La Sicilia in fiamme, non si spengono neanche le polemiche

La Sicilia in fiamme, non si spengono neanche le polemiche

CATANIA – “Ho chiesto al dipartimento di Protezione civile di verificare quanti sono i Comuni dell’Isola che non si sono ancora dotati di Piano di previsione e prevenzione di Protezione civile. Al tempo stesso occorre verificare, nel più breve tempo possibile, le criticità di alcune aree urbanizzate esposte a vari rischi, soprattutto a quello degli incendi,  e predisporre le necessarie misure di attenuazione. Spesso il problema è dietro l’angolo ma ce ne accorgiamo solo quando il danno è fatto”, è la sollecitazione del presidente della Regione, Nello Musumeci. In una Sicilia che brucia, nel senso letterale del termine, tanto da far pensare a una precisa strategia e non solo a singoli piromani, il presidente Musumeci, invita tutti i soggetti responsabili sul territorio a tenere alta la guardia, perché la prevenzione è l’unica strategia vincente per salvare vite umane, salvaguardare l’ambiente, preservare le attività economiche. Il “caso Plaja” del 10 luglio scorso, con l’incendio violentissimo che mise in serio pericolo migliaia di bagnanti e costrinse l’intera struttura di soccorso ed emergenza a un durissimo lavoro, è l’occasione per partire dal particolare, ma andare oltre. Se quel giorno non si registrò la perdita di vite umane fu grazie a fattori fortuiti, ma di sabato o domenica il litorale sabbioso a sud di Catania, come tante altre località della Regione, è affollato da decine di migliaia di bagnanti provenienti anche da località distanti, con un importante flusso di mezzi.

A meno di un mese di distanza da quell’incendio e dal successivo sopralluogo, Musumeci ha riunito intorno ad un tavolo nella sede della regione a Catania, tutti gli enti e le autorità: dal prefetto Claudio Sammartino al comandante dei Vigili del fuoco, Giuseppe Verme, dal sindaco Salvo Pogliese all’ammiraglio Gaetano Martinez, al dirigente generale della protezione civile, Calogero Foti. Entro il 30 settembre verranno definiti gli obiettivi per la redazione di un Piano-stralcio di protezione civile legato al rischio incendio nell’area della Plaja, piano da attuare entro marzo 2020. I soggetti pubblici e privati coinvolti nella gestione di questa parte di territorio e delle relative attività economiche, hanno convenuto la necessità di realizzare una “via di fuga” che colleghi il viale Kennedy con via San Giuseppe la Rena, un’arteria parallela al lungomare, che consentirebbe il deflusso delle auto e l’arrivo di mezzi di emergenza in tempi celeri.  E poi: riqualificazione e gestione del boschetto, un’area di parcheggio per le auto dei bagnanti, sistemazione idraulica dei torrenti che attraversano l’area, collocazione di idranti per l’approvvigionamento idrico in caso di necessità, pulizia delle aree incolte pubbliche e private. «Sono emerse tante criticità sul piano delle emergenze. “Quella della Plaja rimane una delle zone dal punto di vista del rischio incendi tra le più complesse e vulnerabili di tutta la provincia etnea. Ognuno deve compiere il proprio dovere. Il Piano servirà a definire tutto quello che è necessario fare e chi lo dovrà fare”, ha sottolineato il presidente Nello Musumeci.

Catania è impreparata perchè manca la programmazione.  Incendi, abitanti spaventati e vigili del fuoco che rispondono a centinaia di emergenze. Nessuna novità insomma per questa estate catanese. Come ogni anno le previsioni degli esperti non servono da monito alle istituzioni competenti per attivare un piano di prevenzione anti roghi già tra il mese di maggio e giugno.  Niente bonifica dei terreni abbandonati, niente creazione di fasce taglia fuoco nelle aree relitto con la conseguenza che tra luglio e settembre i catanesi pagano un grosso prezzo in termini di sicurezza e incolumità. Il comitato Romolo Murri, attraverso il suo presidente Vincenzo Parisi, chiede all’amministrazione comunale la necessità di approntare immediatamente un piano di lavoro. Opere che non riguardano solo le periferie ma alcune zone centrali della città come l’ampia area tra il viale Mario Rapisardi e il quartiere di Cibali, il parco Gioeni e il parco Lizzio. Luoghi circondati da decine di abitazioni con le conseguenze che sono facilmente immaginabili per chiunque. Da qui i continui appelli del comitato cittadino “Romolo Murri”con la necessità, da parte di tecnici ed esperti comunali, di agire per proteggere residenti e commercianti delle aree in questione che con l’emergenza roghi ci convivono da anni. In cima alla lista delle opere da cominciare c’è la bonifica delle aree invase dall’erba alta. Un lavoro lungo e difficoltoso ma che può garantire l’incolumità dei migliaia di persone. Ettari di terreno da ripulire per evitare che la gente si ritrovi le fiamme quasi fin dentro casa. Basta un mozzicone di sigaretta per appiccare un incendio. Più grave è la situazione se ci troviamo di fronte a discariche abusive. Luoghi adibiti all’abbandono illegale dei rifiuti pieni di materiale altamente infiammabile. Una scintilla può creare il panico.

Per il Movimento 5 stelle catanese, il voto sul Catasto dei soprassuoli, che il Consiglio comunale ha nell’ordine del giorno riaccende i riflettori su una questione del luglio 2017 i cui contorni rimangono ancora, a distanza di due anni, poco chiari.  Si tratta della vicenda “Centro direzionale Cibali”, progetto che sarebbe dovuto sorgere nell’unico polmone verde presente in un’area altamente urbanizzata e selvaggiamente cementificata. L’area ha subito un vasto e violento incendio nel luglio 2017, ampiamente documentato, ma, nonostante ciò, non risulta inserita nel catasto dei soprassuoli dello stesso anno, in discussione al Palazzo degli elefanti. Dell’evento non c’è traccia, inspiegabilmente, nemmeno nelle mappe del comando del corpo forestale regionale, ovvero nel sistema informatico forestale (SIF).  Il mancato censimento di queste aree è da ritenersi grave in quanto viene meno l’applicazione dei vincoli, divieti e prescrizioni di cui all’art.10 della Legge n. 353/2000 che recita “Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni”. Per conoscere il motivo di questa non corrispondenza, sono state presentate due interrogazioni, una in Consiglio comunale a prima firma del consigliere Graziano Bonaccorsi e una al governo regionale, a prima firma della deputata M5s Gianina Ciancio.
Inoltre è stata inoltrata formale richiesta al comando dei vigili del fuoco del verbale relativo all’intervento del 12 luglio 2017. La risposta a quest’ultima richiesta è stata molto eloquente. Il comando provinciale dei vigili del fuoco ha infatti comunicato di non essere nella condizione di poter inoltrare il documento richiesto perché lo stesso è coperto da segreto investigativo.
“A questo punto – dicono i due portavoce M5s Bonaccorsi e Ciancio – quello che ci sembrava un sospetto diventa qualcosa di più. Il mancato censimento dell’area Cibali non sembrerebbe più una semplice dimenticanza, ma nasconderebbe intenzioni ben precise, tutte da accertare. In Consiglio comunale il sindaco e la giunta dovranno pronunciarsi sul reinserimento delle aree in oggetto nel catasto dei soprassuoli e rispondere di questa omissione, che non può essere giustificata con un semplice “copia-incolla” delle mappe regionali, in quanto la legge consegna ai comuni precise responsabilità di dettagliato censimento”.

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