Transfert, al Roma Web Fest dieci minuti di applausi

dicembre 6, 2017

 

 

 

 

CATANIA – Dieci  minuti di applausi al Roma Web Fest per l’anteprima nazionale di Transfert, opera prima del giovane regista Massimiliano Russo, che ha sedotto e affascinato gli spettatori in sala, coinvolgendoli in una sfida intellettuale che esplora la pratica terapeutica nei suoi aspetti più reconditi: “Stefano,

il protagonista, è un terapeuta che scopre la necessità di curare se stesso

sottolinea Russo. E a film concluso, vorresti già rivederlo per cogliere quelle minuzie che, sì, stavano lì come pillole per pizzicare il tuo intuito.
“Non ci aspettavamo un tale riscontro, è stato molto emozionante, durante la proiezione il pubblico reagiva con trasporto al film e a fine proizione ci ha mostrato il suo calore, gratificandoci molto”, aggiunge il regista.

La narrazione, singolare rielaborazione della struttura del thriller psicologico, segue le vicende del giovane analista Stefano (Alberto Mica) e dei suoi problematici pazienti, ritratti di menti contorte, anime in travaglio che vacillano alla ricerca di uno stabile equilibrio mentale. A manifestarsi è il profilo desolato e disilluso di Letizia (Paola Roccuzzo), l’irrequietezza e l’impazienza della spinosa Chiara (Clio Scira Saccà), la tragica ambiguità di Stefano (Massimiliano Russo), il mesto e accigliato sguardo di Claudio (Enrico Sortino) e la delicata malinconia di Alice (Rossella Cardaci).
Massimiliano Russo, che di Transfert cura anche la sceneggiatura, pone sotto la lente d’ingrandimento i legami relazionali fra personaggi, nonché le simmetrie e le corrispondenze fra eventi narrati ed elementi inconsci.

L’originalità della sceneggiatura consiste proprio nel suo plasmarsi sulla psicoterapia

la quale costituisce il motivo di sviluppo della trama stessa. E, in essa, le storie s’intrecciano, le anime s’incontrano e si allacciano in un vertiginoso e incalzante climax narrativo. Affiorano traumi irrisolti e disturbi dissociativi che coinvolgono lo spettatore in un travolgente e vorticoso intrigo, in un galvanizzante tranello psichico o in “un semplice meccanismo di Transfert”.

“La struttura della trama di Transfert è abbastanza articolata, credo che le dinamiche relazionali fra i personaggi siano molto interessanti, e aiutino lo spettatore ad affezionarsi alla storia, ad essere coinvolto intellettualmente, oltre che emozionalmente”, evidenzia Massimiliano Russo.

Appaiono centrate l’intensa interpretazione di Saro Pizzuto severo scrutante supervisore di Stefano. E quelle di Paola Roccuzzo e Clio Scira Saccà, considerevolmente capaci di calarsi nei panni di due soggetti borderline, due sorelle i cui tratti psichici sono abilmente costruiti su pericolosi rapporti di complementarietà: Letizia, introversa e taciturna ”vittima”, e Chiara, inquieta e irritabile “dominatrice”

La geometrica fotografia (di Simone Raeli e Massimiliano Russo) e i colori freddi, si proiettano nell’atmosfera apparentemente asettica di uno studio psicoterapeutico in cui si consumano perforanti tragedie umane. Le musiche (di Ray Hermanni Lewis e Giulio Fodale), tensive, traducono fonicamente un penetrante sentimento di angoscia e oppressione, costringendo lo spettatore ad un costante stato di ansietà.
Ogni elemento di Transfert, al vaglio di una regia connotata da raffinatezza stilistica, concorre alla creazione di uno schema simbolico e metaforico che culmina nello specchio come oggettivizzazione del transfert, dinamica inconscia sulla quale si fonda l’articolazione dell’omonima opera di Russo.

 

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