Cotticelli, re Brenno e la Merkel

maggio 29, 2018

 

 

 

Alfio Franco Vinci

Chissà perché la infelice e minacciosa frase del commissario europeo “i mercati insegneranno agli italiani come votare” mi ha riportato ai tempi del Ginnasio. Ed ho provato lo stesso giovanile istinto di reazione e di ribellione di quando, leggendo lo storico Livio, mi sono imbattuto nella frase attribuita a Brenno, capo dei Galli Senoni:  “vae victis”, guai ai vinti, pronunciata mentre gravava del peso del suo spadone la bilancia su cui i romani accumulavano l’oro del “tributo di guerra” dovuto al vincitore.
Questa frase è diventata simbolo della sopraffazione e dell’ accanimento, con cui si vuole umiliare un popolo in difficoltà o sconfitto. Se non ricordo male venne usata anche nel diktat di resa imposto all’Italia alla fine della seconda guerra mondiale. Il commissario Oettinger, peraltro presidente di un importante Land tedesco, ha però dato voce, con voluta ingiuriosa maldestrezza, ad un diffuso sentire di chi, abituato a sforare verso l’alto i vincoli europei di equilibrio di bilancio, approfitta delle altrui difficoltà per renderli sudditi economici attraverso i prestiti erogati dalla BCE e la proposizione di modelli operativi “Made in Germany”, quali “industria 4.0” o “contratti di Governo”.
La Germania da molti anni supera abbondantemente il limite del 6% verso l’alto rispetto al pareggio di bilancio; la Francia da un decennio è  in procedura di infrazione per aver sforato, verso il basso, il limite del 3%; l‘Italia è sempre stata rispettosa degli impegni assunti, facendo pagare cari prezzi ai propri cittadini, perché “lo chiede l’Europa”, eppure, non appena si profila l’ipotesi di un possibile Governo che vada a ridiscutere le regole di permanenza in Europa, non certo l’uscita dall’euro o dalla UE, arrivano i minacciosi avvertimenti che, se pur da tutti esecrati, comunque restano e pesano.
Intanto Andrea Del Monaco, su HUFFPOST, svela l’esistenza di un piano B, messo a punto da Fuest, Sinn e Schmidt, economisti di fiducia della Cancelliera Merkel, per l’uscita della Germania dall’euro, previa escussione del credito di 923 miliardi di euro verso BCE, così distribuito: 442 mld debito italiano, 381 Spagnolo; da riscuotere “pronta cassa”.
Verrebbe da dire: “ci sta bene!” perché, dice un vecchio adagio “chi pecora si fa il lupo se lo mangia”.  O se preferite, tornando al 390 a.c, “Vae victis”; anche se sorge spontaneo chiedersi “usque tandem abutere patientia nostra”: fin quando abuseranno della nostra pazienza?
O li lasceranno abusare?

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