Combattere il coronavirus, qui ed ora. Aperitivo dalle diciotto: il momento è quello giusto per innovare

Combattere il coronavirus, qui ed ora. Aperitivo dalle diciotto: il momento è quello giusto per innovare

di Saro Faraci

ACIREALE – C’è un settore in ginocchio, dopo l’ultimo DPCM governativo. E’ quello della ristorazione che anche l’ultimo rapporto di Cerved identifica come uno tra i più colpiti dall’emergenza sanitaria da Covid-19. In questo annus horribilis, alcuni ristoratori sono arrivati a perdere anche fino all’80% del fatturato dell’anno precedente. Emanuele Serpa, 29 anni, è un giovane imprenditore della ristorazione di Acireale, titolare della pizzeria Frumento. Molto presente sui social, assai conosciuto in città, premiato nel suo settore, è persona che non si scoraggia mai e guarda avanti.

Il lockdown ha insegnato a molti operatori economici che di necessità bisogna far virtù e che se c’è un vaccino contro la crisi questo è il buonumore, con un pizzico di ottimismo. Ad Emanuele, ex studente di Economia, appassionato di musica e di tennis, lo spirito di intraprendenza non è mai mancato, anche quando faceva il disc jockey. Quel mestiere gli ha insegnato che bisogna saper miscelare buona musica e lui, insieme a Salvatore Ardizzone titolare di Moro, un altro locale di Acireale specializzato in cocktail, ha appena inventato Momento, l’aperitivo dell’home delivery. Si consegna a domicilio a partire dalle diciotto.

Quando è nata la pizzeria Frumento?

«Frumento è nata a Dicembre del 2015. Tra poco festeggiamo i 5 anni»

In un settore così popolato di ristoranti, pizzerie, pub e format vari della ristorazione, in che modo pensavate e chiaramente pensate tuttora di differenziarvi?

«Sin da subito abbiamo puntato sulla qualità a 360 gradi, dal servizio di sala alle materie prime al design del locale. Parlarne adesso sembra una cosa quasi scontata. Ma cinque anni fa è stata una differenziazione importante e soprattutto una grande sfida. Abbiamo girato la Sicilia per poter selezionare la maggior parte dei prodotti presenti nella nostra cucina»

La scelta di operare ad Acireale è stata una scelta di cuore o ha anche le sue ragioni economiche? Acireale, negli ultimi anni, non ha certo brillato per la vivacità della sua movida, anzi tutt’altro. Non ha pensato di spostarsi altrove?

«Acireale per me è la città più bella della provincia e le parlo da catanese. Poter operare ogni giorno nel centro storico della città e viverne il magnifico barocco o le affascinanti vie rende la vita migliore. Qui in pescheria sembra che il tempo si sia fermato. E poi trovo molto più stimolante essere precursore di un rilancio della movida acese, che andarmi a sommare alla già vivace Catania»

– La sua avventura in Frumento procede di pari passo con quella di Federica, la sua fidanzata. Di cosa si occupa uno, di cosa l’altra all’interno della pizzeria?

«Federica, oltre ad essere la mia compagna, è il direttore di Frumento. Tutto passa da lei. Diciamo che io sono un po’ l’uomo copertina del locale , ma il motore è lei. Senza di lei non sarebbe stato possibile nulla»

Se dovesse suggerire tre gusti di pizze che preparate nel vostro locale, quali consiglierebbe?

«3 pomodori, Calzone Siciliano, Nebrodi»

– Andiamo al 2020, annus horribilis per tutta l’economia mondiale, ma anche per il settore della ristorazione. A marzo arriva il primo lockdown. Ristoranti obbligati alla chiusura, ma voi non vi siete arresi. Cosa avete proposto in particolare in quel periodo?

«In anni come questi deve venir fuori la figura dell’imprenditore. Pensare ai sei mesi avvenire mi ha spinto a continuare a dettare la nostra linea. Frumento non poteva non fare più pizze in quel momento. Abbiamo preso tanto in questi anni ed era giusto continuare ad offrire al cliente questo servizio. Il domicilio mi ha permesso di vedere tanti nostri clienti in quei mesi particolari , e questo regalava un sorriso ad entrambi. Abbiamo sempre tenuto la luce accesa»

Finisce il lockdown, la riapertura dei locali viene autorizzata. Cosa avete fatto in particolare, quali investimenti insomma, per adeguarvi alle rigide disposizioni in materia di sanificazione e distanziamento?

«Abbiamo rispettato tutto quello che ci è stato chiesto. Dai dispositivi di protezione individuali agli orari di ingresso alle cene del personale. Abbiamo messo a disposizione tutto quello che potevamo per garantire al cliente una cena serena. Abbiamo rimosso dei tavoli, abbiamo attivato con ditte specializzate un servizio settimanale di controllo di pulizia degli ambienti. Ma forse non è bastato per evitare il secondo lockdown»

– Durante l’estate, avete sperimentato un modello di collaborazione con altri operatori cittadini della ristorazione. Cosa Vi ha spinto a fare questa scelta di partnership? E quali risultati ha portato?

