Regionali, la politica dei colpi di calore: Firrarello e Castiglione infelici e confusi

settembre 4, 2017

 

 

Daniele Lo Porto

CATANIA – “Avrei preferito un’alleanza con  Forza Italia, schema Miccichè, ma quel Musumeci s’è voluto candidare a tutti i costi, per me non è potabile, lui ci ha fatto perdere cinque anni fa contro Crocetta. Berlusconi ha subito il veto di Meloni e Salvini su Alfano, ma il patto con Renzi sulla Sicilia include anche le elezioni politiche 2016″. Sarà l’età, sarà il caldo, sarà l’ansia per l’imminente raccolto di pistacchio, albero sotto il quale anni fa si celebrò un patto politico per distruggere Raffaele Lombardo, fatto sta che le dichiarazioni dell’ex sindaco contadino e senatore e deputato regionale Pino Firrarello, riportate sul quotidiano locale, fanno un po’ sorridere e un po’ preoccupare per le sue condizioni di salute e per la memoria che non è più quella di una volta. Firrarello non ricorda, ad esempio, che nel 2012 erano in piena e aspra lotta con Gianfranco Miccichè al quale contendevano la leadership di Forza Italia in Sicilia e il veto da loro imposto Miccichè costrinse, si fa per dire, l’uomo del famoso 61-0 a candidarsi contro Musumeci e il centrodestra ufficiale. E proprio Miccichè ha ricordato il contesto politico di allora in una recente intervista .Firrarello, inoltre, non ricorda che nel 2012 fu proprio il suo gruppo a cambiare a poche ore dal voto fronte con un salto della quaglia che permise a Crocetta di vincere la competizione elettorale. E  qualche cambiale in scadenza fu portata sul tavolo del neo governatore, ma gli accordi tra inaffidabili sono destinati a fallire e così fu. La sconfitta in Sicilia fu così traumatica per Firrarello & C., che nel resto d’Italia si fanno chiamare “alfaniani” perché identificarsi con un partito o con uno schieramento è assai più difficile, decisero di passare armi e bagagli, e pochi voti, sul carro del vincitore, Matteo Renzi, con quel partito che già nel nome era un tradimento linguistico e semantico: “Nuovo centro destra”, con il quale passavano al centrosinistra, con grande disinvoltura. Firrarello, insomma, ha difficoltà ad ammetterlo, ma c’è rimasto male che Musumeci, prima ancora della Meloni e Salvini, non lo ha  voluto, non cadendo nella trappola di un esercito con qualche colonnello e pochissimi soldati, soprattutto ora che la filiera della solidarietà e dell’accoglienza ha avuto qualche intralcio con le attività giudiziarie di Mafia Capitale e il filone siciliano collegato al Cara di Mineo che vedrà al banco degli imputati anche il sottosegretario Giuseppe Castiglione, genero dell’illuminato statista di San Cono, poi brontese per adozione.

A proposito di Castiglione: anche lui sul quotidiano catanese si lascia andare ad esternazioni in libertà: “E’ certo che la candidatura di Musumeci è l’ennesima di un perdente seriale. All’epoca c’era un forte Pdl nel 2012, mentre oggi c’è Forza Italia che vale la metà. Le loro liste saranno deboli, prive di contenuti”, assicura l’ex deputato regionale, assessore regionale, presidente della Provincia, presidente dell’UPI, deputato e poi sottosegretario al Pistacchio (tutte cariche ottenute con il sostegno di Berlusconi, poi allegramente tradito e, adesso, addirittura sbeffeggiato) che sembra tradire la sindrome della volpe quando non può arrivare all’uva. La realtà e che i comandanti Alfano e Castiglione nell’accordo con Renzi hanno assicurato una scialuppa di salvataggio a se stessi, mentre dell’equipaggio sempre più esiguo non sembrano occuparsi più di tanto. Fantapolitica? Vedremo.

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