Confindustria Catania sta per incoronare il nuovo presidente che dovrà utilizzare “la formula delle tre c”

settembre 7, 2018

 

CATANIA – Quando una associazione, tanto di datori di lavoro quanto di lavoratori, rinnova i propri organi dirigenti elettivi ne dà notizia alla stampa con comunicati più o meno lunghi e articolati. Ciò avviene quasi sempre e parimenti quasi sempre gli organi di informazione, quotidiani, on line, settimanali informano i lettori, con visibilità direttamente proporzionale alla autorevolezza attribuita o riconosciuta a quella associazione. Ciò premesso una organizzazione datoriale cui, in queste occasioni, viene riservata una particolare attenzione e conseguente visibilità è, piaccia o non piaccia, Confindustria, cui comunque, e a prescindere da inchieste che ne hanno intaccato i vertici elettivi e burocratici, viene ancora riconosciuta una credibilità purtroppo, ormai retaggio del passato.

Confindustria infatti, per una serie di fattori concomitanti, quasi tutti riconducibili alla seconda metà della penultima presidenza e per intero all’ultima ancora in corso, da almeno sei anni registra un continuo arretramento, non solo e  non tanto  per numero di iscritti, quanto per la capacità di essere riconosciuta, riconoscibile e,i n alcune regioni fra cui la Sicilia, perfino presentabile dalle ed alle Istituzioni di cui è  stata per oltre 100 anni interlocutore e controparte credibile, affidabile ed autorevole.
Episodi di mala gestio, come per il Sole 24 ore tuttora oggetto di attenzioni giornalistiche per gli incarichi che Confindustria ha indirettamente elargito al direttore indagato, di scelte organizzative, frutto di compromessi elettorali, come la così detta “Riforma Pesenti”, di fatto calata dall’alto ed imposta con pugno di ferro, quando non peggio come accaduto in Sicilia con la gestione Montante/Catanzaro, nei territori, hanno creato malcontento e perdita di credibilità tanto fra le imprese quanto verso le Istituzioni, presso le quali, almeno in Sicilia, Confindustria e’assente dal 2012; da quando cioè,con l’avvento dell’era Montante, Confindustria è diventata altro, anzi ben altro, con la sottomessa acquiescenza delle 9 province che non hanno potuto fare altro, vista la copertura romana, tuttora perdurante, verso la gestione Montante/Catanzaro.
Alcuni rappresentanti provinciali hanno abbracciato convintamente il metodo Montante, ricevendone visibilità, spocchiosa autorità, e, grazie ad inconfessabili inciuci portatori di una spartizione dei territori, incarichi superiori alle loro stesse capacità ed infine, non ancora per tutti, iscrizione nel registro degli indagati;
Altri hanno provato a resistere e a contrastare il disegno egemone del detenuto Montante e dell’inquisito Catanzaro, specie a Catania e Siracusa che, nonostante la sistematica decimazione dei propri vertici (Francesco Siracusano, Domenico Bonaccorsi, Leone La Ferla, Marco Venturi ed altri, per non parlare della strage dei direttori), hanno mantenuto sia pure a caro prezzo la propria legittima autonomia. Siracusa ha già eletto i propri rappresentanti di vertice, recuperando credibilità ed autorevolezza in un contesto molto meno complesso di Catania e con un nucleo di aziende di un unico comparto che rappresentano la maggioranza assembleare.
Catania, che dal 2012 non celebra elezioni per imposizione Palermo/Roma, su ordine di Montante e prona acquiescenza di Boccia, nello scorso luglio ha scelto il proprio candidato alla Presidenza e il prossimo 10 settembre l’assemblea lo incoronerà.
Si tratta del dott. Antonello Biriaco che è stato vicario per sei anni e reggente da due. L’esperienza non gli manca, così come la storia imprenditoriale, familiare e personale. Quello stesso giorno dovrà indicare la propria squadra di presidenza e con essa governare per i prossimi quattro anni.
Per lui sarà tutto più facile, in termini di recupero di credibilità verso le imprese e le Istituzioni, se saprà dare segnali forti e chiari di discontinuità e presa di distanze da quanti, uomini ed organizzazioni interne a Confindustria e no, hanno messo in grave difficoltà  la territoriale di Catania. Lo può fare, se lo vuole e se ne percepisce la speranzosa attesa del tessuto imprenditoriale sano e produttivo che non ne può più di un sistema autoreferenziale che, con i propri contributi ed il peso delle proprie aziende, ha creato dei mostri. Dovrà riscoprire l’antica formula confindustriale che ha fatto grandi le Associazioni : “S.A.R.” (sevizi assistenza e rappresentanza) prima che il Montante/Catanzaro pensiero etichettasse come inutile ciarpame competenze, conoscenze, carriere e quant’altro ha fatto dei funzionari confindustriali, punti di riferimento per imprese e consulenti. Diceva il compianto onorevole Umberto Scapagnini, che quando si vuol fare qualcosa di significativo che possa lasciare il segno e che comunque ti faccia uscire dal pantano e recuperare consensi, credibilità ed autorevolezza, occorre avvalersi delle tre C: cerebro, cojones, corazon; altrimenti la discesa è inarrestabile ed il trend negativo irreversibile.
D.S.

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