Covid e Neuropsichiatria infantile: “Ascoltate i vostri figli, date voce alle loro emozioni, sentimenti e paure”

Covid e Neuropsichiatria infantile: “Ascoltate i vostri figli, date voce alle loro emozioni, sentimenti e paure”

di Katya Maugeri

Numerose ricerche dimostrano che le pause della didattica in presenza, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19 potrebbero acutizzare i divari esistenti sia sull’aspetto didattico che psicologico. I bambini e gli adolescenti hanno pagato il prezzo più alto, durante la pandemia: la sospensione delle attività tanto amate, il tempo libero chiusi in casa, un sistema di socialità frammentato e monotono.

Un’indagine recente del Centro Studi del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi nell’ambito delle attività congiunte con il Ministero dell’Istruzione per dare supporto alle istituzioni scolastiche nel periodo dell’emergenza, ha mostrato come il 54% dei giovani soffre la mancanza delle lezioni in presenza.

 «Se non poniamo rimedio a questa situazione – spiega il dottor Antonello Sinatra, pediatra e neuropsichiatra infantile di Paternò – potremmo andare incontro a diverse problematiche come l’isolamento sociale. La scuola rappresenta non solo il luogo dell’apprendimento formale, ma anche dell’incontro con i propri simili, in modo da costruire quei gruppi di rafforzamento evolutivo che consentono agli adolescenti di trovare un senso alle difficoltà che il passaggio dall’infanzia all’età adulta comporta».

Un’emergenza sanitaria, quella della pandemia, che sta inevitabilmente accentuando un’emergenza emotiva tra i giovanissimi: regressioni e ritiro sociale. Cosa sta accadendo?

«Nell’adolescenza il cervello è alla sua massima maturazione. In questo periodo di isolamento, il non avere un confronto reale con i coetanei porta i ragazzi a non aver mediazione rispetto alle loro pulsioni e ai loro pensieri. Alcuni vivono le regole di questa chiusura con aggressività, impazienza, intolleranza, spesso diventano aggressivi verso i familiari o verso sé stessi. I dati dicono che almeno il 20% degli adolescenti ha un disturbo mentale, mentre nell’infanzia siamo al 10%, ma si tratta di disturbi curabili. Ecco perché soprattutto in questo momento vorrei dire ai genitori di stare accanto ai loro figli perché hanno un grandissimo bisogno di voi. E se non ce la fate, non abbiate paura a chiedere aiuto a noi medici. Fare i genitori non è mai stato facile, ma lo è sempre meno. Chiedere aiuto non è una vergogna».

Quali saranno i rischi emotivi e comportamentali del post- Covid?

«Una delle primissime conseguenze di questa situazione è quella di mettere alla prova la resilienza di tutta la popolazione mondiale. Stiamo assistendo purtroppo ad un crescendo di paure, ansie e depressione, come hanno anche dimostrato gli studi condotti dal Ministero della Salute, dall’Ordine Nazionale degli Psicologi e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Vivere un’emergenza ci pone nella condizione di sentirci esposti ad un rischio che altera l’equilibrio interno dell’uomo. Questo perché le persone vedono uno sconvolgimento delle proprie abitudini e sviluppano un senso di impotenza verso tutto ciò che le circonda, che appare come pervaso da forze distruttive e non controllabili. Le domande del mondo esterno in un momento di crisi arrivano con una velocità maggiore rispetto alla capacità di elaborazione degli stimoli esterni che ci è necessaria per produrre una risposta.

E da qui si accentuano ansie per il futuro, paure per ciò che è percepito come un pericolo nel presente ed emerge un’idea di insicurezza. I cambiamenti psicologici dovuti alla paura, inoltre, spesso si traducono nell’iper-focalizzazione sul problema. Tale focalizzazione ci porta a trovarci in un continuo stato di problem solving. Quindi uno stato di perenne ricerca di soluzioni. Lo stress può alterare anche l’appetito, causando iperfagia o ipofagia. La cosa che consiglio da medico è di avere cura e attenzione dei propri pensieri e delle proprie emozioni e circondarsi di una rete sociale che permetta un contatto emotivo e di supporto psico-sociale».

Quali sono i consigli che sente di dare ai genitori per costruire e non disgregare la stabilità dei bambini/adolescenti?

«Prima di tutto, come accennavo prima, consiglierei ai genitori di ascoltare i propri figli. Fate in modo che possano parlare, dare voce alle loro emozioni, sentimenti e paure. Questo per me è il primo passo verso lo sviluppo della resilienza. Affrontare l’argomento dell’emergenza sanitaria, dando insieme un senso a ciò che sta accadendo promuove l’adattamento reciproco, la coesione e la percezione di potersi fidare dell’altro all’interno di un contesto sicuro e responsivo, come quello della famiglia o della scuola. Il gioco può essere un buon alleato, soprattutto con i più piccini, per aiutarli a capire meglio che cos’è la pandemia attraverso una metodologia partecipativa e ludico-ricreativa. Così come disegnare insieme ai bambini».

In che modo i giovani dovranno ricostruire la rete dei rapporti sociali?

«Continuare a fare comunità e forse comprendendo a pieno il prenderci cura degli altri e re-imparare a vivere più lentamente, assaporando la vita e forse la rete diventerà davvero sociale. Questa è l’occasione perfetta per coltivare i propri sogni, attraverso la conoscenza, il sapere e quindi il pensiero profondo, fatto soprattutto di condivisione moralità e di responsabilità».

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