Sanità allo sbando, “quella” dottoressa del 118 puntualizza che…

agosto 31, 2017

 

Riceviamo e pubblichiamo

ADRANO – Sono la famigerata, temibile nonché diversamente simpatica dottoressa che da più di un decennio presta servizio nella cittadina di Adrano e dintorni, talvolta riuscendo anche a portare a termine le richieste di soccorso senza apportare ulteriori danni ai poveri pazienti che hanno la sfortuna di imbattersi in me ma, ma anzi arrecando sollievo e talvolta anche risoluzione dei loro problemi. Infatti, nell’intervento presso la villetta in questione, il petulante-almeno quanto me-ha dimenticato di aggiungere di aver trattenuto e ritardato la visita della sottoscritta all’amico sofferente in quanto impegnato a discutere, gesticolando vivacemente, i miei legittimi( dal momento che viviamo in un paese libero) commenti sull’accessibilità del suddetto luogo di villeggiatura ed ha persino dimenticato che io sono chiamata a prestare soccorso e questo ho fatto secondo scienza e coscienza, nella totale sicurezza del paziente, rispettando i protocolli e facendo sì che poi il paziente fosse dimesso dall’ospedale completamente ristabilito. Questo è cio’ che conta. Per il resto, se vengo chiamata ad intervenire per uno sfortunato paziente che si è fratturato il femore, di certo non posso contestargli che mi abbia scambiato per un tassista in quanto solo noi personale del 118 possiamo trasportarlo nella maniera più idonea e di certo-per riferirmi all’altra grave e diffamatoria affermazione che da sola varrebbe una denuncia-non avrò lasciato un paziente dispnoico a casa poiché intenta a fare un “cazziatone”. La storia è sempre la stessa: se il misantropo si fosse imbattuto in un collega che non ha l’ansia di piacere per forza, che ha più il senso della sostanza piuttosto che della forma, che ha un cipiglio autoritario ma è di sesso maschile, il figuro di cui ho la sfortuna di imbattermi a mia volta, non avrebbe l’ardire di commentare vigliaccamente e per dare la misura di tale vigliaccheria mi preme ricordare che anni fa, mentre prestavo servizio presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Biancavilla (unico medico di guardia in quel turno), ricevevo una telefonata dallo stesso che mi chiedeva con insistenza ed inopportunamente in quel momento, notizie di un paziente e degli eventi che lo riguardavano ed al mio volermi sottrarre per volontà di protezione nei confronti del paziente vittima si un incidente, credo, l’intraprendente giornalista si rivolse all’allora direttrice dell’ospedale e mi fece richiamare dalla stessa credendo di mettermi soggezione, onde sottomettermi forzatamente alle sue domande. Io sono un medico dell’emergenza, non faccio il pediatra e nemmeno lo psicoterapeuta. Non sono remissiva e non mi piace subire le situazioni, ma credo di avere la giusta empatia nei confronti dei pazienti con cui ho a che fare. E sempre, dico sempre, sono gentile con chi è gentile con me.

N.C.

 

Pubblichiamo la lettera della dottoressa del 118 con qualche giorno di ritardo,  perché  pervenuta su un indirizzo diverso da quelli della redazione, durante un brevissimo periodo di riposo del sottoscritto. Non entriamo nel merito della vicenda, ma mi sembra poco rilevante ricordare un episodio di almeno dieci anni fa – e in ambito professionale – collegandolo a un’emergenza personale vissuta nei giorni scorsi. La segnalazione ci è stata inoltrata da un semplice cittadino, (anche se di professione giornalista) utente della sanità pubblica, che nessuna indicazione anagrafica ha fornito sulla dottoressa “diversamente simpatica”. E concludiamo con una precisazione di Nicola Savoca, anche lui ha qualcosa da puntualizzare.(dlp)

Quel giornalista non sono io: nella sua replica, la dottoressa del 118 da me chiamata in causa offre la sua versione dei fatti. Mi dà, pero, del vigliacco citando un fatto accaduto anni fa che mi avrebbe visto protagonista. Non è vero nulla: io non l’ho mai chiamata al telefono per avere notizie su un paziente e non ho mai fatto pressioni sulla direttrice dell’ospedale. A meno che la dottoressa non sia stata indotta a credere di avere parlato con me al telefono. Quanto all’altra accusa di essere un misantropo, chi mi conosce sa che adoro e rispetto le persone e non porto rancore per alcuna ragione. Anche in questo caso: quel giornalista non sono io.

Nicola Savoca

 

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