Tante voci, qualche sospetto, pochissime denunce. Don Pio era “chiacchierato”

dicembre 2, 2017

Katya Maugeri

CATANIA – “Nell’apprendere queste notizie ci si sente feriti, una ferita che lacera il cuore della Chiesa, quella che ama, crede e spera. Una Chiesa deturpata del sacro ruolo da azioni ignobili”, è quanto dichiarato dalle persone che hanno raccontato a noi di Sicilia Network la loro indignazione verso un uomo che fino a qualche tempo fa era identificato come uomo di Chiesa.
Sì, un altro caso di pedofilia che riguarda il clero. A finire in manette, ieri mattina a Catania, don Pio Guidolin, già parroco della chiesa Santa Croce del Villaggio Sant’Agata. Un’accusa terribile che sembra ormai all’ordine del giorno: violenza sessuale aggravata su minori.

Sarebbero state cinque le vittime del sacerdote

Minorenni con i quali avrebbe sfruttato il proprio ruolo e approfittato della condizione di particolare fragilità nella quale si trovavano, come ad esempio, la separazione dei genitori, in un quartiere difficile di Catania. Le violenze sarebbero state consumate nei locali attigui alla parrocchia. 

Un minorenne ha tentato il suicidio

Un adolescente, vittima non solo dei “riti di purificazione”, ma di una comunità probabilmente complice e omertosa: il giovane catanese, che frequentava la parrocchia del Villaggio Sant’Agata, non potendosi ribellare ha persino tentato il suicidio. Don Pio era ben tutelato dalla propria comunità tanto che, uno dei genitori delle vittime, è stato deferito all’autorità giudiziaria per il reato di favoreggiamento personale: dopo che il figlio aveva confidato questi abusi all’Autorità Giudiziaria, l’uomo avrebbe contattato Don Pio per avvertirlo delle indagini a suo carico.

Abbiamo raccolto una serie di testimonianze a riguardo

Per tutelare la loro privacy, chiaramente, non riveleremo la loro identità. “Io lo conosco bene don Pio Guidolin – affermano– la sua parrocchia è vicina a quella che frequento abitualmente e già da tempo si vociferava delle sue perversioni e delle sue abitudini: allungava spesso le mani, era eccessivamente affettuoso – anche se a tratti manifestava atteggiamenti di ira e violenza –“.  E continuano: “Andava in discoteca per sottrarre dagli ambienti loschi i giovani, ma chissà che andava a fare in realtà, quello!”. Don Pio, infatti, era noto per la sua missione umanitaria: andava spesso nelle discoteche, nei locali notturni per “salvare” i giovani dalla prostituzione e dalla droga.

“Non mi fido più dei preti, basta! Ogni giorno ne sentiamo delle nuove. Tutti che usano dei riti religiosi, come quel santone di Aci Bonaccorsi, ma come si fa a portare i bambini in luoghi che apparentemente dovrebbero essere luoghi sicuri? Non mi fido più.”
È chiaro, sono frasi di chi sta perdendo ogni forma di amore e fiducia verso i valori spirituali, come può – infatti – un prete, uomo al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male?
Inoltre, i ragazzi – minorenni – abusati erano figli della disperazione, di famiglie disagiate, figli di un territorio difficile. Anime che cercavano sicuramente un esempio da seguire, un valore al quale aggrapparsi per non cedere alla soluzione più semplice: la criminalità. Ecco che il prete – soprattutto in queste situazioni – assume per i giovani un ruolo di estrema importanza, loro così vulnerabili e pronti a lasciarsi consigliare, affidandosi inconsapevolmente. E loro, i preti, sono persone dalle severe responsabilità, dovrebbero tutelare la loro gioia, difenderla e invece accade l’atroce gesto: distruggono la loro dignità. Per sempre. Giovani marchiati per tutta la vita, da una famiglia che deve pur “campare ad ogni costo” e un valore spirituale al quale non potranno più credere.
“Stanno distruggendo l’unico pensiero felice che potesse alleviare il dolore – continuano – nessuno piano piano andrà più in Chiesa, sarà difficile affidarsi e fidarsi di uomini capaci di tanta crudeltà. E tutto questo utilizzando persino dell’olio santo. Ci rendiamo conto? Don Pio usava il nome di Dio per le sue porcherie, le sue deviazioni. E tutti lo sanno. Tutti. Ma nessuno parla, nessuno denuncia.”
E perché, chiediamo noi. “Per vergogna! Figuriamoci, mettersi contro un “parrino”. Impossibile. Anche tra di loro lo sanno, ma non parlano, si coprono tra di loro, come si fa con una setta. Così funziona. Da sempre, solo che adesso se ne parla.”  

Don Pio è descritto dai nostri interlocutori come un uomo che ha da sempre ha abusato del proprio ruolo

E non solo sessualmente. “Ricordo benissimo quella volta che venne trasferito in un’altra parrocchia e una signora anziana a lui molto legata decise di seguirlo nel nuovo paese assegnato. Gli diede alloggio e lui le prese almeno – se non oltre – ventimila euro. La donna si ammalò e lui non la cercò più. La buonafede dell’anziana donna era davvero immensa tanto da lasciar detto ai propri figli che dopo la sua morte, Don Pio era autorizzato a prendere dal suo appartamento ciò che riteneva necessario. Chiaramente – continuano a raccontare indignati – il sacerdote ritornò e prese con sé gli oggetti di valore, causando il disappunto dei parenti. Parenti che lo cacciarono via dalla Chiesa, in un’altra occasione quando il prete si propose di concelebrare il funerale di un loro familiare.” Un uomo ben lontano da Dio, dichiarano ripetutamente, non certo l’uomo perbene che cercava di sembrare.

Un uomo religioso appartenente inizialmente al Pime – Pontificio istituto missioni estere – successivamente inserito nella Diocesi di Catania per organizzare le giornate di animazione relative ad esempio alla Pentecoste giovani, ovvero una delle giornate più importante, nel 1994 ha animato l’incontro di Papa Giovanni Paolo II con i giovani allo stadio “Cibali” di Catania, nella visita che il pontefice fece al cospetto dell’Etna, ha inoltre avuto un ruolo attivo a Biancavilla, negli anni ’90, guidando diversi incontri religiosi.

“Inizialmente quando alla Curia erano arrivate quelle denunce – a causa delle quali venne sospeso – si pensava fossero calunnie, operava in un territorio difficile e nessuno voleva ammettere tale squallore”, e continuano: “Ho sempre visto in don Pio un uomo libero e lontano dagli schemi capaci di lottare in prima linea contro la criminalità. E invece minacciava i giovani che volevano ribellarsi ai suoi abusi, li minacciava e si vantava delle sue importanti amicizie”. Il loro è un tono amareggiato, sfiduciato, “ho sperato fino alla fine non fosse vero, speravo in una calunnia, e invece no. È accaduto davvero e accade troppo spesso. Ma nessuno denuncia, hanno paura, vergogna”.

E concludono: “Uno schifo, solo schifo! Profanare questi bambini usando un sacramentale. Come si può?”

Già, come si può? È davvero difficile fidarsi e affidare delle anime spesso confuse, disagiate, smarrite a uomini che abusano non solo del loro corpo ma della loro dignità, e pagano con un trauma eterno l’errore di essersi fidati di un uomo che agiva in nome di Dio.

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