Alessandro mago dei “social” e il progetto tutto catanese di cambiare il mondo della pubblicità

luglio 8, 2019

di Saro Faraci il “Professorista”

Quarta puntata della rubrica #startupmystory. Un’altra storia avvincente di start up e di startuppers. Abbiamo intervistato il leader della start up Creation Dose, una digital marketing innovativa che ha dato vita a Vidoser. Lui si chiama Alessandro La Rosa ed è un vero e proprio “mago” nell’utilizzo dei social media. Lo abbiamo “scoperto” nelle aule universitarie qualche anno fa e da allora in poi è stata sempre una sorpresa dietro l’altra.

«Ho 26 anni e sono nato a Catania, mi sono diplomato all’istituto tecnico G. Marconi come perito informatico e poi ho deciso di proseguire studiando Economia Aziendale nella mia città. In precedenza ho svolto diversi lavori; ho seguito come consulente diverse imprese nel loro processo di digitalizzazione e prima di entrare all’Università ho pure fatto il disc jockey nelle feste, dunque trasformando una mia passione, la musica, in lavoro»

-Si ritiene imprenditore per vocazione, per passione, per necessità o cos’altro?

«Fare impresa nel mio caso è una vocazione e una passione, da piccolo volevo già fare da me, non riesco a pensare ad una vita diversa da questa. Amo quello che faccio e le continue sfide che la vita da imprenditore ti mette davanti»

-Come si chiama la sua start up e cosa fa?

«Io e i miei soci abbiamo dato vita a Vidoser, una applicazione che permette alle persone di diventare testimonial dei brand, registrando brevi video da condividere sui social in cambio di buoni acquisto online. Abbiamo creato uno strumento innovativo per permettere alle aziende di farsi pubblicità, coinvolgendo persone comuni che generano un grande passaparola digitale sui social»

-Chi la collabora più direttamente in questa attività imprenditoriale? Chi sono gli altri membri del team?

«Vidoser è un progetto ideato da me e dai miei co-founder Antonio Puleo e Raffaele Barone. C’è poi tutto il resto del team ovvero Federico, Erika, Andrea, Micol, Ciccio e Sebastiano. Sono tutti Siciliani che ci accompagnano in questa bellissima avventura! Inoltre abbiamo degli advisor che ci seguono, tra cui Jacopo Paoletti del gruppo Comunicatica, che ha già investito in altre realtà siciliane»

-Avete usufruito di programmi di mentoring e supporto, ad esempio quelli di incubatori ed acceleratori? Sono stati utili e soprattutto per cosa?

«Abbiamo vinto un percorso di incubazione allo IULM Innovation Lab a Milano e un percorso presso gli acceleratori di Tim Wcap, ci sono stati entrambi utilissimi per migliorare alcune nostre competenze, ma soprattutto per metterci alla prova e superare alcuni ostacoli »

-Vidoser ha recentemente portato a compimento una campagna di equity crowdfunding. Ai non esperti di finanza, ci spiega cos’è e a cosa vi è servita?

«L’equity crowdfunding è una raccolta di capitali da investitori su una piattaforma online. La cosa bella dell’equity crowdfunding è che tutti possono partecipare e diventare in parte a quanto investito proprietari di Vidoser o di un qualunque progetto che si lancia in questa avventura. La nostra campagna è durata quasi tre mesi e ci ha permesso di raccogliere oltre 120.000€ da più di cinquanta investitori»

-In che modo guadagna, cioè fa ricavi, un prodotto come Vidoser?

«Vidoser è uno strumento innovativo di marketing per i brand, principalmente i nostri clienti, che sono spesso Top Brand (per intenderci multinazionali) ci pagano per attivare la nostra community che realizza migliaia di video brevi che vengono poi riversati sui  principali social»

-Non è la prima volta che Lei, insieme ad altri giovani, ha avviato una start up. Le precedenti esperienze rispetto a Vidoser in cosa consistevano?

«Abbiamo provato tante strade, prima Vidoser era una altra idea, precisamente un marketplace di incontro tra videomaker e brand, che come è giusto che sia matura e si evolve.  Se si vuole fare startup, il cambiamento è sempre dietro l’angolo»

-Quanto è stato determinante l’apporto del mondo universitario nell’ideazione della Vostra start up o magari in qualche altra fase?

«L’Università è stato un attore fondamentale nell’avvicinarmi a questo mondo che altrimenti non avrei conosciuto ed è stato fondamentale per le nozioni basilari che bisogna avere per fare l’imprenditore»

-Lei ha anche partecipato ad alcune business plan competition promosse dall’Università, come Vulcano di Idee e Start Cup Catania. Quanto è importante il gioco a fare impresa?

«Importantissimo, ti aiuta a capire tutti quei processi basilari che il mondo dell’impresa ti impone. Ti fa rendere conto di cosa significa giocare di squadra, in team, scegliere le persone giuste, e tutto questo lo fa però in un gioco, quindi se sbagli non succede nulla»

-Come si sente adesso da imprenditore quando deve reclutare qualcuno nel Vostro team? Quali caratteristiche cercate nei collaboratori?

«Una bella responsabilità, scegliere le persone giuste non è una missione semplicissima. Di solito noi cerchiamo collaboratori che hanno voglia di apprendere e sono rapidi nel farlo, propensione fondamentale nel nostro settore»

-Chi sono i concorrenti nel Vostro mercato?

«Esistono diverse piattaforme concorrenti che sono principalmente marketplace tra i cosiddetti influencer e le aziende. Uno dei principali competitor sul mercato, che svolge un servizio simile ma sulle foto, è diventato a inizio 2019 un nostro investitore e quindi partner strategico»

-Un consiglio che si sentirebbe di dare ad un aspirante imprenditore.

« Di scegliere i giusti compagni di squadra, leggere moltissimo e non mollare mai, ogni giorno sarà una sfida più difficile del giorno prima, non si smette mai di imparare e di lanciarsi in nuove sfide. Non è un lavoro per deboli di cuore»

-Ultima domanda. I pareri fin qui sono stati discordanti. Secondo Lei Catania è un ecosistema per le start up oppure ne ha solo le potenzialità?

« Oggi Catania ha le potenzialità per diventare un grande ecosistema e in parte lo è già, però mi lasci dire che abbiamo ancora tantissima strada da fare. Noi come startup proviamo a supportare l’ecosistema che oggi ha davanti a sé una grande sfida, evolversi e creare finalmente quel vivaio che in tutta Italia sta diventando sempre più grande di startup mature e che iniziano a dare posti di lavoro»

-Ci dica la verità. Qualche anno fa avrebbe mai immaginato di essere intervistato perché promotore di un’attività d’impresa o meglio di una start up?

«Dopo il diploma non immaginavo di essere intervistato come imprenditore per una mia attività, ero ignaro di tutto quello che sarebbe accaduto, anche se forse ci speravo  già»

Alessandro La Rosa con Salvatore Aranzulla (foto tratta da Facebook)

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