Binge drinking: i giovani e lo sballo compulsivo di alcol

agosto 26, 2019

di Salvatore Monaco
psicologo e responsabile della comunità Eden Il Delfino

Viviamo purtroppo nell’epoca in cui il consumo e l’abuso di alcol tra i giovani preoccupa notevolmente. Sono genitore di due figli adolescenti e la tematica mi sta molto a cuore. Quello che sembra mancare è la loro consapevolezza davanti alle conseguenze e ai rischi che ne possono derivare. A niente sembrano valere, le raccomandazioni della organizzazione mondiale della sanità sulla totale astensione dal consumo di alcol che dovrebbe esserci fino ai 15 anni.

La legge 8 novembre 2012 n.189  sancisce il divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, ma spesso la normativa non viene rispettata dai gestori di molti locali, discoteche e bar favorendo così comportamenti a rischio nel consumo di alcol da parte di ragazzini. Tutto questo implica conseguenze molto delicate sia in ambito sanitario che psico-sociale, poiché l’uso/abuso di alcol in questa particolare età, può facilmente associarsi con altri comportamenti fortemente a rischio, come il calo delle  performance  scolastiche, l’aumento dell’aggressività e dei  comportamenti violenti anche per futili motivi verso genitori o insegnanti, ma soprattutto ostacolare un normale  sviluppo cognitivo ed emotivo.

L’intossicazione acuta alcolica o la  dipendenza da alcool rappresentano il quadro estremo di situazioni sfuggite ormai di mano. Infatti  l’uso disfunzionale  dell’alcol ha diversi elementi in comune con quello delle altre sostanze psicoattive, con la ricerca  dello  sballo e dell’ubriachezza vera e propria soprattutto nei fine settimana, uso che rischia sovente  di favorire il passaggio verso le sostanze psicoattive illegali. L’alcol che si trova nelle più comuni bevande alcoliche, come  vino, birra  e  liquori è alcool etilico, detto anche  etanolo. Rappresenta a tutti gli effetti una vera e propria droga perché va ad agire  sul sistema nervoso in maniera analoga alle altre droghe con il conseguente sviluppo di forme di dipendenza. Gli effetti disinibenti ed euforizzanti dell’ alcool tendono ad indurre con maggior facilità le persone a farne uso perché la sostanza facilita  l’alterazione  della realtà e di se stessi.

I giovani, proprio perché sono dei “cantieri aperti” nello sviluppo di alcune aree della corteccia cerebrale,  sono i più vulnerabili agli effetti sia fisici che mentali dell’ alcool e pertanto sono più esposti ai suoi rischi, poiché l’etanolo può ostacolare il completamento normale della corteccia stessa. I ragazzi tra gli 11 e i 15 anni sono orientati sempre più verso il fenomeno noto come binge drinking, cioè un abuso di alcool concentrato in singole occasioni. In particolare, gli episodi sono collocati al fine settimana: i ragazzi bevono in modo occasionale, a eventi socializzanti e difficilmente da soli.

Tra le bevande maggiormente utilizzate troviamo la birra egli aperitivi alcolici (alcolpops). Binge drinking letteralmente significa “bevute compulsive”, in realtà, non si tratta di una vera e propria tendenza legata all’alcol, quanto a una tendenza rivolta alla ricerca dello “sballo”, ricercato ingerendo alcolici in quantità superiore al dovuto, solitamente a stomaco vuoto. Un episodio di Binge drinking è caratterizzato dal consumo di quattro o più drink in una sola occasione per le ragazze e più drink per i ragazzi. Dal punto di vista psicologico, sembrerebbe che lo scopo principale delle “abbuffate alcoliche” sia rappresentato  dalla perdita del controllo, lo stordimento. Spesso, dunque, la sostanza alcolica  rappresenta solo un mezzo e non un fine. Sono stati tracciati alcune variabili rispetto a questo fenomeno: il Binge drinker va incontro a 1 a 4 episodi nelle ultime due settimane, mentre il forte bevitore a più di 4 episodi nelle ultime 2 settimane

Perché i giovani bevono?

Si può bere come veicolo di socializzazione, l’alcool viene spesso considerato dai giovani un mezzo per integrarsi socialmente e per ridurre la tensione e combattere soprattutto la noia. Si può bere come forma di trasgressione tipicamente adolescenziale. Si può bere come cultura del rischio che spiega la valorizzazione che i giovani attribuiscono a gesti estremi che spesso vengono filmati e postati sui social. Come si può provare a contrastare questo fenomeno? Sicuramente con la prevenzione, intesa come semplice profilassi sull’argomento, ma la carenza di programmi di educazione alla salute ha portato i giovani  ad ignorare o sdrammatizzare  i rischi dell’alcol.

Quando si prova a parlare con loro, spesso diventano oppositivi o ridimensionano qualunque cosa vada a spiegare loro i rischi sull’abuso di bevande alcoliche. Fare prevenzione significa soprattutto poter produrre dei cambiamenti stabili nel tempo. Bisognerebbe creare programmi ad hoc e non interventi tampone, cioè riparativi e limitati nel tempo, ma azioni concrete che agiscano sulle loro scelte. Solo tramite campagne di sensibilizzazione si possono contrastare i comportamenti disfunzionali diffusissimi tra i giovani ignari del fatto che potrebbero traghettarli in futuro verso una dipendenza latente o manifesta.

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