Scuola, ancora non pronti i servizi per 1.300 alunni disabili

settembre 8, 2019

CATANIA – A pochi giorni dalla riapertura degli Istituti scolastici, sono circa 1300 gli studenti con disabilità delle scuole della provincia di Catania, dalle scuole primarie alle secondarie di secondo grado, e oltre 1500 gli operatori qualificati per la loro assistenza  per cui rimane ancora incerta la ripresa della frequenza  scolastica o il lavoro regolare. Tutto ciò perché la maggior parte delle amministrazioni locali non ha ancora predisposto il servizio. L’allarme è lanciato dalla Cisl di Catania, con la voce del segretario generale Maurizio Attanasio, e di Rita Ponzo, segretaria generale Fisascat Cisl. Che si chiedono «perché ogni anno questo servizio pubblico, obbligato dalla legge, debba avere mesi di ritardo nell’essere avviato, quando le amministrazioni locali, compresa la città metropolitana, dovrebbero sapere che nella prima decade del mese di settembre inizia il nuovo anno scolastico».

«E in molti casi – osservano – e proprio quest’anno, non si tratta di mancanza di risorse, visto che i piani di zona prevedevano gran parte della spesa e che la Regione ha integrato con ulteriori fondi i piani di zona 2019 e 2020». «Ma oltre al grave ritardo di un servizio essenziale per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità – aggiungono i due segretari – c’è la questione non secondaria della tutela dei lavoratori specializzati impegnati nell’assistenza. La Cisl, così come aveva preannunziato nei lavori del suo ultimo congresso, con le federazioni di categoria sta conducendo una importante battaglia contro i Contratti pirata e lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori, specialmente nel sistema di cura . Dove, oltre alla grave situazione generata da ritardi di stipendi c’è la rivendicazione della giusta retribuzione contrattuale e della conseguente contribuzione previdenziale, ledendo i diritti fondamentali dei lavoratori e la loro dignità».

«Ai tavoli di concertazione sociale – sottolinea Attanasio – ho chiesto personalmente ai Distretti Socio Sanitari e alla Città metropolitana di portare il costo orario del servizio a quanto stabilito dal ministero degli Interni e dal CCNL delle cooperative sociali siglato dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative». Spesso purtroppo – denunciano ancora i due segretari della Cisl – a indurre al sottosalario sono state proprio le stesse amministrazioni locali che, in molti casi, per l’esiguità di risorse locali o meglio per la mancata programmazione del servizio, hanno proposto alle cooperative di eseguire le attività assegnate loro con somme inferiori a quanto stabilito dai contratti collettivi. E anche se non tutte sfruttano i lavoratori (ci sono esempi virtuosi), hanno accettato servizi proposti dagli enti locali che riportavano forti ribassi dalle tabelle economiche contrattuali».

Per Attanasio e Ponzo «serve allora un sistema unico di accreditamento e di retribuzione del servizio, controllo analogo promosso dalle stazioni appaltanti, e linee guida chiare sulle figure professionali e i livelli economici utilizzati. Serve il rafforzamento degli uffici sociali dei Comuni e spendere i soldi del Pon Inclusione per arruolare personale. Infine, occorre un coordinamento provinciale e un Osservatorio della cooperazione. Anche perché i contratti spazzatura, promossi da soggetti che guardano al profitto e non alla dignità della persona, stanno prendendo sempre più piede» La Cisl di Catania, con la federazione dei servizi, sta mettendo in campo ogni possibile azione per tutelare e far rispettare le lavoratrici e i lavoratori che, spesso per la paura di non perdere anche quel lavoro “sfruttato” subiscono ogni sorta di angheria e negazione di diritti, come essere pagati a 7 euro lordi a fronte di almeno 15 euro l’ora.

«Ma la battaglia continua e non ci fermeremo – concludono Attanasio e Ponzo – lavoro, diritti, salario e controlli sono le rivendicazioni che stiamo rassegnando ai Distretti e quindi ai comuni, certo l’esiguità del personale che presta la propria attività nei servizi sociali non consente spesso di poter avviare i giusti controlli, ma in qualche caso, manca proprio la “volontà” a farlo. Abbiamo già dichiarato nei numerosi verbali sottoscritti in questi giorni nei nove Distretti che rappresentano i 58 comuni della provincia, che riterremo corresponsabili quelle amministrazioni che non controllando e non svolgendo il controllo analogo saranno complici di coloro che affamano e ricattano i lavoratori attraverso il Dumping salariale e contrattuale».

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