Covid-19 e Teatro, Germano Martorana: «Nella scelta di “fare arte” ci sono i nostri sogni e quelli di chi vuole sognare insieme a noi»

Covid-19 e Teatro, Germano Martorana: «Nella scelta di “fare arte” ci sono i nostri sogni e quelli di chi vuole sognare insieme a noi»

di Katya Maugeri

“Il palcoscenico è un cerchio magico in cui solo le cose più vere accadono, un territorio neutrale al di fuori della giurisdizione del Fato, dove le stelle possono essere scavalcate impunemente. Un posto più vero e più reale non esiste in tutto l’universo”. (PS Baber)

RAGUSA – «Purtroppo stiamo vivendo un momento storico dove ogni forma di creatività viene spenta, l’attore, l’artista in genere è un affamato di vita. Un ladro di vita». I teatri restano sono chiusi a causa dell’emergenza Covid-19, ma gli attori reagiscono. Germano Martorana, attore e fondatore della Bottega dell’Attore continua – attraverso incontri virtuali – a  ideare progetti.

«L’artista ha bisogno di stimoli esterni continui per confrontare le proprie idee con tutto quello che lo circonda – spiega Martorana – cercare di guardare le cose da diverse prospettive e creare. Noi stiamo cercando di reagire in questo momento particolarmente apatico portato a un cambiamento non voluto ma imposto, cerchiamo di tenere viva la passione e l’amore che proviamo per il teatro. Stiamo organizzando degli incontri online settimanalmente rispettando gli appuntamenti che avevamo in tempi non sospetti da Covid19. Il piano studi purtroppo è stato interrotto,il percorso di formazione modificato.

Ci siamo organizzati con due incontri dedicati a un autore teatrale: Luigi Pirandello prima e adesso Teneess Williams. Scelgo semplicemente uno o più testi e nel nostro incontro dedicato al teatro ci confrontiamo analizzando autore, testo e  personaggio. Nella seconda giornata che in bottega ci dedichiamo, il nostro confronto è basato sul cinema, scegliendo  film d’autore più vecchiotti e  contemporanei. Mi sono accorto che molti ragazzi della nuova generazione pur amando il teatro e il cinema non conoscevano figure come Anna Magnani, Aldo Fabrizi per citarne alcuni o il cinema di De Sica, Rossellini o Germi. O se li conoscevano era più un “ne ho sentito parlare”.

Quello che facciamo in bottega, durante le nostre lezioni, è sempre stato uno scambio. Uno scambio generazionale di esperienze in primis, quindi ho pensato quale momento migliore per approfondire questi temi, per far conoscere questi mostri sacri che sono stati il pilastro portante e punto di riferimento per molti attori. Stiamo analizzando con enorme bellezza della riscoperta il genere del neoralismo e devo dire che ne escono fuori dei dibattiti e dei confronti veramente interessanti. Infatti stiamo pensando di organizzare degli incontri online aperti anche ad esterni della bottega con amici e colleghi ospiti. Vedremo!»

In questa emergenza sanitaria si parla moltissimo della chiusura delle scuole, delle attività commerciali, ma davvero poco della chiusura dei teatri. Come se il teatro fosse un capitolo diverso, un argomento lontano dal concetto di necessità.

«Già in tempi non sospetti del teatro se ne  parlava veramente poco. In un paese in crisi la prima a pagarne le conseguenze è la cultura: è sempre stato cosi. E oggi a maggior ragione. Io vedo tanta confusione, sento tanta confusione, e in questa confusione ho sentito le soluzioni più disperate, spettacoli online, teatri  stile drive in eccetera.

Lo Stato ha dato priorità ad altro o almeno ci prova, relegando lo spettacolo e i lavoratori dello spettacolo in una fase 3 come un problema da risolvere più in là. In tutto questa confusione siamo stati i primi a pagarne le conseguenze e saremo gli ultimi a vederne luce. Ci sono teatri che forse non potranno riaprire più, associazioni culturali che producono e fanno formazione senza nessun contributo statale che in questo momento sono state completamente dimenticate, e non sanno se mai potranno ripartire. Ci sono i sacrifici di una scelta che si chiama “fare arte” ci sono i sogni nostri e di chi vuole sognare insieme a noi. Tutto a data da destinarsi senza sapere come».

Il teatro, tra tutte le discipline, ha la capacità di arrivare all’anima delle persone attraverso la forza della parola, con l’interazione col pubblico, le azioni di scena. In questo periodo di grande solitudine e disagio emotivo, lo spettacolo teatrale potrebbe probabilmente aiutare le persone. «Il teatro è svago. È voglia di entrare in un’altra dimensione, in un’altra epoca per uno o due ore. Il pubblico deve immedesimarsi in un personaggio che vede, deve vivere la storia di quel quel personaggio. Il pubblico ha bisogno di estraniarsi e lasciarsi tutto alle spalle. Ecco, io penso che uno dei compiti più difficili sarà portare il pubblico in teatro. La paura deve passare, ma quanto tempo ci vorrà?»

È mutata la realtà teatrale: una sorta di messa in scena a distanza, senza pubblico. Ma gli artisti come vivono questo “distanziamento” e in che modo può essere risanato? «Personalmente ancora non c’è stata la possibilità di provare questa sensazione, e spero di non provarla. Ti spiego: Sei dietro le quinte e senti il brusio del pubblico in sala, il cuore ti batte forte,il respiro e più corto e la memoria a tratti vuota. Poi c’è la mezza sala, e il brusio si affievolisce, poi c’è il buio e all’improvviso il silenzio e tocca a te. Ti senti tutti gli occhi addosso, senti i respiri, i piccoli colpi di tosse, il silenzio assordante che devi rompere tu con la tua prima battuta. Questa è la magia, questo è il teatro.

Vedi io non riesco a immaginare un qualcosa di diverso. Anche per questo non amo fare video di monologhi o pensare a un teatro diverso. Il teatro è scambio di energia continua tra pubblico e attore è un regalarsi in continuazione. Perciò – conclude Germano Martorana – non ho una risposta su come potrebbe essere risanato perché non voglio nemmeno immaginarlo un teatro diverso».

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