Corruzione, arrestati lʼex consulente della Lega Paolo Arata e il figlio

giugno 12, 2019

di Katya Maugeri

Paolo Arata, ex consulente della Lega per l’energia ed ex deputato di Fi, e il figlio Francesco, sono stati arrestati: accusati di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni.

Sarebbero soci occulti dell’imprenditore trapanese dell’eolico Vito Nicastri, ritenuto dai magistrati tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro.
La “confluenza di interessi, da parte di più articolazioni mafiose” nel settore delle energie rinnovabili “è stata plasticamente rappresentata dal suo capo assoluto”, Totò Riina, “il quale durante la sua detenzione nel carcere milanese di Opera, nell’affrontare temi e vicende relative ad altre questioni criminali, commentava già nel 2013 con il suo interlocutore la decisione di speculare nel settore eolico da parte del latitante Matteo Messina Denaro, reo a dire del Riina di tralasciare gli affari tradizionalmente oggetto delle attività criminale di Cosa Nostra e di dedicarsi ai ‘pali’, figura retorica utilizzata dal boss per indicare l’attività imprenditoriale riferibile al settore dell’eolico”. Era prevedibile, dunque, che in ogni affare che dovesse e potesse interessare tale settore venisse coinvolto proprio Vito Nicastri, oltre ad avere un’indubbia competenza ed abilità nel settore, è un imprenditore in passato condannato in via definitiva per i reati di corruzione e truffa aggravata, commessi agli inizi degli anni 2000 proprio in relazione ad iniziative imprenditoriali nel settore delle rinnovabili; poi, in ragione anche dei suoi datati rapporti con l’organizzazione mafiosa, gli è stata applicata, nel 2013, la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale, nonché quella reale della confisca – preceduta da una serie di sequestri eseguiti già nel 2010 – di un ingentissimo patrimonio. È quanto si evince nell’ordinanza del gip di Palermo di applicazione delle misure cautelari nei confronti, tra gli altri di Paolo Arata e Vito Nicastri.

L’arresto è stato disposto dal gip di Palermo Guglielmo Nicastro su richiesta della Dda guidata da Francesco Lo Voi. Gli Arata sono indagati da mesi per un giro di mazzette alla Regione siciliana che coinvolge anche Nicastri, tornato in cella già ad aprile perché dai domiciliari continuava a fare affari illegali. Nel business c’erano anche gli Arata che, secondo i pm,  di  Nicastri sarebbero soci.  Oltre che nei confronti dei due Arata il giudice ha disposto l’arresto per Nicastri,  la cui la misura è stata notificata in carcere e per il figlio Manlio, indagati pure loro per corruzione, auto riciclaggio e intestazione fittizia. Ai domiciliari è finito invece l’ex funzionario regionale dell’Assessorato all’Energia Alberto Tinnirello, accusato di corruzione.

Nei mesi scorsi, una parte dell’inchiesta finì a Roma perché alcune intercettazioni avrebbero svelato il pagamento di una mazzetta, da parte di Arata, all’ex sottosegretario alle Infrastrutture leghista Armando Siri. In cambio del denaro Siri avrebbe presentato un emendamento al Def, poi mai approvato, sugli incentivi connessi al mini-eolico, settore in cui l’ex consulente del Carroccio aveva investito. A Palermo invece è rimasta l’indagine sul giro di corruzione alla Regione siciliana che oggi ha condotto all’arresto degli Arata e dei Nicastri.

Tutti al centro, secondo i pm di Palermo, di un giro di tangenti che avrebbero favorito Nicastri e il suo socio occulto nell’ottenimento di autorizzazioni per i suoi affari nell’eolico e nel bio-metano.

Gli altri indagati sono Francesco Paolo Arata, 39 anni; Giacomo Causarano, 70 anni; Francesco Isca, 59 anni; Angelo Giuseppe Mistretta, 62 anni; Manlio Nicastri, 32 anni; Vito Nicastri, 55 anni; Alberto Tinnirello, 61 anni. Tra le varie società della famiglia Arata nelle quali Nicastri vanta certamente una partecipazione occulta figurano – secondo le indagini della Dia – le società Solcara srl e Etnea srl: “titolari di 16 impianti per la produzione di energia da fonte eolica nella provincia di Trapani e la Solgesta srl , società partecipata interamente dalla Solcara, che sta sviluppando in provincia di Trapani e Siracusa – annotano gli investigatori – due progetti per la realizzazione di altrettanti impianti di energia elettrica e bio gas utilizzando rifiuti organici”.

“In Regione ha trovato dei no – dichiara il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci – Arata veniva per trovare complici e si trovava di fronte a fermi e inesorabili no. Voleva un impianto privato, noi invece abbiamo finanziato un impianto pubblico”. “È venuto a un solo convegno della Lega – il vicepremier Matteo Salvini – e poi ho scoperto che era nostro consulente per l’energia, mio personale… anche i giornalisti dovrebbero fare più attenzione quando scrivono certe cose. L’ho incontrato una volta, non conosco gli atti. Preoccupato dagli sviluppo dell’inchiesta? Assolutamente no”.

“Rispetto il lavoro della magistratura, non voglio entrare nel merito, certo in questo caso lapuzza di bruciato si sentiva da lontano… Ogni volta che c’è un minimo sospetto su qualcosa, in cui emergono legami con la corruzione e la mafia, la politica deve saper subito prendere le distanze”, ha commentato il vicepremier Luigi Di Maio.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *