Il Papa non è infallibile, il presidente della Repubblica sì

aprile 29, 2018

 

Papa Francesco nel marzo del 2016 ha chiarito anche ai più intransigenti difensori del dogma dell’infallibilità del Papa che la stessa  è riferita solo alle definizioni che egli da in materia di fede e di morale. Ciò premesso, se anche il Papa può sbagliare quando non parla ex cathedra, credo di poter esercitare i miei diritti civili di elettore e cittadino della Repubblica italiana, nel dubitare della infallibilità del Presidente nella declinazione delle procedure seguite per tentare di pervenire alla formazione di un governo.

Anzi, per dirla papale papale, tanto per restare in tema, il cronoprogramma seguito dal Quirinale nella messa in atto delle procedure delle consultazioni e nei conseguenti mandati esplorativi, mi fa tornare alla mente il vecchio ciceroniano aforisma giuridico “summum ius summa iniuria”.
Se infatti ha fatto esplorare la destra alla Presidente del Senato e la sinistra al Presidente della Camera, quindi in apparente perfetto bilanciamento, per la prima la partita è stata dichiarata chiusa in 2 giorni, per il secondo a 8/9, se tutto va bene.
In questi giorni, a proposito dell’irreprensibile modus operandi del Presidente Mattarella, ho sentito parlare da parte di illustri costituzionalisti, di corrette e opportune procedure maieutiche, con chiari riferimenti alle manovre ostetriche e non già al metodo dialogico Socratico.
A me pare invece, e qui faccio appello al mio diritto civile di dubitare, di cui mi faccio usbergo, che ad una partoriente sia stato suggerito di sbrigarsela da sola e possibilmente entro 48 ore, mentre all’altra, dopo tre giorni di inutile travaglio, si siano iniziate le infusioni farmacologiche per induzione al parto, senza escludere, immagino, il ricorso al cesareo, perché ho la forte sensazione che la creatura debba comunque nascere.
Dal mio punto di vista tutto ciò farà ulteriormente abbassare lo spirito civico che ha motivato gli italiani ad andare a votare dando indicazioni chiare, anche se non sufficienti, rispetto ai disagi avvertiti dalla popolazione, perché il dubbio che si insinua è che la regia di questa messa in scena sia di Tomasi di Lampedusa e che il finale sarà gattopardesco:”  tutt’oggi non poter cambi perché nulla cambi”.
La  scorsa settimana la professoressa Ida Nicotra, illustre costituzionalista catanese,in un suo intervento sulla stampa raccomandava di interpretare correttamente l’art 49 della Costituzione, che indica “nel concorso a determinare la politica nazionale” la funzione dei partiti. Aggiunge Ida Nicotra “in questa ottica la Costituzione impone la necessità  di costituire un intesa capace di accogliere formazioni che in sede elettorale si erano poste come alternative”.
Non mi pare che ci si stia muovendo così. Non mi pare si stia pensando al benessere della Nazione e dei cittadini. Non vorrei che così come Cristo si fermò ad Eboli, qualcun altro si fermi a Pontedera.
Alfio Franco Vinci

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