«Nei momenti più duri serve parlarsi, collaborare, lanciare un messaggio di condivisione. La partnership con Moro ci ha permesso di dare un messaggio chiaro ai clienti: noi non molliamo. Questo ha portato ad un rilancio importante della movida acese. Vedere le vie del centro popolate da genitori e figli mi ha reso felice»

– In estate, si è rivista la movida anche ad Acireale. Non accadeva da anni. Secondo lei, quanto ha inciso il clima generale di rilassamento post-lockdown. La gente forse ha esagerato un po’?

«Il lockdown ha messo a dura prova la nostra quotidianità. È chiaro che c’era voglia di stare in giro fino a tarda notte, come se si volesse recuperare il tempo perduto di quesì mesi. Però credo che il problema era oltre la movida. Perché in un locale certe regole dovevano essere rispettate per legge, mentre nelle piazze o case questo è venuto meno. Forse lì si spiega il problema della seconda ondata»

– Se dovesse dare un voto da 1 a 10 all’estate appena trascorsa, considerate le premesse negative del lockdown, che valutazione si attribuirebbe?

«Dieci e lode!»

– Ci dica la verità, sentiva nell’aria che prima o poi il governo avrebbe adottato una linea dura contro i ristoranti e i bar? Le è parso troppo penalizzante il nuovo provvedimento adottato? Manderà in ginocchio un intero settore?

«Scongiuravo una seconda ondata. Ero molto positivo. Speravo che il Governo in termini di politica sanitaria sarebbe stato pronto per un eventuale aumento dei contagi o delle terapie intensive. Sembra quasi che stiamo pagando gli sbagli di qualcun altro. Questo mi fa rabbia. Con la gestione degli orari, distanziamento, aperture anche diurne, chiusura anticipata con asporto e delivery di sostegno il nostro settore poteva continuare ad operare. È una filiera molto più grande ed essere in ginocchio, non solo il singolo ristoratore»

Voi non vi siete persi d’animo però. Avete lanciato Momento, una nuova formula di collaborazione con il Moro e avete intensificato pure l’asporto. In cosa consiste Momento? Come sta andando questa collaborazione?

«Con Moro ci siamo sempre trovati d’accordo. Devo dirle che Salvo Ardizzone, proprietario del Moro, è un imprenditore 2.0, riesce in queste joint ventures senza nessuna competizione. MOMENTO è l’unione tra i due locali, è una nuova idea di aperitivo a domicilio, è un monito per dire che ci siamo. Insieme al supporto dei nostri fornitori abbiamo creato delle box con chips, pizza e cocktail. Stiamo avendo un riscontro importantissimo. Cerchiamo di far rivivere al cliente un MOMENTO di spensieratezza»

– Durante questi periodi di chiusura forzata, ha fruito di qualche agevolazione da parte del Governo? Ha ricevuto il bonus previsto dal decreto Ristori? Ha utilizzato la cassa integrazione per i suoi collaboratori?

«Le agevolazioni di luglio sono arrivate, quelle del decreto Ristori non ancora. Abbiamo usufruito del credito di imposta sull’affitto e della cassa integrazione per i dipendenti. È evidente che queste misure servono per tenere a galla le attività. Ma non saranno sufficienti per evitare una crisi del settore»

– Ha trovato fornitori disposti a collaborare, ad indugiare eventualmente nell’incasso di qualche pagamento? C’è stato un gioco di squadra lungo tutta la filiera?

«Devo dirle che i fornitori del comparto food sono stati tutti disponibili, dove è stato richiesto, dal più grosso al più piccolo. Invece ho trovato molta indisponibilità nel mondo del vino. Ci ritroviamo in dispensa quantità rilevanti di liquori e vino con le fatture già pagate, questo è un danno che però sapremo colmare. Evidentemente dopo tutto questo, qualche fornitore verrà cambiato. Gli aiuti del governo li hanno ricevuti pure loro»

Finirà questo periodo di emergenza e si tornerà alla normalità anche se sarà una normalità diversa. Cosa le ha insegnato questo 2020, sul piano personale e poi su quello aziendale.

«Dal punto di vista aziendale questo anno mi ha insegnato una parola fondamentale: solidità. Se non avessimo gestito negli anni la nostra azienda con parsimonia oggi avremo avuto problemi molto più gravi. Dal punto di vista umano, ahimè , ho visto molta gente cambiare. Io credo che è in questi momenti che si deve dare il meglio di sé e non il peggio»

– Chiudiamo con una nota positiva. Come pizzeria avete ricevuto ancora una volta durante il 2020 qualche riconoscimento, qualche premio. Quale in particolare?

«Siamo stati premiati come la 31ª migliore pizzeria d’Italia e del mondo, la prima di Sicilia, la migliore proposta di fritti nazionale e 2 spicchi del gambero rosso. Dinanzi a questi premi e alla riconoscenza dei nostri clienti, potevamo mai fermarci?»

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