Al Tondo Gioeni strani incontri notturni, terza parte


 
 
Luigi Costantino

Ormai il contatto era aperto, il fattore scatenante non poteva lasciare alcun dubbio, anche stasera avrei incontrato qualcuno. La scia magica di sicuro non poteva svanire così presto. Sempre alla stessa ora e con le precedenti medesime peculiarità che avvolgevano il luogo., vidi altra gente, ma non allo stesso posto, il luogo d’incontro si era spostato al centro della rotonda, di fronte alla grande muraglia.
In mezzo, impettito ed austero, un uomo dalla folta barba e dai lunghi baffi scrutava il muro.
Al capo portava uno strano cappello conico di tessuto dorato, una lunga veste cinta alla vita con un cordone arrivava sino in terra ed un lungo mantello rosso gli pendeva dalle spalle. Aveva in mano degli strumenti di lavoro. Gli facevano da ali altri due personaggi, agghindati allo stesso modo, ma con vesti meno ricercate. Anch’essi recavano seco degli strumenti in mano.
Delle figure arcaiche, di sicuro bibliche per il loro abbigliamento, ma chi rappresentassero era ancora per me un mistero. Ero più curioso sul perché fossero qui che non chi essi fossero.
Mi avvicinai a loro mentre erano accorti a discutere sul manufatto, si capiva che discutevano sulle proporzioni e sulla fattura dell’opera. Avevano attraversato il tratto di circonvallazione che li separava dalla costruzione ed erano assorti a verifiche di natura tecnica. Il personaggio più autorevole con una squadra verificava l’ortogonalità degli elementi costruttivi, gli altri due, uno con una livella ne verificava la perfetta orizzontalità, l’altro con un filo a piombo ne verificava invece la verticalità. Non volendo disturbare il loro lavoro, mi soffermai in silenzio a guardare.
Cosa mai stessero verificando e soprattutto il perché, questo mi rodeva dentro.
Fu proprio in quel momento, che un altro personaggio, sbucando dall’ombra si avvicinò a me, sobbalzai alla sua vista anche perché era armato. Non mi rivolse contro la sua spada, ma tenendomi comunque d’occhio, avvertì il capo del gruppetto che era all’opera. Questi prontamente si avvicinò e rassicurando l’uomo armato si rivolse a me: ‘’Vi stavamo aspettando’’.
A queste parole altre due figure fecero ingresso, dall’ombra, nella scena.
‘’Adesso tutto e giusto e perfetto e vi potrò dire il perché siamo qui’’, continuò la figura preposta al comando. Contai oltre me stesso i presenti, eravamo in sette. Uno degli ultimi arrivati si pose al comando del gruppo e ci precedette in corteo sino all’aiuola centrale. Ci fece disporre in una determinata maniera e quindi si fermò al centro del gruppo. Io fui disposto alla sinistra dell’uomo più autorevole, egli guardava in direzione Misterbianco.
Iniziò a parlare, pregandomi di prendere nota di quanto mi avrebbe riferito, affinché in futuro non fossero più compiuti simili misfatti.
“Veniamo dalla notte dei tempi, il nostro Re ci ha inviato qui per verificare se quanto realizzato ha tenuto conto di piani perfetti o è stato generato dal caso. Il nostro sapiente Re Salomone la cui grande saggezza e pervenuta sino a voi ha così disposto. Io sono Hiram Habif, colui il quale edificò per egli il Tempio, egli ha grande fiducia in tutti noi e sa con quale impegno lavoriamo.
Noi siamo stati prescelti per compiere la grande Opera ed io sono arrivato a sacrificare la mia vita per essa.
Il nostro esame e la nostra valutazione sono purtroppo negativi quale forza d’animo ha spinto a far questo, quale saggezza non ha fatto si che si ponesse rimedio e soprattutto dov’è la bellezza del compiuto? Spero almeno che questa volta non mettendo in atto la cattiveria e la malvagità umana che riuscì persino a distruggere il Tempio stesso, possa trionfare il pentimento e con questo, demolendo il tutto, si possa tornare all’equilibrio iniziale.
Vi chiedo una sola cosa e vi do facoltà di rispondermi se siete in grado di farlo: perché il Ponte è stato abbattuto?”.
Io attonito lo guardai qualche istante e lui annuendo e riprendendo la parola mi disse: ‘’non c’è bisogno che rispondiate, il vostro silenzio ma soprattutto il vostro sguardo mi hanno dato una valida e precisa risposta.’’
Le campane della chiesa in quel preciso momento scandirono dodici rintocchi, era già mezzanotte e fu così che chi ci accompagnò, riprendendo la guida del gruppo si indirizzò seguito da tutti verso ovest.
Sparirono tutti attraverso le due colonne che si erano materializzate e prima di dissolversi anch’egli, Hiram, mi gridò: ‘’ricordati sempre di non abbandonare la forza, la bellezza e la saggezza, questo appartiene al divino, il resto è proprio delle tenebre”.
Sparì tutto davanti a me, ma per terra un riflesso attirò la mia attenzione, mi avvicinai e c’era qualcosa, avevano dimenticato alcuni strumenti di lavoro che raccolsi e che portai con me per custodirli, mi avrebbero potuto aiutare nel lavoro, pensai, erano una livella, un filo a piombo, una squadra ed un compasso.

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