Catania, 34 anni fa il delitto Fava. La città ricorda il giornalista ucciso dalla mafia

gennaio 5, 2018

Katya Maugeri

“Io ho un concetto etico di giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. Pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”. (Giuseppe Fava)

CATANIA – Con cinque colpi di pistola calibro 7,65 Cosa nostra uccise il giornalista Giuseppe Fava, il 5 gennaio 1984, nella sua Catania.

Quando a Catania la mafia non esisteva

Una città che non riconobbe il delitto come stampo mafioso perché all’epoca “la mafia a Catania non esisteva”,  fu il passa parola che circolò tra i salotti della città tanto che il delitto, infatti, fu etichettato come passionale prima e come economico poi. Ma la mafia esisteva e aveva ucciso un’anima libera, un giornalista scomodo. Giuseppe Fava, attraverso i “Siciliani”, mensile da lui fondato appena un anno prima, nel gennaio dell’83, conduceva numerose e scottanti inchieste contro l’intreccio mafia, affari e politica. Era in atto, infatti, una strategia di discredito sulla figura del giornalista, con minacce neanche troppo velate e una vera e propria campagna di delegittimazione – che continuò per anni dopo l’omicidio – in cui si mescolarono, con perizia, verità e menzogne.

Ma sarà il pentimento del killer mafioso Maurizio Avola ha consentito di ricostruire ogni particolare del feroce delitto mafioso. L’ex killer della mafia catanese ha più volte sottolineato come l’uccisione di Fava fosse legata al suo “parlare male dei Cavalieri del lavoro” coloro che “stavano bene con la famiglia Santapaola”.

Le condanne

Per l’uccisione di Fava la prima Corte d’Assise di Catania ha condannato il boss Nitto Santapaola – il capomafia catanese, secondo le cronache, pronuncerà una vera e propria condanna a morte di Fava: “Questo noi dobbiamo farlo non tanto o non soltanto per noi. Lo dobbiamo ai cavalieri del lavoro perché se questo continua a parlare come parla e a scrivere come scrive, per i cavalieri del lavoro è tutto finito. Per loro e per noi” –  e Aldo Ercolano, ritenendoli mandanti, e Marcello D’Agata, Francesco Giammuso e Vincenzo Santapaola, come organizzatori ed esecutori dell’omicidio.
La Corte d’appello di Catania ha poi confermato le condanne all’ergastolo per Nitto Santapaola e Aldo Ercolano, mentre ha assolto D’Agata, Giammuso e Vincenzo Santapaola che in primo grado erano stati condannati all’ergastolo come esecutori dell’omicidio. Sentenza che è stata confermata in Cassazione nel mese di novembre del 2003.

La sua Catania a 34 anni dalla sua morte lo ricorderà oggi alle 17.00: da piazza Roma partiranno le manifestazioni promosse da associazioni e movimenti, con un corteo sino in via Fava. Alle 18 un presidio accanto alla lapide e alle 19, al teatro Verga, incontro-dibattito con la partecipazione di Claudio Fava, preceduto dalla proiezione di un trailer-film, e in chiusura, la consegna del premio Fava 2018 alla memoria di Daphne Caruana Galizia. Dopo il presidio sarà possibile visitare in via Randazzo, 27 “Il Giardino di Scidà”  bene confiscato alla mafia e assegnato a Gapa, i Siciliani Giovani, Arci e fondazione Fava. Alle 21, per concludere, al Gapa, in via Cordai si terrà un’assemblea della redazione “I Siciliani giovani”.

“La cronaca è diventata storia, ma resta sempre attuale come le inchieste di Pippo Fava, che fu coscienza critica, intellettuale scomodo e giornalista non allineato con le facili verità del contesto  in cui visse. A distanza di tanti anni il ricordo, ma soprattutto il messaggio civile, è sempre valido e punto di partenza per un’analisi della Sicilia che non è ancora cambiata abbastanza. Pippo Fava era un cronista che ormai appartiene alla storia e alla memoria collettiva” ha dichiarato Daniele Lo Porto, segretario provinciale dell’Assostampa di Catania, il sindacato unitario dei giornalisti.

 

One Comment

  1. turi

    gennaio 13, 2018 at 3:31 pm

    Per me PIPPO FAVA non e` mai morto ma passato a miglior vita.In terra quanta speculazione su di lui,quante inesattezze e quante bugie confezionate ad arte per scopi personali.Gente che ci ha fatto carriera politica,gente che si e` spacciata per allievo prediletto,gente che non ha mai conosciuto il vero PIPPO FAVA nel suo intimo.Mi fermo qui per non violare la sacralita` di una amicizia sincera.

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