Concetto Bonaccorsi si pente e racconta la mafia catanese

Katya Maugeri
Cosa spinge un capomafia, il capo del braccio armato del clan Cappello a collaborare con la giustizia? Anche le regole imposte dalla mafia quindi perdono spessore, valore e onore.

Lui, lo spregiudicato killer, polo attrattivo degli avversari di sempre dei Santapaola-Ercolano, Concetto Bonaccorsi, si è pentito. “U carateddu”, ritenuto uno dei capi dell’omonimo clan insieme al fratello Ignazio, ergastolano, e che rappresenta l’ala più sanguinaria del clan Cappello, è lo storico capo bastone dell’omonima famiglia, intesa “Carateddi”, dell’organizzazione Cappello – Bonaccorsi, e vanta un curriculum criminale di assoluto valore. Tra i vari reati commessi ne emergono per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidi, distruzione di cadavere, reati in materia di stupefacenti ed armi, rapine, ed estorsioni.

Da diversi mesi, infatti, il boss ha deciso di iniziare a parlare con i magistrati della procura di Catania, avrebbe manifestato dei segnali di apertura la scorsa estate, trascorsi pochi mesi dall’ultimo arresto mentre era latitante a Massa e Cozzile, piccolo borgo della provincia di Pistoia, in Toscana. Era irreperibile dal 23 settembre 2016, giorno in cui aveva deciso di non rientrare da un permesso premio concessogli da detenuto della casa circondariale di Secondigliano, a Napoli.

Una vita, quella di Concetto Bonaccorsi, dedicata al crimine e alla scalata verso i vertici della mafia etnea

Bonaccorsi fa parte della tradizione cruenta di una famiglia legata alla mafia sanguinaria, ritenuta dagli inquirenti tra le più pericolose e senza scrupoli. Il fratello del latitante è Ignazio, anch’egli detenuto, poi il nipote Sebastiano Lo Giudice, conosciuto nel rione di San Cristoforo proprio con l’appellativo di Ianu Carateddu. Quest’ultimo, a partire dal 2001 sarebbe stato proprio, grazie a centinaia di affiliati, a intestarsi omicidi e regolamenti di conti tra i clan di Catania per il predominio sul territorio, riuscendo a sottomettere l’intero panorama mafioso della città.
Insieme a Concetto Bonaccorsi, nel programma di protezione, sarebbe stato inserito anche un altro esponente della famiglia che avrebbe ricoperto un ruolo apicale nel clan:  il trentenne Salvatore Bonaccorsi, figlio di Concetto – che per un periodo è stato il referente del gruppo criminale – finito in manette nel 2015 nell’operazione “Revenge 5” e recentemente condannato in primo grado a nove anni e quattro mesi e che adesso potrebbe svelare gli assetti più recenti delle famiglie etnee.

Molti potrebbero essere i dettagli raccontati da Bonaccorsi in grado di far luce sui numerosi delitti degli anni passati, informazioni che saranno spunto per nuove indagini.

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