Cara di Mineo, dopo tanti rinvii inizia il processo. Alla sbarra anche l’ex sottosegretario Giuseppe Castiglione del Nuovo centro destra

marzo 21, 2019

 

 

 

CATANIA – Dopo circa un anno e mezzo di rinvii è arrivato in aula il processo suglia appalti al cara di Mineo, un business da 100 milioni di euro l’anno.  Sono state riunite in un unico procedimento le posizioni dei 15 imputati rinviati a processo davanti al terzo Tribunale di Catania per turbativa d’asta e falso nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione dell’appalto dei servizi, dal 2011 al 2014, al Centro accoglienza richiedenti asilo di Mineo e quella di Giuseppe Castiglione. L’ex sottosegretario alle Politiche agricole, indagato in qualità di allora soggetto attuatore del Centro accoglienza richiedenti asilo più grande d’Europa, aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato, un escamotage tecnico per evitare l’udienza preliminare e il rinvio a giudizio insieme agli altri indagati. Tra i 15 imputati rinviati a giudizio ci sono il sindaco di Mineo, Anna Aloisi; l’ex presidente del consorzio Sol.Calatino, Paolo Ragusa; l’ex direttore del consorzio “Calatino terra d’accoglienza”, Giovanni Ferrera; gli ex vertici delle Ati interessate. Dal procedimento è uscito Luca Odevaine, condannato a sei mesi di reclusione col patteggiamento, imputato anche nel processo “Mafia capitale” e figura di primo piano. Nella prima udienza del processo sono state depositate le richieste di prove documentali, su cui il Tribunale scioglierà la riserva il 15 maggio prossimo.
Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dai sostituti Raffaella Agata Vinciguerra e Marco Bisogni, le gare d’appalto per la gestione dei servizi del Cara fra il 2011 e il 2014, intervallata da sette proroghe avallate da un protocollo con la Prefettura di Catania. Secondo l’accusa, Castiglione, all’epoca dei fatti soggetto attuatore del Cara, assieme a Odevaine e Ferrera, rispettivamente presidente e componente la commissione aggiudicatrice, avrebbero «predisposto il bando di gara con la finalità di affidamento».La Procura di Catania ritiene, in particolare, che le Coop interessate si «costituivano appositamente in Ati» dopo avere «ricevuto rassicurazioni sull’aggiudicazione degli appalti», il cui «bando era concordato con lo stesso Castiglione, Odevaine e con Ferrera».
A Castiglione e al sindaco di Mineo, Anna Aloisi, e Paolo Ragusa, in qualità di presidente del consorzio Sol Calatino, è contestata anche la corruzione «per la promessa di voti per loro e i gruppi politici nei quali gli stessi militavano (Pdl, lista Uniti per Mineo e Ncd)» in cambio di «assunzioni al Cara». Ferrera e Odevaine sono indagati anche per falso ideologico per l’assunzione di quest’ultimo al Cara di Mineo come esperto di fondi Ue. Un ‘farò sull’appalto da quasi 100 milioni di euro era stato acceso anche dall’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone che alle Procure di Catania e Caltagirone inviò la documentazione sull’appalto per la gestione della struttura, definendo la gara «illegittima» e lesiva dei principi di “concorrenza»
e «trasparenza».

Nella foto, da sinistra: Ragusa, Odevaine e Castiglione.

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