Acli Sicilia, Agata Aiello: “Occorrono politiche per l'infanzia e di sostegno all’occupazione femminile”

Acli Sicilia, Agata Aiello: “Occorrono politiche per l'infanzia e di sostegno all’occupazione femminile”

di Rossella Fallico

È la prima presidente donna di Acli Sicilia, eletta all’unanimità qualche settimana fa. Agata Aiello, già presidente provinciale Acli Catania, ricoprirà il ruolo di presidente regionale di Acli Sicilia ed ha già ben chiari i progetti che intende portare avanti nei prossimi anni.

Quarant’anni, originaria di Misterbianco dove vive con il marito, è laureata in Scienze della Formazione all’Università di Catania e ha incontrato le Acli nel lontano 2008, tramite il Servizio Civile Nazionale. Da quel momento ha continuato a militare ricoprendo vari ruoli, fino a quello di presidente regionale Acli Sicilia. Abbiamo fatto due chiacchiere con lei, toccando delicati temi come quello delle mamme lavoratrici e del supporto alle fragilità della nostra comunità.

Eletta dal consiglio regionale meno di un mese fa, quale sarà la forza del suo mandato?

“Il mio mandato, in continuità con chi mi ha preceduto prima, ovvero l’uscente Stefano Parisi, dovrà continuare ad avere al centro dell’attenzione i temi del welfare, della formazione, del volontariato e della solidarietà, intercettando i bisogni della comunità, potenziando l’ascolto e valorizzando la presenza delle Acli sul territorio regionale. Sicuramente nel delicato momento che stiamo vivendo, dettato dalla pandemia, non sarà semplice. Sarà una sfida durante la quale insieme agli amici della Presidenza proveremo a mettere insieme le forze e le competenze di ognuno per concretizzare il nostro impegno in azioni che mettano al centro la persona.”

Quali sono i temi sui quali si baserà il suo impegno? Ci sono delle priorità?

“La comunità e i suoi bisogni saranno la mia, la nostra, priorità. I nostri temi saldi riguardano le nuove povertà, le diseguaglianze sociali e il lavoro. Nei prossimi anni di presidenza Acli presteremo particolare attenzione a coloro che nella nostra società sono considerati ‘ultimi’. Penso ai giovani che hanno difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, a quelli che abbandonano gli studi o che lasciano, molto spesso a malincuore, la nostra Terra. Non da meno l’attenzione che intendo porre sarà sulla tutela delle donne vittime di violenza, alle donne mamme-lavoratrici, così come ai disoccupati, aumentati a causa della crisi economica aggravata dal Covid. La nostra associazione nasce come movimento educativo che crede nella partecipazione sociale e politica, che ha come finalità quelle di formare le coscienze, di affermare servizi di qualità per i cittadini , di riaffermare la propria vocazione formativa.” 

Oltre i problemi da lei citati, qual è l’impegno delle Acli Sicilia nell’affrontare un’altra problematica che affligge il mondo intero, ovvero quella dei cambiamenti climatici?

“La sfida ambientale che viviamo ci riguarda e ci tocca tutti ed è un’emergenza non più rinviabile.  Il tema ambientale e dei cambiamenti climatici potrebbe essere un input da cui partire per una riprogrammazione delle nostre attività e del nostro impegno. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca e di un dialogo anche con le associazioni ambientaliste del territorio e con gli istituti scolastici. Fare rete è fondamentale per poter agire concretamente nel territorio”.

Cosa significa essere la prima donna a ricoprire questo ruolo?

“Significa molto.  Ovviamente per me è stata una grande gioia, ma vorrei che si arrivasse al momento in cui non ci si meravigli più per la nomina di una donna. Mi auguro di cuore che in futuro siano sempre di più le donne a ricoprire incarichi pubblici e istituzionali, senza destare stupore e raggiungendo così quella famosa parità di genere senza la necessità di parlare di quote rosa. Come già detto, tra le priorità c’è sicuramente quella di porre l’attenzione sul difficile connubio tra l’essere mamma e l’essere donna lavoratrice. Le donne, nel recente rapporto di Save the Children, sono state definite “equilibriste”: l’anno della pandemia è stato difficile per le mamme italiane. Sono state circa 6 milioni quelle che hanno dovuto districarsi tra lavoro e i figli piccoli rimasti a casa, poiché non hanno potuto contare sul supporto di asili nido e scuole materne a causa della chiusura dovuta alla diffusione del Covid. Complessivamente nel 2020 sono state 249 mila le donne che hanno perso il lavoro e ben 96 mila erano mamme.  Al Sud la situazione, purtroppo, è peggiore che nel resto d’Italia. Diventa dunque urgente e fondamentale l’attuazione di politiche per l’infanzia e di sostegno all’occupazione femminile. Solo così sarà possibile ridurre il divario tra Italia ed Europa, tra Sud Italia e Nord Italia”.

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