“Canto di Natale”, noi come Scrooge

dicembre 24, 2018

 

Katya Maugeri

“Pensate alle gioie presenti – ognuno ne ha molte – non alle disgrazie passate – tutti ne hanno qualcuna. Riempite di nuovo il bicchiere con volto radioso e cuore pago. Mi ci gioco la testa che il vostro sarà un Natale allegro e un anno nuovo felice” (Charles Dickens)

Non è Natale senza quei riti che lo rendono magico e affascinante. E nella tradizione letteraria non si può omettere un’opera che non ha mai smesso di emozionare e di insegnare: “Canto di Natale” (A Christmas Carol), un testo speciale in cui è racchiuso realmente l’essenza dell’animo umano. Lo stile sofisticato e la penna di Charles Dickens narra dei “vinti”, di coloro che portano con sé un bagaglio di tristezza colmo di speranza. L’autore anche in questo caso fa emergere una forte critica verso la società in cui viveva, disegnando intorno come una cornice armoniosa una delle storie più emozionanti e famose sul Natale.

L’avido Ebenezer Scrooge

Il protagonista è l’avido Scrooge, – che in inglese significa tirchio, appunto – Ebenezer Scrooge, vecchio finanziere che non crede alla magia del Natale, non lascia spazio dentro sé per nessun gesto di carità, un cuore arido. Anche la notte di Natale. Ma cosa nasconde il suo cuore così – apparentemente – gelido?

Il romanzo, suddiviso in cinque parti, narra della conversione dell’uomo, al quale durante la notte di Natale si presenta il fantasma del suo defunto amico/socio, Marley, avvolto da una catena forgiata di lucchetti, timbri, portamonete, assegni, e tutto quel materiale che lo ha distolto dal fare del bene al prossimo, spingendolo solo ad accumulare denaro e potere. Una vita dedicata ai beni materiali, venerando il dio denaro e alimentando solo un forte egoismo, che lo ha condannano a vagare con il “peso” di ciò che ha accumulato.

Gli spiriti del Natale

Il fantasma informa l’amico dell’imminente visita di tre spiriti: lo spirito dei Natali passati, del Natale presente e lo spirito dei futuri Natali. Questi spiriti mostreranno a Scrooge la sua vita passata, presente e futura mostrandogli – senza giri di parole – l’opinione della gente, il loro pensiero relativo ad atteggiamenti scontrosi, burberi che ha dedicato a tutti loro, gesti vuoti e privi di bontà, di empatia, di amore.
A Scrooge viene mostrato il Natale di gente che – pur vivendo nella povertà – riesce a gioire delle piccole cose: un gruppo di minatori che intonano un canto di Natale attorno a un focolare, due guardiani di un faro che cantano e brindano, gente che prega e che rivolge i pensieri di pace ai propri cari. L’avido uomo, così, dopo la visita di questi spiriti, si ritrova nel suo letto. È la mattina di Natale. In lui qualcosa è cambiato. Una prospettiva vertiginosa lo ha scosso: ha toccato con mano quel vuoto che da sempre portava dentro. Una notte che cambierà il suo modo di approcciarsi alla gente, inizierà a “sentire” l’animo umano, sentirà l’esigenza di volersene prendere cura in prima persona, riscoprirà l’emozione dei piccoli gesti, quelli umani, sinceri che scaldano il cuore. La ricchezza che non ha la forma di una moneta d’oro, ma ha il suono di risate e di parole gentili.

 

La più bella storia sul Natale

Il romanzo di Dickens è tutt’oggi un prezioso testo dal quale attingere moltissimi suggerimenti, un connubio elegante tra la tradizione del romanzo gotico e il genere fiabesco, una storia allegorica che penetra l’anima del lettore, un inno alla speranza. La possibilità di liberarsi dalle catene dell’avidità, dell’aridità, dell’egoismo è la chiave di lettura che dà fiducia all’uomo, alla sua capacità di valutare e di rimediare agli errori compiuti. Scrooge, che ha ricevuto pochissime attenzioni durante la sua infanzia non è in grado di custodire e alimentare quel poco che gli è stato dato e pone la sua attenzione sul denaro, il potere, cercando di colmare un vuoto che fa male, ma riuscirà a trovare quella ricchezza inestimabile quando – grazie allo spirito del Natale passato – vedrà gli occhi dell’innocenza. La sua. Prima che il dolore, la delusione e il desiderio di riscatto prendessero il sopravvento fino a condurlo a un isolamento emotivo, sociale e alla perdita di persone che amava. Ritroverà – guardando il suo passato – l’emozione perduta, la magia custodita nelle piccole cose.

Charles Dickens scrisse “Canto di Natale” col desiderio di coinvolgere sia i grandi che i bambini, con descrizioni commoventi, convinto di poter risvegliare sentimenti puri come l’amore e la tolleranza, il rispetto per gli altri e la capacità di apprezzare i piccoli doni giornalieri e non solo a Natale. Si ritorna bambini, tra le pagine di un libro che non conosce tempo e diventa ogni volta un canale magico al quale affidarsi per sentirsi fortunati. Ogni giorno. In quei pranzi in famiglia, nei sorrisi di chi amiamo, nei gesti di altruismo che doniamo in maniera disinteressata.

Quelle catene che tormentano il nostro caro protagonista le conosciamo benissimo e gli spiriti del Natale sono lì pronti a ricordarci quanto sia facile chiudere le porte del cuore, esiliarsi e scegliere di non dare, di non accogliere l’aiuto altrui, ignorando il dolore di chi ci circonda.
Ma siamo consapevoli, inoltre, di quanto sia rigenerante un sorriso e ricevere delle attenzioni incondizionate, conosciamo bene il calore dell’altruismo: l’unico che possa scaldarci dal freddo inverno e che una mano tesa ad aiutare è la ricchezza più importante da conquistare, custodire e alimentare. Buon Natale, che lo sia ogni giorno.

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