Catania, tanti bambini ma il bosco non c’è

ottobre 16, 2017

 

CATANIA – Un albero per ogni bambino nato o adottato:  nessun albero è stato piantato a Catania, ma forse in alcuna città siciliana, dove sarebbero  circa 15.000 i bambini nati o adottati dal 2013 ad oggi così come prevede la legge del 1992:  un’altra promessa  dimenticata, un’altra occasione sprecata , altri cinque anni persi. Anni che invece hanno visto, nell’aprile del  2014, uno degli alberi simbolo della città segato e abbattuto  senza nessuna  pietà: ci riferiamo alla monumentale Araucaria excelsa centenaria di Ognina, che era alta circa 30 metri (e che, se si fosse voluto e non si è voluto anche se si trattava di un mero monumento vivente,  poteva essere sradicato e spostata in altro luogo grazie alla nuova tecnologia) , anche se i cittadini catanesi in un sondaggio voluto ed effettuato dallo stesso Comune in stragrande maggioranza si erano pronunciati per la conservazione e la cura di  tale bellissima pianta, tagliuzzata e ridotta in cenere. Per non parlare delle scellerate e anti-scientifiche capitozzature  di centinaia di alberi trasformati in ‘pali della luce’ e mettendone in crisi la loro stessa sopravvivenza come dimostrano le migliaia di aiuole vuote  o con piante senza vita ai bordi delle strade della città.
Ci chiediamo: ma quello che decidono democraticamente i cittadini non viene preso in considerazione anche se Catania è una tra quelle che ha meno verde per cittadino e il più alto tasso di auto d’ Italia con i conseguenti danni per la salute ed  il benessere di ogni cittadino?
La legge che obbliga i Comuni – sostiene Alfio Lisi, portavoce di Free Green Sicilia – a piantare un albero in un luoghi pubblici, piazze, parchi, strade e così via, risale al 1992 con la legge n.113 e, per assicurarne l’effettivo rispetto,  con la legge n.10 del 2013 si è introdotto l’obbligo di piantare un albero per ogni nascituro solo per quelle città che superano i 15 mila abitanti e non dovrà interessare solo i bambini nati  ma anche quelli adottati. Secondo la legge la piantumazione deve avvenire entro sei mesi e non più dodici dalla nascita o dall’adozione. Il fine della legge è quello di responsabilizzare i Sindaci ma anche i cittadini sul rispetto del verde e dell’ambiente:  grazie alle piante non solo la città acquisterebbe più bellezza e armonia a beneficio dei cittadini  ma  potrà essere meno inquinata e più salubre visto che le piante fungono da depuratori  dell’aria ( anche se solo questo non basterà se non si inseriranno limiti al traffico che avvelena) oltre a  contrastare, almeno in parte, la perdita di zone verdi nel Paese, che secondo l’Ispra è di otto metri quadrati al secondo,  oltre a mettere le basi  per la tutela e la salvaguardia degli  alberi monumentali di cui l’Araucaria di Ognina era una degna testimone: “l’albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l’albero secolare tipico, che possono essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali” (art.7).
Se la legge fosse stata applicata- afferma Lisi –  nella nostra città oggi avremmo potuto avere non  uno ma diversi Central park  ovvero una  superficie di verde  pubblico molto più vasta di quella misera ancora oggi esistente ed in parte  depauperata e abbandonata a se stessa come diversi parchi e piazze ad iniziare da quelli fantasma   e desertificati di Monte Po’ e  Librino (per il quale parco nel 2005 sono stati  sprecati ben cinque milioni e 600 mila euro per tagliare le centinaia di specie di piante da frutto esistenti e scavare un cratere per un irrealizzabile laghetto per poi essere il tutto abbandonato e trasformato un steppa desolata)  che invece, se rispettata la legge,  oggi sarebbero in parte ricoperti di alberi sani e robusti con accanto il nome del bambino o della bambina  a cui è stato dedicato.
E non solo, con tali piante , che peraltro potevano essere in parte donati dai vivai della forestale,  si potevano realizzare tanti altri parchi e spazi verdi in aree rimasti ancora oggi miracolosamente libere dal cemento, come gli Orti di Cibali e corso Martiri della Libertà, che invece rischiano di trasformarsi in ulteriori inutili strutture di cemento solo per pura speculazione : aree, piccole o grandi, che insistono  in ogni quartiere della città.

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