Caso bambina operata al cervello: quando il lavoro di squadra restituisce la vita. Intervista a Gianluca Galvano

Caso bambina operata al cervello: quando il lavoro di squadra restituisce la vita. Intervista a Gianluca Galvano

Luigia Carapezza
Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Esperto in Psico – Oncologia

CATANIA – Li abbiamo lasciati sulle pagine dei giornali quando da sud a nord faceva notizia la storia di una piccola paziente con un grande tumore al cervello operata a Catania. Ho seguito la vicenda a distanza con lo stesso sentimento di gratitudine che ha invaso la città, riconoscente nei confronti dei medici che hanno eseguito l’intervento chirurgico salva vita. Trascorsi mesi da quell’onda mediatica mi sono chiesta come stia la bambina e l’ho domandato a uno dei protagonisti di questa storia: Gianluca Galvano, neuroradiologo interventista presso l’Uoc di radiologia dell’Arnas Garibaldi di Catania. 

La buona notizia è che la bambina sta bene. L’ha accertato di recente il dottore Galvano quando ha rivisto la piccola durante una visita di controllo. Insieme al medico abbiamo ripercorso i momenti salienti che hanno reso unica questa vicenda iniziata quando all’attenzione della neurochirurgia dell’Arnas Garibaldi di Nesima, si presentava il caso di una bambina con evidenti disturbi dell’acuità visiva. 

“Dopo tutte le trafile del caso che hanno evidenziato una sostanziale normalità dell’apparato visivo, è stato effettuato un approfondimento diagnostico con uno studio TAC in un primo momento e con risonanza magnetica, dopo. In entrambi i casi si è riscontrata una voluminosa formazione espansiva in sede intracranica destra dalle dimensioni pari a circa 6 cm che dalle indagini neuro-radiologiche è risultato essere uno schwannoma (detto anche neurinoma) del V nervo cranico di destra. Normalmente questi neurinomi hanno dimensioni che variano intorno al centimetro, massimo 2 cm. Ecco perché questo è stato definito un tumore gigante e ovviamente un tumore di queste dimensioni comprime strutture encefaliche di vitale importanza.” 

All’epoca dei fatti per aggredire un tumore così grande è stato necessario un intervento multidisciplinare che ha coinvolto i due presidi ospedalieri dell’Arnas Garibaldi. In prima giornata la bambina è stata affidata all’equipe di neuroradiologia interventistica dove il dottore Galvano ha eseguito l’intervento con la collaborazione del collega Alfio Cannella. Insieme hanno provveduto a devascolarizzare la neoplasia rendendo quasi del tutto esangue la rimozione del tumore praticata all’indomani dai neurochirurghi Giovanni Nicoletti, Massimo Furnari e Carmelo Riolo, dell’Uoc di neurochirurgia dell’Arnas Garibaldi di Nesima diretta dallo stesso Giovanni Nicoletti. 

Cosa ha reso così speciale questo intervento ce lo spiega Galvano… 

“La multidisciplinarietà della procedura e la sinergia tra due equipe che lavorano distanti dal punto di vista logistico ma accomunati dalla stessa azienda e dalla volontà di lavorare in maniera sinergica usando le competenze tecniche sia neurochirurgiche sia della neuro-radiologia interventistica che fa parte dell’Uoc della radiologia del Garibaldi centro diretta dal dottore Antonio Scavone che ha voluto in questi anni fortemente un’equipe di neuroradiologia interventistica mettendo insieme professionisti specificatamente formati e uno strumentario tecnico d’avanguardia come l’angiografo che abbiamo usato per questa occasione.”

Dottore Galvano, si aspettava il successo di questa notizia? 

“La risonanza è stata impressionante, non me l’aspettavo, non in questi termini. Abbiamo ricevuto attestazioni di stima e piacere da varie parti anche fuori dal territorio regionale. Personalmente non sono molto abituato a questa esposizione, mi ha fatto piacere, mi ha sorpreso, ma la cosa che ho notato di più è che tanti siciliani hanno accolto molto bene questa notizia denotando una fame di buona sanità. Le persone hanno voglia e bisogno di belle notizie. E nonostante le carenze d’organico e strutturali del servizio sanitario pubblico, gli operatori si spendono anima e corpo e questo la gente lo riconosce e poi al di là dell’aspetto sanitario la gente comune ha ritrovato orgoglio nell’essere siciliani. Si sono identificati e questo non solo ci inorgoglisce ma ci spinge a una maggiore responsabilizzazione verso il futuro.”

In seguito, il lavoro è stato pubblicato nella rivista internazionale: World Neurosurgery, descritto come il primo caso al mondo documentato in età pediatrica per questo tipo di neoplasia. Del caso si è interessato anche il neurochirurgo di fama mondiale Kyle Patrick O’Connor (University of Oklahoma Health Sciences Center · Department of Neurosurgery) inviando una lettera all’editore che esprime approvazione e plauso all’equipe chirurgica per la capacità di aver eseguito un intervento combinato unico nel suo genere e suggerisce che diventi un modello da adottare nel trattamento di casi simili.

“Servono due pietre focaie per accendere un fuoco”, scriveva Louisa May Alcott. E il fuoco è passione, la stessa che ha animato i protagonisti di questa storia (medici, infermieri, tecnici) che hanno avuto anche il merito di restituire valore al lavoro di squadra.

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