Regionali, al “No, grazie” di Grasso fa eco Crocetta: “Ci sono io!”

giugno 25, 2017

 

 

 

 

Daniele Lo Porto

PALERMO – “No, grazie”. Formale ed educato così com’è l’uomo, il presidente del Senato Pietro Grasso, ha rifiutato l’invito del Pd di candidarsi alla presidenza della Regione Siciliana. Alla fine, dopo il susseguirsi crescente di rumors, tutti accreditati da “fonti riservate e attendibili” è dovuto uscire allo scoperto per smentire ciò che non aveva mai detto e, soprattutto, pensato di poter fare. Gli unici a crederci forse sono stati i generali del Pd per i quali l’indicazione di Pietro Grasso è stato, comunque, un ottimo alibi e un’opportunità per prendere tempo, in mancanza di un vero candidato, soprattutto dopo che Rosario Crocetta è stato, più o meno elegantemente, sbolognato. Lo stesso Saro di Gela, però, non ha ancora ottenuto il suo salvacondotto per affrontare il mondo esterno quando lascerà le tutt’altro che dorate sale di palazzo d’Orleans. Quindi per aumentare il suo TFR politico alza le sue stesse quotazioni: “Avevo aderito con sincerità e lealtà al progetto Grasso Presidente. E credo che non esistano precedenti di presidenti della Regione uscenti, che abbiano dimostrato tanta lealtà nei confronti del proprio partito e della coalizione con la quale ha governato. Occorre adesso riprendere il confronto unitario, partendo dalla valutazione del grande lavoro che è stato svolto alla Regione in questi anni e che ha salvato la Sicilia. La Regione non può essere affidata a pericolose avventure di governo che ripropongono gli schemi di quel passato che l’hanno distrutta. Indietro non si torna e tale consapevolezza mi spinge a lottare e a impegnarmi con maggior vigore, fino in fondo, per fare della Sicilia una delle terre più avanzate e più ricche d’Europa, in un percorso di trasparenza e legalità”, aggiunge Rosario Crocetta, che – in sostanza – ripropone se stesso per dare continuità a quel processo di risanamento e di legalità del quale, però, milioni di siciliani non si sono accorti, a cominciare dai suoi sostenitori della prima ora e dai big del Centrosinistra2. Insomma, l’alternativa a Grasso è Rosario Crocetta.

Ma chi ha creduto veramente che la seconda carica dello Stato, proiettata verso ulteriori incarichi di altissimo prestigio, non certo la presidenza della Repubblica, però, per motivi vari (corregionalità con l’attuale presidente con il quale condivide anche l’impegno antimafia), potesse accettare di precipitarsi a livello di presidente della Regione? Una regione che ha un peso specifico assai limitato nello scacchiere politico, economico e sociale italiano, se non per argomenti simbolici che vengono tirati fuori quando sono utili.

“Il mio impegno e il mio amore per la Sicilia non smetterà di esprimersi in ogni forma e in ogni sede anche nazionale, ma i miei doveri istituzionali attuali mi impongono di svolgere, finché necessario, il mio ruolo di presidente del Senato”, ha spiegato il presidente Grasso. Sfuma quindi definitivamente la possibilità di un confronto elettorale e politico tra due paladini dell’antimafia, dopo che nei mesi scorsi si era ipotizzata una candidatura del Movimento 5 stelle per il pm Nino Di Matteo, che nei prossimi mesi assumerà il suo nuovo incarico a Roma, da dove continuerà però ad occuparsi di criminalità organizzata siciliana, vista la competenza specifica acquisita in tanti anni di indagini. E poi, fattore non secondario, qualora Di Matteo avesse mai pensato di accettare il corteggiamento dei grillini, questa disponibilità sarebbe decaduta con la mancata illibatezza giudiziaria dei sostenitori di Grillo che con il caso delle firme false hanno perso molto della loro credibilità di buoni cittadini, dopo aver mostrato di non essere perfetti amministratori.

Insomma, palla al centro per tutti. Il centrosinistra dovrà trovare un candidato, autorevole e credibile che metta insieme tutti, esattamente come il Centrodestra che aspetta ancora la capacità di Miccichè di pronunciare un cognome. In alto mare anche i grillini che non sarebbero neanche loro compatti su Giancarlo Cancellieri, che – paradossalemne – potrebbe rappresentare l’elemento di disastrosa continuità con il governatorato di Crocetta.

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