Attori maleducati disturbano il pubblico: anche Ottavia Piccolo dopo Raoul Bova

aprile 16, 2018

 

 

 

 

Daniele Lo Porto

CATANIA – Non se ne può più. Veramente. Adesso basta. Capiamo il teatro d’avanguardia, le provocazioni di Carmelo Bene che fu maestro anche in questo, gli allestimenti in chiave post moderna nel Teatro antico di Siracusa, gli attori che fanno gli spettatori, gli spettatori che diventano protagonisti, ma a tutto c’è un limite.

Il limite è il sacro rispetto che un attore deve avere per il suo pubblico e, invece, così non è.  A Catania è successo due volte in poco più di un mese. prima è stato Raoul Bova a non uscire sul palco a fine spettacolo per ringraziare il pubblico. Le cronache dicono che si fosse indisposto per il continuo trillare dei telefonini durante lo spettacolo. Pare che addirittura durante una pausa l’impresario si sia lamentato e abbia sottolineato il fastidio degli attori. Che maleducato.

Ieri pomeriggio, al Teatro Stabile, è stata Ottavia Piccolo, attrice di lunghissimo corso, grande sensibilità e straordinaria bravura, a cadere sulla classica buccia di banana. Ha, infatti, interrotto lo spettacolo perchè infastidita da due gentili ragazze che durante lo spettacolo continuavano a smanettare con i telefonini. Imperterrite. E no, cara Ottavia Piccolo, lei non può pretendere di venire a Catania, protagonista di un testo impegnato, attuale, importante, e credere anche di poter insegnare l’educazione al suo pubblico. No, non sta proprio bene infastidire due spettatrici, due sue spettatrici, che avevano evidentemente necessità più impellenti o importanti che seguire il suo spettacolo. in fin dei conti erano solo a teatro.

2 Comments

  1. Carlo Barbieri

    aprile 16, 2018 at 4:22 pm

    Applaudo.

  2. gino

    aprile 18, 2018 at 8:08 am

    bella! applaudo anch’io! 😀

    epperò… caproni burini a parte… ma i teatri, nessuna responsabilità? non dovrebbero essere loro garanti della migliore fruizione possibile dello spettacolo?

    possibile che non esista più il ruolo della “maschera” tra il personale di un teatro?

    vuoi vedere che, se gli spettatori paganti che caproni burini non sono, chiedessero conto al teatro per il disturbo sofferto, il teatro darebbe mandato immediato alle “maschere” di eseguire il trasferimento delle mandrie di caproni burini fuori dalla sala?

    e vuoi vedere che quando le “maschere”, da buoni pastori, avranno portato i primi due caproni burini e i loro stramaledetti cellulari fuori dalla sala, magari con l’ausilio del tecnico luci che li inquadra con l’occhio di bue, così da far godere loro un giusto momento di popolarità, improvvisamente ci sbarazzeremmo dei caproni burini?

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