Come Ulisse con le sirene, contro i rischi del gioco patologico 

Come Ulisse con le sirene, contro i rischi del gioco patologico 

di Salvatore Monaco
psicologo e responsabile della comunità Eden Il Delfino

La dipendenza da gioco o gioco d’azzardo patologico o ludopatia, si caratterizza per l’incapacità di resistere alla tentazione “persistente, ricorrente e disfunzionale” di giocare ingenti quantità di soldi. Spesso il ludopatico mette a repentaglio anche relazioni affettive importanti, il lavoro stesso buone performance scolastiche solo per perseguire nel gioco. La ludopatia viene considerata da molti esperti come  una variante del disturbo 08ossessivo-compulsivo sulla base della natura prettamente compulsiva dell’azione associata all’incapacità di interrompere il meccanismo disfunzionale.

Nella dipendenza da gioco la compulsione produce emozioni positive a cui il soggetto non riesce a farne a meno. Sovente, continua a investire soldi nel gioco nonostante tutti gli sforzi attuati per controllare, ridimensionare o fermare  il comportamento ludopatico. Un altissimo numero di dipendenti al gioco, sembra ricercare nell’attività, l’avventura e l’eccitazione che vengono soddisfatte puntando cifre di denaro sempre più elevate. Ecco allora prendere forma quel maledetto meccanismo che  alimenta il loro pensiero: “ho perso tutto, devo rifarmi”. Si continua allora a giocare, con la speranza che i centri del piacere del cervello, ottengano gratificazione. Ma il circolo vizioso che viene a determinarsi porta solo frustrazione e in breve tempo a tutta una serie di nefaste conseguenze. Si inizia presto, magari dopo qualche piccola e illusoria vittoria, ad investire sempre più tempo e denaro in tutto quello che può essere considerato gioco. Si scommette nello sport, si comprano i biglietti gratta e vinci, o si ci si trasferisce praticamente a vivere nelle sale slot. Come per tutte le forme di dipendenza, si parla di gioco patologico quando l’area sociale e lavorativa ed affettiva iniziano ad essere fortemente compromesse. Si parla spesso dei pericoli delle droghe, ma in realtà gioco patologico e alcool presentano uguale o addirittura un maggior numero di vittime ogni anno.

Molti infatti sono i suicidi di persone che hanno perso tutto nel gioco o sono finite nelle mani di strozzini per tamponare le emorragie di denaro. Lo stato promuove campagne contro questo enorme piaga sociale, ma allo stesso tempo sono aumentate quelle di promozione per vari tipi di gioco. È scontato dire che esiste un grande interesse economico attorno al gioco ed un po’ come per l’alcool o il fumo, lo Stato fa scrivere sui pacchetti delle sigarette o sulle bottiglie,  che fumare o bere nuoce gravemente alla salute, ma continua a battere cassa. La prevenzione è importante, ma nulla può se accendi la tv o ti connetti alla rete e ci si trova bombardati da continui messaggi che invitano a giocare e giocare e giocare: poker, calcio, cavalli, con super pubblicità dove le protagoniste sono spesso splendide e ammalianti sirene pronte ad azzannare la malcapitata preda e divorarla pian piano. Molti ludopatici soffrono anche di altri disturbi, tra cui quello più frequente è la depressione, e non solo, anche di alcuni disturbi di personalità caratterizzati dall’impulsività, come  il disturbo borderline e narcisistico. La dipendenza da gioco può essere trattata, in modo peculiare con percorsi mirati di psicoterapia ad orientamento cognitivo comportamentale. Alcuni farmaci che agiscono sull’impulsività, come gli SSRI o gli stabilizzanti del tono dell’umore, possono coadiuvare il lavoro dello psicoterapeuta, ma non sostituirsi ad esso. Quindi per alcuni ludopatici, così come succede per le tossicodipendenze, è necessario una cura farmacologia e psicoterapica per arginare il gioco patologico, ma personalmente continuo a pensare che dovrebbe essere revisionato tutto quello che gira attorno al mondo delle scommesse per evitare che tante persone fragili  finiscano in questo vortice e favorire percorsi di sensibilizzazione al problema che facciano mettere ai cosiddetti “vulnerabili”, i tappi di cera per non essere più attirati al largo, dalle fameliche sirene.

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