nome e al progetto. Per questo l’attuale sindaco di Palermo Leoluca Orlando sta provando a tessere un’alleanza ampia per portare dentro tutti gli alleati del centrosinistra. La soluzione sarebbe gradita all’ex premier Matteo Renzi, al quale poco importa della Sicilia ovviamente, ma che è interessato a capire come tutte le forze del centrosinistra, estremamente diviso al suo interno per eccesso di protagonismi personali, siano ricompattabili intorno ad un progetto che non sia più, come per il passato a trazione esclusiva PD, ma sia più ampio e condivido. In questo contesto, la formula del civismo politico allargato, di cui Leoluca Orlando è stato uno dei pionieri in Italia e tornata nuovamente alla ribalta dopo la riconferma a Sindaco di Palermo, potrebbe essere una sperimentazione interessante.
Nel centrosinistra siciliano, che pende dalle labbra dell’ex premier Renzi, c’è assoluta inerzia. E se questo è comprensibile per il PD, guidato da Fausto Raciti, che non può muovere un passo senza che Renzi dia l’assenso, non è affatto giustificabile per formazioni filo-governative, come Sicilia Futura, il movimento di Totò Cardinale e di Nicola D’Agostino, che sembra interessata più ai benefici che ne trarrebbe a livello nazionale che alla difficile situazione politica dell’isola. Del resto, dopo la fallimentare esperienza del governo di Rosario Crocetta, tutto il centro sinistra, Sicilia Futura inclusa, ha le ossa rotte in questo momento e prova a riscattarsi con un nome forte e credibile. Bisogna vedere, in questo contesto, se il nome di Roberto Lagalla, ex rettore dell’Università di Palermo, e già in campo da tempo come candidato governatore, sia in grado di ricompattare tutto il centro sinistra. Ma su Lagalla pesa come un macigno l’endorsment, cioè il sostegno assicurato da tempo da Totò Cuffaro. E ciò ovviamente non è gradito a molti pezzi del centrosinistra.
Con il centrodestra e il centrosinistra divisi al proprio interno e in forte ritardo sulla designazione del candidato alla Presidenza della Regione, torna a prendere vantaggio il movimento Cinque Stelle, già da tempo in campo con la candidatura di Giancarlo Cancelleri. In questi giorni, grazie anche all’appoggio dei leader nazionali, il movimento di Beppe Grillo sta girando in lungo e largo la Sicilia, incontrando giovani, imprenditori, manager, la società civile indignata e arrabbiata, cioè tutti quei pezzi di elettorato che probabilmente non voteranno né centro-destra né centro-sinistra perché disgustati dal modo in cui finora si è fatta politica negli ultimi anni.
Il movimento Cinque Stelle prende vantaggio e si fa rincorrere. E, alla fine, se dovesse vincere, forse né a Renzi né a Berlusconi dispiacerebbe. Ci sarebbe il banco di prova dei primi mesi di attività governativa in Sicilia dove, se i “grillini” dovessero tentennare per difetto di esperienza amministrativa, perderebbero consensi a livello nazionale, lasciando strada libera alla “grosse koalition” che i due più grandi prestigiatori della politica nazionale degli ultimi anni, cioè Berlusconi e Renzi, sognano da tempo. Staremo a vedere

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