Catania, 35 anni fa il delitto Fava. La città ricorda il giornalista ucciso dalla mafia

gennaio 5, 2019

Katya Maugeri

“Io ho un concetto etico di giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. Pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”. (Giuseppe Fava)

CATANIA – Con cinque colpi di pistola calibro 7,65 Cosa nostra uccise il giornalista Giuseppe Fava, il 5 gennaio 1984, nella sua Catania.

Quando a Catania la mafia non esisteva

Una città che non riconobbe il delitto come stampo mafioso perché all’epoca “la mafia a Catania non esisteva”,  fu il passa parola che circolò tra i salotti della città tanto che il delitto, infatti, fu etichettato come passionale prima e come economico poi. Ma la mafia esisteva e aveva ucciso un’anima libera, un giornalista scomodo. Giuseppe Fava, attraverso i “Siciliani”, mensile da lui fondato appena un anno prima, nel gennaio dell’83, conduceva numerose e scottanti inchieste contro l’intreccio mafia, affari e politica. Era in atto, infatti, una strategia di discredito sulla figura del giornalista, con minacce neanche troppo velate e una vera e propria campagna di delegittimazione – che continuò per anni dopo l’omicidio – in cui si mescolarono, con perizia, verità e menzogne.

Ma sarà il pentimento del killer mafioso Maurizio Avola ha consentito di ricostruire ogni particolare del feroce delitto mafioso. L’ex killer della mafia catanese ha più volte sottolineato come l’uccisione di Fava fosse legata al suo “parlare male dei Cavalieri del lavoro” coloro che “stavano bene con la famiglia Santapaola”.

Le condanne

Per l’uccisione di Fava la prima Corte d’Assise di Catania ha condannato il boss Nitto Santapaola – il capomafia catanese, secondo le cronache, pronuncerà una vera e propria condanna a morte di Fava: “Questo noi dobbiamo farlo non tanto o non soltanto per noi. Lo dobbiamo ai cavalieri del lavoro perché se questo continua a parlare come parla e a scrivere come scrive, per i cavalieri del lavoro è tutto finito. Per loro e per noi” –  e Aldo Ercolano, ritenendoli mandanti, e Marcello D’Agata, Francesco Giammuso e Vincenzo Santapaola, come organizzatori ed esecutori dell’omicidio.
La Corte d’appello di Catania ha poi confermato le condanne all’ergastolo per Nitto Santapaola e Aldo Ercolano, mentre ha assolto D’Agata, Giammuso e Vincenzo Santapaola che in primo grado erano stati condannati all’ergastolo come esecutori dell’omicidio. Sentenza che è stata confermata in Cassazione nel mese di novembre del 2003.

La sua Catania a 35 anni dalla sua morte lo ricorderà oggi alle ore 16,00: da piazza Roma, promosso dai “Siciliani giovani”, muoverà  un corteo  contro la mafia, che raggiungerà la lapide di via Fava. Alle 17,00 il tradizionale appuntamento  alla lapide. Alle ore 18 al Teatro” Verga” un dibattito, moderato da Mario Barresi, sul tema “Antimafia 35 anni dopo: dire, fare o sembrare” al quale prenderanno parte Luigi Ciotti, Claudio Fava, Armando Spataro e Giovanni Maria Bellu , vincitore dell’edizione del 2019 del premio nazionale di giornalismo “Giuseppe Fava – Niente altro che la verità. Scritture e immagini contro le mafie”.

One Comment

  1. turi

    gennaio 13, 2018 at 3:31 pm

    Per me PIPPO FAVA non e` mai morto ma passato a miglior vita.In terra quanta speculazione su di lui,quante inesattezze e quante bugie confezionate ad arte per scopi personali.Gente che ci ha fatto carriera politica,gente che si e` spacciata per allievo prediletto,gente che non ha mai conosciuto il vero PIPPO FAVA nel suo intimo.Mi fermo qui per non violare la sacralita` di una amicizia sincera.

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