(Un) Perché abbiamo bisogno di Etna Comics

giugno 5, 2017

|Giovanni Lo Porto|

CATANIA – Antonio Mannino, organizzatore delle sette edizioni di Etna Comics, nella cerimonia d’apertura di giovedì primo giugno si chiedeva se, come in ogni buon rapporto sentimentale, il settimo anno sarebbe stato l’anno della crisi o quello della conferma. Conferma che è arrivata sia con le presenze, ben 78.000 costituendo nuovo record per l’organizzazione, sia per l’efficienza di tutta la macchina organizzativa. Le mostre di Marco Grasso si sono rivelanti tra le più interessanti finora proposte, ospitando le monografiche di Giorgio Cavazzano, Will Eisner, Frank Miller e Giulio Rincione. Anche gli ospiti hanno dato degno riconoscimento alla manifestazione. Valentina de Poli, direttrice di Topolino, come già negli anni passati, ha dedicato la copertina del settimanale alla quattro giorni catanese; Roberto Recchioni e Dario Argento hanno annunciato l’uscita di una storia su Dylan Dog scritta dal Maestro del cinema, conferendo al palco catanese cassa di risonanza di primo livello. Ma ciò che a nostro modo di vedere rende particolarmente felice la presenza di Etna Comics nel territorio siciliano è l’apertura verso contesti più ampi, nazionali e internazionali.

Nello specifico, un ragazzo siciliano con delle ambizioni e una passione ha, grazie alla manifestazione, la possibilità di un confronto diretto con i professionisti del settore; può andare a confrontarsi con un’industria, quella fumettistica, che è quella che regge meglio la perenne crisi dell’editoria da cui è vessato il nostro paese.  Solo otto anni fa, questo confronto essenziale per qualsiasi artista (scontato, facile, a portata di mano per un continentale) era negato ad un ragazzino siciliano, tagliato fuori a meno che di non riconnettersi con le grandi manifestazioni di Lucca, Roma. Forse è proprio questo indotto invisibile il merito principale di Etna Comics: dare uno spazio minimo di crescita ad artisti siciliani e non ridursi ad enorme (e misera) macchina mangiasoldi che si bea dei propri primati.

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