Catania, tre migranti si buttano da Geo Barents: recuperati. Ancora in 215 sulla nave

Catania, tre migranti si buttano da Geo Barents: recuperati. Ancora in 215 sulla nave

CATANIA – Tre giovani migranti a bordo della Geo Barents ormeggiata a Catania si sono tuffati in mare nel tentativo di raggiungere la terraferma. Hanno nuotato fino a un galleggiante e poi sono stati recuperati dalle autorità e portati sul molo vicino alla nave di Medici senza frontiere.

I tre stanno bene, ma resta la tensione al porto etneo, dove sono ormeggiate le due navi ong approdate tra sabato e ieri nel capoluogo etneo: la Humanity 1 e la Geo Barents. Sulla prima ci sono a bordo 35 delle 179 persone soccorse, dopo che 144 sono state fatte scendere perché ritenute ‘fragili’ della commissione medica dell’Usmaf.

Una decisione contestata dalla ong tedesca che ha annunciato presenterà ricorso al Tar del Lazio contro l’ordine impartito al comandante di lasciare il porto di Catania per il mancato rispetto delle norme internazionali sui soccorsi in mare e uno al Tribunale civile di Catania affinché il giudice ordini lo sbarco di tutti i 35 migranti rimasti a bordo.

Un’operazione di soccorso si può considerare terminata solamente una volta che tutti i sopravvissuti sono stati fatti sbarcare in un luogo sicuro. Lo sbarco selettivo e parziale, come quello proposto dalle autorità italiane, non è da considerarsi legale secondo le convenzioni di diritto marittimo”: lo sostiene Medici Senza Frontiere, che aggiunge: “Secondo il diritto internazionale – prosegue la ong – una nave non è responsabile dell’accoglienza a bordo dei sopravvissuti laddove siano possibili soluzioni alternative. Inoltre, il governo responsabile dovrebbe prendere ogni misura necessaria per far sì che i sopravvissuti restino a bordo il minor tempo possibile, secondo quanto stabilito dalle Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare”.

I migranti non sbarcati hanno realizzato cartelli con pezzi di cartone su cui hanno scritto ‘Help Us’, esponendoli all’esterno e lanciando una sorta di sos in inglese alle persone sul molo: “aiutateci”, urlano in inglese.

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