Regionali, Musumeci compatta il centrodestra mentre il centrosinistra si autodistrugge

settembre 1, 2017

 

Daniele Lo Porto

Alla fine, per sincera condivisione o per semplice tornaconto, si sono dovuti accodare al treno di #diventeràbellissima che procede spedito in direzione Palazzo d’Orleans. Superato il passaggio al livello di un esasperato tatticismo, il tunnel di improbabili e improponibili candidature alternative, frantumato qualche macigno lasciato sulla rotaie Nello Musumeci non ha lasciato alternative ai suoi alleati, vecchi e nuovi, confortato anche da un crescente e diffuso consenso confermato in più sondaggi che, alla fine, ha convinto anche  Silvio Berlusconi che ci ha messo del tempo per capire quello che era fin troppo facile capire.

Anche i centristi, sempre pronti a tentare di imporre la loro, anche se con numeri esigui e personalità dotate di limitato appeal, hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Gaetano Armao si “accontenterà” di fare il vice presidente della Regione, in caso di successo del centrodestra, Roberto Lagalla avrà un assessorato importante, dopo aver rinunciato a correre da solo, scelta non crediamo particolarmente sofferta. Insomma, il centrodestra si ritrova unito come ai vecchi tempi e senza la necessità di fare squadra attorno ad un ex democristiano o “moderato”, come amano autodefinirsi adesso. I prossimi giorni, delineate le alleanze, saranno dedicati alla stesura di un programma con obiettivi chiari e raggiungibili, non un libro dei sogni. Burocrazia snella ed efficiente, sostegno all’imprenditoria privata, definizione del contenzioso tra Regione e Stato che durante la gestione di Rosario Crocetta ha penalizzato le casse dell’Isola. Musumeci ha accennato questi punti che poi saranno affrontati e risolti da assessori concreti ed esperti (Lagalla e Armao lo sono di certo) e non da specchietti per le allodole, tra scienziati e cantanti che ben poca pratica hanno delle vita quotidiana e delle difficoltà dell’amministrazione pubblica.

Il confronto, nonostante il proliferare di autocandidature pronte a sciogliersi come neve al sole (Antonio Fiumefreddo parte sempre, ma non arriva mai, ben consapevole com’è di avere pochissimo consenso ma più ampia capacità di trattativa o lo stesso Vittorio Sgarbi che in Sicilia ha trovato l’Eldorado, professionalmente parlando, ma che ha lasciato ricordi non proprio esaltanti della sua sindacatura a Salemi) sembra limitarsi ad una corsa a due con Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 stelle, che ha esperienza limitata al suo ruolo di oppositore e non certo di amministratore, buona volontà a parte.

Il centrosinistra è fuori dai giochi. Non da adesso, sia chiaro, ma da almeno due anni, da quando cioè Matteo Renzi non ha avuto il coraggio di far votare la sfiducia a Crocetta che lo ricambia tenendolo per sotto scopa. L’incontro tra il governatore uscente e il leader del pd non è andato come voleva il reuccio di Gela: la buonuscita non lo ha accontentato e lui tira la corda minacciando di volersi ricandidare cosa che non penserebbe neanche lo stolto Cacasenno. la sinistra è spaccata, incapace di trovare un nome decente da proporre all’elettorato. ‘L’indicazione del  del rettore di Palermo sa tanto di mossa per prendere tempo e è già bruciata dalla richiesta di primarie invocate dallo stesso Crocetta, soluzione tardiva. Si è sperato nel miracolo di san Pietro Grasso. Un miracolo, appunto, se il presidente del senato avesse accettato di buttarsi nella polverosa arena di una competizione elettorale lontanissima da lui per stile di vita e ruolo istituzionale. Claudio Fava in questa fase non fa altro che provocare un ulteriore sbandamento delle già lacere e disordinate truppe dell’estremo fianco sinistro, infastidito dall’arrivo dei mercenari del potere, gli alfaniani: tanti generali con pochissime truppe ormai imborghesiti dalla vita di corte e lontani dalla battaglie dove c’è da sudare e sporcarsi le mani. Le voci di alcune defezioni sembra essere solo tattiche (Salvo Torrisi o Pippo Pagano potrebbero mai allontanarsi dallo sguardo benevolo di Pino Firrarello?). A Giovanni La Via, volto presentabile dopo che Giuseppe Castiglione non lo sarà più perché imputato nel processo sulla gestione del Cara di Mineo, filone siciliano di Mafia capitale, il compito arduo di far credere che la rana sia un bue, in termini elettorali.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito si serve dei cookie per l’erogazione dei servizi, la personalizzazione degli annunci e l’analisi del traffico. Se prosegui la navigazione acconsenti all’utilizzo dei cookie.