Bruno Contrada: "Non festeggio per la riabilitazione, insanabili le ferite per 25 anni di calvario"

di Katya Maugeri

PALERMO – “Un traguardo? No. Assolutamente. Questo provvedimento allevia solo il dolore che provai dieci anni fa. Fui considerato un traditore. Io, che avevo dedicato la mia vita in prima linea alla lotta contro la mafia, un periodo durante il quale correvo pericoli notevoli sulla strada, su un territorio difficilissimo come Palermo”, lo dichiara Bruno Contrada durante la nostra intervista esclusiva per Sicilia Network.

L’ex 007, poliziotto, investigatore e uomo dello Stato è stato riabilitato dopo la condanna per concorso in associazione mafiosa. Lo ha deciso l’attuale capo della Polizia, Franco Gabrielli attenendosi alla sentenza di due anni fa da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo che aveva condannato l’Italia a risarcire Contrada – sospeso anche dalla pensione – ritenendo che non dovesse essere né processato né condannato perché all’epoca dei fatti a lui contestati il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era “chiaro, né prevedibile”.

“Era il dieci maggio 2007 quando la Cassazione mi condannò, andai nell’ultimo carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta,  per espiare la pena ingiusta – continua Contrada – il decreto fu firmato dal capo di polizia Antonio Manganelli. Destituzione della Polizia. Dieci anni di reclusione. Ero stato destituito”, lo ricorda con voce tremante. “Si rende conto cosa ha provocato in me tale provvedimento? Ero spiazzato, deluso, affranto. Ribadisco: non ho commesso i fatti che mi sono stati addebitati”. E continua: “Nessun brindisi, nessuna festa. Non è un giorno di gioia, perché nessuno potrà restituirmi gli anni perduti, nessuno potrà sanare l’umiliazione subita”. Un calvario giudiziario lungo venticinque anni – afferma più volte durante l’intervista – dall’arresto del ’92 sino alla Cassazione del luglio scorso. Lo ripete quasi come un mantra, come a imprimere sulla pietra una incisione che possa scuotere l’animo altrui. “Ingiustamente – ripete – le ferite che colpiscono la psiche dell’uomo non si possono cicatrizzare. Continuano a sanguinare, non si rimarginano. Nessuno potrà risanare e risarcire la devastazione della vita di un uomo e della sua famiglia”.

La gente, adesso, riuscirà a vederla da un’altra prospettiva? Cambierà il parere dell’opinione pubblica?

«Qualche segmento dell’opinione pubblica che fino a oggi è stato nel dubbio – ci dichiara Contrada – oggi propende a comprendere il mio percorso. Lo vedo dai messaggi di solidarietà, dalle chiamate. Poi, chiaramente c’è chi resterà all’interno dei pregiudizi per diversi schieramenti politici, colpevolisti per carattere, per loro nulla potrà cambiare, per essere oggettivi occorre conoscere la realtà e molti, purtroppo, si limitano solo a frammenti».


Crede ancora nella giustizia?

«Credo nell’operato di una Istituzione dello Stato chiamata magistratura, la giustizia ben amministrata da un operato che si chiama magistratura. Io credo in tutte le istituzioni dello Stato. Io in queste ci credo, dalla Polizia, ai Carabinieri alla Guardia di Finanza. Ma affidarsi, apprezzare, essere devoti alle Istituzioni non significa avere fiducia negli uomini che hanno ricoperto incarichi e posti per conto di esse. E la mia vicenda giudiziaria è purtroppo un esempio tangibile».

Come sempre, nei grandi casi giudiziari, ci sono fronti colpevolisti e innocentisti. Noi non entriamo nel merito della vicenda, ma raccogliamo le emozioni di un uomo e del suo racconto.

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