Comune in dissesto, Pogliese da Musumeci

novembre 9, 2018

 

 

 

 

Daniele Lo Porto

CATANIA – Il sindaco Salvo Pogliese e il vicesindaco Roberto Bonaccorsi hanno incontrato ieri a Palazzo d’Orleans il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci per verificare la possibilità di un’anticipazione di risorse finanziarie sui trasferimenti regionali.  Ciò al fine fronteggiare con urgenza la crisi di liquidità delle casse comunali e adempiere le obbligazioni delle spettanze ai dipendenti comunali, delle aziende partecipate, delle cooperative sociali e dei fornitori di servizi indispensabili. Il presidente Musumeci, nel ribadire la massima attenzione e disponibilità del governo regionale per la situazione di dissesto del Comune di Catania, ha dato mandato agli uffici di individuare le possibili soluzioni.

Un incontro con le rappresentanze cittadine delle organizzazioni sindacali, datoriali, delle cooperative e del terzo settore per un confronto sulla situazione finanziaria del Comune, anche alla luce della decisione delle sezioni riunite del Corte dei Conti del 7 novembre che hanno decretato il dissesto dell’Ente. E’ questo il primo atto del sindaco Salvo Pogliese e della Giunta dopo aver incassato il colpo dalla Corte dei Conti che ha confermato il dissesto del Comune. L’incontro che si terrà oggi alle 16,30, nella sala consiliare a Palazzo degli elefanti sarà aperto al pubblico. Intanto, si susseguono le prime reazioni, non solo politiche, della città.

“Sono responsabile del dissesto della città di Catania perché pago le tasse ed ho contribuito a far pensare che tutti le paghino; perché non l’ho lasciata sbattendo la porta, facendo così molto rumore; perché non ho gridato abbastanza forte quando occorreva attirare l’attenzione sulle cattive abitudini degli amministratori – dichiara polemicamente l’economista Maurizio Caserta, docente universitario e impegnato in un progetto politico civico -. Sono responsabile del dissesto della città di Catania perché ho taciuto di fronte alla bugie della politica”. “Noto molta indignazione sul fallimento di Catania. Ma Catania non è fallita ieri, sono decenni di grandi e piccoli fallimenti, di connivenze, di inadeguatezze, di ignoranza, nel migliore dei casi di silenzi ha sottolineato il regista Gugliemo Ferro, figlio dell’indimenticabile Turi – Perpetrate da tutti me e voi compresi”.

Per Luigi Albino Lucifora, già segretario generale di Comuni e Province regionali, “L’inizio di tale disastro avviene alla fine degli anni ’70, e coincide con il baluginamento nella mente dei politici dell’idea di dare piena autonomia agli Enti locali, con graduale scomparsa, poi divenuta totale, dei controlli esterni statali e regionali. Per quanto riguarda le responsabilità, la sezione di controllo della Corte dei Conti ha trasmesso la documentazione alla Procura della Repubblica per gli aspetti penali, ed alla “sezione giurisdizionale” della stessa Corte per quanto riguarda gli eventuali danni erariali. Per il principio della continuità-amministrativa, gli amministratori (rieletti o meno), eccetto prescrizioni e decessi, ne risponderanno e come componenti dei Consigli (organo di controllo) e delle Giunte (organi di gestione)”.

“Le venti pagine della relazione della Corte dei Conti di Roma certificano il fallimento di un’intera classe politica – spiega il deputato regionale Claudio Fava, presidente della Commissione antimafia –. Adesso non può essere la città a pagare un salatissimo conto, nel disinteresse del governo regionale e nazionale. Il dissesto rischia di tradursi nella perdita di posti di lavoro in una realtà già aggredita dalla crisi. Chiediamo- continua Fava- interventi urgenti a Musumeci ed al governo nazionale e una consapevolezza sulla gravità della situazione che, ad oggi, pare assente”.

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