Zona industriale, torrenti da bonificare. A chi tocca?


 
 
 

CATANIA – Per mitigare il rischio idrogeologico e idraulico nella zona industriale è necessario superare le divisioni tra Comune e Regione Siciliana dovute anche alla scadenza della convenzione con l’Irsap. Altrimenti, i rischi sono di perdere i già pochi 2,4 milioni del Patto per Catania, vanificare il lavoro di riqualificazione intrapreso finora, impedire un possibile l’insediamento di postazioni del 118 e della Polizia di Stato. Per questo la Cisl si appella al sindaco Bianco perché si convochi una conferenza di servizi tra tutti i soggetti coinvolti così da dirimere ogni controversia e armonizzare gli interventi. È quanto la Cisl di Catania ha proposto nel corso dell’ultimo incontro della cabina di regia del Patto per Catania, dove era presente con il segretario generale provinciale Maurizio Attanasio, e con Piero Nicastro, segretario generale della Fim Cisl Catania. La cabina di regia di riunirà ancora per i sopralluoghi del 29 gennaio, per individuare le strade che hanno urgente bisogno di manutenzione, e del 30 gennaio per l’avvio del cantiere per l’illuminazione stradale.

 «I lavori che sta portando avanti l’amministrazione comunale, alla quale va il nostro plauso, per sistemare le strade di collegamento della ZIC (zona industriale comunale) – dice Attanasio – rischiano di essere vanificati dal conflitto di competenza, sorto tra la Regione, l’Irsap (Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive), lo stesso Comune e la Città Metropolitana per svolgere gli interventi di bonifica dei torrenti che attraversano le diverse aree della zona industriale». Per il segretario della Cisl catanese c’è anche un altro rischio. «Se non si procede anche a rinnovare l’intesa per chiarire le competenze, economiche e progettuali – spiega – i 2,4 milioni già presenti nel Patto per Catania per bonificare i torrenti, già di per sé insufficienti, potrebbero essere assorbiti nel Patto per la Sicilia e impiegati dalla Regione Siciliana nel calderone delle risorse del Commissario di governo contro il dissesto idrogeologico, già identificato dal 2014. Di fatto non si avrebbero più certezze né di avviare né di completare i lavori».

Non solo: non bonificare i torrenti e rischiare l’allagamento delle strade porterebbe a impedire ogni insediamento futuro per la sicurezza nella zona. «Abbiamo proposto al tavolo della cabina – argomenta Attanasio – che si trovi spazio nella zona industriale per una postazione medicalizzata del 118, magari con accanto l’Elisoccorso, e per un presidio della Polizia di Stato. Ma se si continuano ad allagare le strade, nessun mezzo di pronto intervento potrà percorrerle in emergenza». «Allora – conclude il numero uno della Cisl di Catania – si convochi la conferenza di servizi unificata, si superi lo stallo e si continuino i lavori già intrapresi sia per tutelare una comunità fatta di lavoratori e cittadini che frequentano ogni giorno la zona industriale catanese, sia per evitare danni alle imprese già presenti, rendere la zona attrattiva per nuovi investimenti e contribuire allo sviluppo e all’occupazione del territorio».

«Le condizioni della zona industriale di Catania si fanno sempre più critiche e se non si dà una continuità agli interventi di quasi 130.000 euro, effettuati in passato, da parte dell’Irsap, per rispondere all’emergenza idrica, si rischia di vanificare i pochi risultati finora ottenuti in termini di sicurezza e manutenzione dell’area». Queste le parole del presidente della commissione al Patrimonio Salvatore Tomarchio nel corso del sopralluogo effettuato stamattina nella zona industriale di Catania. Un’area che rischia la desertificazione commerciale a causa dei tanti disagi e problemi con cui sono costretti a confrontarsi quotidianamente i tanti imprenditori che qui hanno deciso di investire. «Parliamo di aziende- spiega il vice presidente della commissione al Patrimonio Ersilia Saverino– che devono garantire alti standard di manutenzione e sicurezza all’interno dei propri impianti ed edifici. Il problema principale è che, appena personale e merci escono fuori dai cancelli, bisogna fare i conti con marciapiedi impraticabili, strade piene di voragini e un impianto per il deflusso delle acque piovane ancora tutto da verificare. Nonostante gli interventi di rattoppo degli ultimi mesi- prosegue Saverino- in questa vasta area, caratterizzata pure da un continuo viavai di mezzi pesanti, buche e avvallamenti continuano a spuntare a centinaia con il risultato di mettere in pericolo l’incolumità di chi, tra lavoratori e residenti, transitano per la zona. Molte vie sono talmente dissestate da dover essere attraversate dagli automobilisti a passo d’uomo per non distruggere sospensioni e pneumatici con tutte le conseguenze facilmente immaginabili». Nel corso del sopralluogo sono state ascoltate tutte le proposte e le segnalazioni dei componenti della commissione al Patrimonio. In particolare il consigliere comunale Lanfranco Zappalà sottolinea la necessità di portare la questione all’attenzione del consiglio comunale con la partecipazione delle associazioni locali. Nodi che riguardano pure il proliferare delle discariche abusive nella zona industriale di Catania. «Si tratta di scarti oppure dei resti di materiali edilizio molto nocivi alla salute pubblica- dichiara il componente della commissione al Patrimonio Giuseppe Catalano– la sera, con ampie parti della zona industriale completamente al buio, avviene un continuo scarico di rifiuti che può essere fermato solo con una costante azione di controllo da parte delle forze dell’ordine. La presenza dell’associazione di imprese insediate nella zona industriale di Catania è un segnale fondamentale di partecipazione attiva che deve portare a quei risultati definitivi che istituzioni e imprenditori si augurano per l’intera area da troppi anni».  

 

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